Non hanno l’ipotassi? Date loro una pistola!

Tali sono le somiglianze che facciamo fatica persino a inserire il prefisso "neo".

Tali sono le somiglianze oramai che facciamo fatica persino ad inserire il prefisso "neo"

Mentre Gelmini e La Russa si accordano su progetti scolastici paramilitari, facoltativi sì, ma validi ai fini dei crediti formativi, il Corriere della Sera pubblica articoli allarmati sulla difficoltà linguistica dei neodiplomati: povertà di vocabolario, errori ortografici e soprattutto carenza nell’organizzazione del discorso. Non sanno argomentare, non sanno dove andare a parare… Non sanno pensare, mi viene da dire.

Questione di ipotassi… Excentrica la sperimentò con intensi pomeriggi di lettura e di scrittura nel lontano 1994, primo anno di Governo per Silvio Berlusconi e primo anno di Liceo (siamai, Ginnasio!) per lei.
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Cambiare Idea: il pensiero magico di Zadie Smith.

Zadie Smith, Cambiare Idea.

Non ho mai letto, purtroppo, un romanzo di Zadie Smith, ma, grazie al Festival della Letteratura appena concluso, mi sono imbattuta nella sua recente raccolta di saggi, pubblicata da Minimum Fax con la traduzione di Martina Testa.

Il titolo, Cambiare Idea, mi attrae come una calamita, così entro nella prima libreria che incontro e lo acquisto senza indugio. Quando arriva l’autobus per riportarmi a casa sono già alla fine del primo saggio. Sentirsi del mestiere, come afferma l’autrice nella premessa, è la revisione di una sua conferenza tenuta alla Columbia University di New York nel 2008 – l’invidia non è mai troppa! – sul tema “Parlare di qualche aspetto del proprio mestiere”. Credo che le 15 pagine di questo microsaggio sulle pratica della scrittura valgano l’intero libro. Non solo per i consigli preziosi per aspiranti scrittori o per gli amanti e studiosi della letteratura, ma perché la messa a nudo di questo rapporto così intenso e conflittuale con il proprio romanzo appare come una splendida e calzante metafora del nostro rapporto con la pratica quotidiana della costruzione di sé.
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Internet: amico o nemico?

Anacronismi. Sala concerti abbandonata a Detroit.

Poco tempo e troppo caldo. Excentrica si arrende alla ragnatela estiva e cerca la concentrazione attraverso l’immobilità, la solitudine, la distanza dalla incandescente tastiera. A questo proposito segnala un interessante articolo di Marco Mancassola, apparso su Il Manifesto due mesi fa e interamente leggibile sul blog dell’autore. Le sue parole danno voce agli attacchi di tachicardia, ansia diffusa, nausea da overload informativo che assalgono lei e – ne è sicura –  tutti coloro che operano nelle professioni della chiacchierata new economy.
E così, invece di leggere i feed rimasti nel suo Google Reader, Excentrica accende la radio e ritrova se stessa in un salutare anacronismo mediatico. Buona lettura.

IN FUGA DALLA RETE. GLI AMBIGUI VANTAGGI DELL’ETERNA PRESENZA

“C’è da dubitare che uno scrittore con una connessione internet al suo posto di lavoro stia scrivendo un buon libro.” Quando poche settimane fa il quotidiano The Guardian chiese ad alcuni scrittori di fama internazionale di compilare un decalogo con i loro consigli di scrittura, il romanziere americano Jonathan Franzen inserì nel suo decalogo questa norma a difesa della concentrazione. Qualunque scrittore sa quanto sia strategica la battaglia per la concentrazione e in questa battaglia, semplicemente, la rete sta dalla parte del nemico. La rete è informazione, certo, possibilità di eseguire in breve tempo ricerche, di recuperare dati o anche solo di consultare un dizionario online. Ma la rete è soprattutto distrazione. Finestre di chat che sbocciano sullo schermo come fiori di una pianta carnivora, raffiche di email che interrompono il lavoro. Un problema che non solo gli scrittori conoscono bene.

Continua a leggere sul blog di Marco Mancassola.

La foto è tratta dalla raccolta The ruins of Detroit, di Yves Marchand & Romain Meffre.

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Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

E’ il 3 di agosto. La maggior parte dei blog che seguo, per passione, per lavoro, per simpatia, è chiuso per ferie. Le città si svuotano e i lidi si affollano. Il caldo ottenebra le menti e fiacca la scrittura. Ma, se la leggenda vuole che Fred Vargas (a proposito, è appena uscita una graphic novel con Adamsberg protagonista!) abbia scritto i suoi primi romanzi nelle sue tre settimane di vacanza ad agosto, significa che il mese delle cicale può regalare, in sordina e con indolenza estiva, grandi soddisfazioni.

Ed è così che, dopo più di un mese di afasia, riprendo a tenere il mio intermittente, incoerente, rizomatico diario, infarcito di arte, comunicazione, nuove tecnologie e pizzichi di personalissima visione del mondo. Inutile cercare un filo conduttore, non l’ho trovato neanch’io, né tra i pixel né tra gli atomi. Colpa mia o colpa della nebbia dei tempi, ma tant’è.

Che cosa ho fatto in questo mese di assenza? Molto, forse moltissimo, ma se devo compiere un unico prelievo e trascriverlo qui, sarà l’esperienza tattile e visiva della sala dedicata a Penone e alle sue Sculture di Linfa, parte della collezione permanente del MAXXI di Roma. Lei, da sola, vale la visita e la mia sparizione.

“Lo strumento del toccare sono le mani, l’epidermide delle mani. I centri sensori del nostro corpo sono soprattutto sulla superficie, non all’interno. Il nostro corpo è fatto di parti molli e parti dure. La scatola cranica si adatta alla forma che protegge. L’osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma. Il cervello aderisce al cranio, sul quale registra le sue pulsioni ma non è in grado di leggere la superficie che tocca. Per capire e avere coscienza della forma della superficie interna al cranio occorre toccarla con le mani, vederla con gli occhi.”

Le parole di Giuseppe Penone sono tratte dal testo di Georges Didi-Huberman, Su Penone, Electa – Pesci Rossi, 2008.

Writer’s block? Just skip it

Writers Block Kit

Writers Block Kit

Il kit per superare con un pizzico di autoironia il blocco da pagina bianca. Le matite sono tutte pre-morsicate e l’autostima è già a fatta a pezzi da offese e dichiarazioni di inadeguatezza cosmica. Non resta che scrivere.

Altre immagini sul sito della designer Elizabeth Dilk