Happy Family: il fascino discreto di una meta narrazione borghese

Marherita Buy in Happy Family

Margherita Buy in Happy Family

… Questo film è dedicato a chi ha paura.

“Ecco. E’ per me”, ha pensato Excentrica alla fine del prologo di Happy Family in un affollatissimo Odeon di via Mascarella a Bologna.
Non dev’essere stata l’unica. Quale essere pensante non ha paura? Certo, lei forse ha un pizzico più paura degli altri: paura degli insetti prima di tutto, paura dei film horror, thriller, persino noir di tanto in tanto, paura di perdere l’autobus, il treno, l’aereo e le occasioni della vita, paura di sbagliare, cadere, anche solo vacillare, paura dei tuffi di testa (ma che bello quando ci riesce!), paura delle meduse e degli arrivi inattesi, paura dei cavi aggrovigliati e della caffettiera troppo piena, paura del buio.
Paura di tutto, ma non dell’amore. Ecco perché, in fondo, tra lei e Ezio, un fantastico De Luigi che scrive e non vive, la differenza è netta.
Ma la scintilla è scattata lo stesso, per un film che taglia e cuce lo storytelling con l’amore che solo un inventore di storie può avere. Senza inganni, senza falsa seduzione, Salvatores ci apre una porta e ce la fa attraversare continuamente: dentro/fuori, fuori/dentro.
Il narrare è anche questo: uscire e entrare in mondi paralleli e connessi, dove realtà e immaginazione si mischiano, dove la metamorfosi è continua e meravigliosa, ma soprattutto è in mano a noi, che come una tessitrice costruiamo di giorno in giorno la trama della nostra vita.

In breve: Sei personaggi in cerca d’autore nella versione tardo moderna di una Milano borghese, estiva e decisamente suggestiva.

Consigliatissimo.