Vieni via con me e la rivoluzione (?) televisiva italiana

Vieni via con me. Elenco finale accompagnato da uno straordinario Stefano Bollani.

Prima di ogni commento una doverosa premessa: se metto a fuoco questa trasmissione con l’obiettivo dell’efficacia comunicativa posso solo dare un 10 e lode. Gli autori sono riusciti ad individuare gli scampoli di una narrazione già esistente e diffusa tra la popolazione italiana cucendoli insieme in una grande coperta che ci avvolge tutti, riparandoci dal freddo degli eventi attuali e dal vento sferzante di un futuro poco promettente. Nessuno ha voglia di rimanere sotto le intemperie e il 30% di share lo dimostra. Bravi.

Detto ciò, andiamo avanti. Le prime tre puntate me le sono viste un po’ di scorcio, come ormai faccio sempre con le trasmissioni televisive. Alcuni spezzoni particolarmente commentati in Rete li ho poi cercati e guardati su Youtube. Nel frattempo, però, ho seguito il Twitter stream con l’hashtag #vieniviaconme leggendo i numerosi commenti entusiasti, ho letto articoli che parlavano di rivoluzione della televisione italiana (addirittura?), ho constatato gli indiscussi ascolti da record. A quel punto, s’imponeva un impegno.

Lunedì ho deciso di guardare Vieni via con me dall’inizio alla fine, senza distrazioni, seguendone l’andamento lineare: dal prologo ai balletti di raccordo, dai lunghi monologhi di Saviano fino alle pause pubblicitarie con televendita Actionaid inclusa. Mi sono detta: vediamo se riesco ad andare via con loro… Ecco, la sensazione è stata quella di una mongolfiera a carburante intermittente. Ho fatto qualche volo, ma alla fine tornavo sempre a terra, perché il buonismo e la retorica à la Fazio, per riprendere un’espressione di Luisa Carrada, riesce, a volte, a sgonfiarmi come un palloncino nella bocca di un asmatico e a nausearmi come dieci bustine di zucchero ingoiate in una botta sola (l’elenco del responsabile di Save The Children, Fabio, perché?).

La sensazione è che si sia tracciata una narrazione di questo paese a colpi di buone parole e tanta nostalgia, con la lacrima in punta (la mia per prima sia chiaro!) e il cervello tra le nebbie dell’appartenenza e dei ricordi. Un tentativo disperato di riprendersi un’Italia strappata dall’arroganza, dalla volgarità, dalla smemoratezza, dalla sopraffazione, dall’individualismo, dalla mancanza del bello e quindi del buono (ottimo l’elenco di Renzo Piano su questo) e soprattutto dall’ingiustizia diffusa. Un tentativo che, così mi è parso, ha scelto la via consolatoria delle grandi emozioni.
Vieni via con me è il soffio della mamma sul ginocchio ferito di un bambino. Certo, se la paragono a qualsivoglia trasmissione televisiva del momento, l’unica cosa che mi viene da pensare è speriamo che la ripetano in fretta. Ma è lecito sperare in qualcosa di più coraggioso, sia per il contenitore che per il contenuto? E’ lecito pensare che non sia questa la rivoluzione della TV? Mi rispondo da sola, anche dopo il confronto con una cara amica, dicendo: forse no. Forse i tempi non consentono niente che sia meglio di questo. E allora smetto di fare la solita guastafeste, la solita excentrica, e farò anch’io l’elenco al retrogusto Amélie Poulain dei momenti di questa ultima puntata che mi hanno fatto andare via…

- Francesco De Gregori che canta Viva l’Italia e mi porta a Livorno, dalla mia famiglia e dalla chitarra di mio padre.

- Roberto Saviano che racconta la tradizione talmudica dei 36 giusti e legge uno splendido Borges.

- Dario Fo che recita – e per fortuna non legge! – le parole di un Machiavelli così tremendamente attuale.

- Milena Gabanelli che mantiene lucidità, razionalità e professionalità al di là di tutto.

- Stefano Bollani. Perché è un piacere. E basta.



Un saluto: Se n’è andato Mario Monicelli. Se n’è andato alla sua maniera, in autonomia e piena consapevolezza, in un ultimo atto di grande lucidità. Ci mancherà sicuramente.

Fatti non foste a viver come bruti… Ah no?

Non sono sicura di voler commentare questo spot, perché le uniche parole che riuscirei a scrivere sarebbero offese e insulti alla nostra televisione pubblica, ai nostri dirigenti, ai nostri politici. Excentrica questo non lo permette.
Vi basti sapere quindi che il video qui sotto è stato commissionato dalla BBC per promuovere – eh sì, c’è chi ancora lo fa! – un nuovo canale tematico dedicato ai documentari.
Stop motion e postproduzione digitale con un retrogusto Dada. Molto carino.

Via | Designerblog