Privacy o intimacy? Iterating my way into oblivion di Carlo Zanni

Nel teatro del web 2.0 la battaglia tra libertà e controllo delle identità digitali offre spesso punte di imperdibile ironia. Sulle condizioni della cosiddetta privacy dei nostri corpi virtuali si versano quintali di inchiostro che tentano invano una liberazione dal panottico fabbricasoldi delle Big Companies, Google e Facebook in testa. Spiati in nome della pubblicità – declinazione diafana e postmoderna delle più invasive e storiche schedature – perdiamo non solo quel diritto alla privacy così decantato in ogni sito UGC che si rispetti, ma forse, a brandelli di pixel, anche la nostra intimità, il nostro immaginario, la nostra forza creativa.

Ho letto la storia di questa perdita nella nuova opera di Carlo Zanni, artista – oltreché amico – tra i più sottili e seduttivi nel campo dei media digitali. Da anni il suo Data Cinema rielabora la grammatica filmica per espanderla attraverso l’uso di Internet (e non si dica il moribondo web), in grado di produrre narrazioni aperte che variano senza alterare la struttura originaria. In questo caso, il testo dei Termini di Youtube, pronunciato da un lettore automatico, muta all’interno del film contemporaneamente ad ogni nuova release pubblicata sul sito.

Iterating my way into oblivion è forse il suo film più strettamente narrativo, più claustrofobico, e allo stesso tempo più concettuale. Una lente poetica per vedere l’invisibile vortice del mare in cui dolcemente navighiamo.

Per conoscere meglio l’opera di Carlo Zanni, questo il suo aggiornatissimo sito internet: www.zanni.org.

Per chi è interessato, due miei articoli pubblicati sul mensile Digimag.

Il tempo delle immagini
L’informazione è il nuovo colore. Intervista

Dal mappamondo a street (with a) view*

Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA.

Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA.

Ierisera, mentre guardavo F. saltare con un click da una foresta di abeti della Finlandia a una baia del Messico, fino al lungomare di un piccolo centro delle Canarie, la mia mente è tornata alle ore passate da piccola davanti a quell’oggetto ormai fuori dal tempo che è il mappamondo.

Acceso/spento, visione politica/visione fisica. Quanti paesi attraversa quel fiume? Che confini toccano quelle montagne? Quanto è grande il deserto? E i mari?
E poi, sopra tutto, più di ogni altra cosa: chiudi gli occhi, appoggia il dito indice della mano destra, fai scorrere il mappamondo sotto con la mano sinistra, aspetta che si fermi, guarda dove sei. Immagina.
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