Non hanno l’ipotassi? Date loro una pistola!

Tali sono le somiglianze che facciamo fatica persino a inserire il prefisso "neo".

Tali sono le somiglianze oramai che facciamo fatica persino ad inserire il prefisso "neo"

Mentre Gelmini e La Russa si accordano su progetti scolastici paramilitari, facoltativi sì, ma validi ai fini dei crediti formativi, il Corriere della Sera pubblica articoli allarmati sulla difficoltà linguistica dei neodiplomati: povertà di vocabolario, errori ortografici e soprattutto carenza nell’organizzazione del discorso. Non sanno argomentare, non sanno dove andare a parare… Non sanno pensare, mi viene da dire.

Questione di ipotassi… Excentrica la sperimentò con intensi pomeriggi di lettura e di scrittura nel lontano 1994, primo anno di Governo per Silvio Berlusconi e primo anno di Liceo (siamai, Ginnasio!) per lei.
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Il Leone d’Oro a Somewhere di Sofia Coppola: It’s about politica!

Somewhere, di Sofia Coppola. Leone d'Oro per la 67esima edizione della mostra del cinema di Venezia.

Prima di tutto, una premessa. Impopolare ma sincera. Excentrica non ama Tarantino. Non c’è proprio modo. I loro mondi non vanno d’accordo. E’ una questione fisica, un inspiegabile fastidio che l’attraversa in molte scene dei suoi film. Lo stesso che ha provato quando ieri, dal palco del Palazzo del Cinema di Lido, ha enunciato i criteri di premiazione della giuria da lui presieduta, dicendo: “It’s about cinema. Politica? (in italiano) chi se ne frega. L’ultima frase è in realtà una mia traduzione, perché il buon Tarantino vestito da iena ha solo fatto il classico gesto della mano che da sotto il mento si spinge fuori. Brutto gesto il suo. Gesto che accompagna questa pericolosa concezione dell’arte e della politica come mondi separati, dove la bellezza ha un valore estetizzante e sembra perdere radici ben più profonde, etiche, politiche. Non bisogna parlare di politica per fare della politica, qualcuno lo dica al caro Quentin. E qualcuno gli dica che, a dispetto di tutto, anche Somewhere, il film che lui ha premiato tra numerose polemiche, è un film politico.

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Addio a Francesco Cossiga

Carri armati in via Zamboni, Bologna, 1977.

Carri armati in via Zamboni, Bologna, 1977.

Rileggere Pasolini #1: La poesia della tradizione

François Truffaut. Jules et Jim - fotogramma. 1962

François Truffaut. Jules et Jim - fotogramma. 1962

Mi sono chiesta più e più volte – e sono sicura di non essere l’unica – come l’effervescenza degli anni ’60 e ’70 si sia potuta spegnere fino ai giorni nostri senza apparenti traumi, senza segni tangibili. Mi sono chiesta – e di nuovo non credo di essere l’unica – quale incantesimo abbia trasformato quella fantasiosa generazione in lotta contro ogni autoritarismo, nella classe dirigente asfittica e decisamente autoritaria che occupa con rara grettezza gli attuali luoghi del potere.
Non credendo agli incantesimi, ho trovato una parziale risposta in questa splendida poesia pasoliniana pubblicata nel 1971 e ascoltata stasera grazie ad una bella iniziativa nel parco archelogico di Marzabotto. La posto interamente dopo il continua.
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Il virale arriva in politica


Non in quella italiana ovvio, certi slanci improvvisi porterebbero a sicuro infarto almeno la metà dei nostri elettori, ma in quella inglese, in particolare quella del Labour Party.

In una sorta di rebranding del partito, il laburisti partono da un manifesto in 10 punti e da una video favola della famiglia del futuro.

Interamente cartoon, con buffi personaggi che presentano il loro mondo fatto di green economy, assistenza sanitaria, diritto allo studio e sicurezza – chiudere i confini rimane comunque, nonostante lo slancio comunicativo, uno dei punti essenziali dei Labour – il video utilizza l’ormai semiconsolidato tool delle annotations di youtube, incastrando quindi video dentro i video. Sei punti del manifesto sono infatti esplicitati con altrettanti video raggiungibili dalle varie parti di quello principale.

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Di Vendola, Puglia e balli negati

Campo in Puglia. L'immagine è di @nnalis@ su Flickr.

Campo in Puglia. L'immagine è di @nnalis@ su Flickr.

Excentrica e F. sono appena tornati da una vorticosa tre giorni a Livorno, città natale di lei. Come sottolinea più volte F, non hanno fatto altro che mangiare, passando da un tavolo a un altro: quello della mamma a 3 portate, quello pasquale della zia a 10 portate, quello degli amici bagnato da ottimo vino e da chiacchiere fitte. Ecco, se da una parte sono tornati a Bologna con il fardello della dieta sulle spalle che li accompagnerà per il prossimo mese, dall’altra hanno svuotato quello della rabbia e della rassegnazione politica, parlando con chiunque del risultato elettorale della scorsa settimana.

E mentre Vendola e la sua terra sembrano sempre di più il faro che illumina la notte di un elettorato di sinistra smarrito, ferito e imbestialito, il coro di ogni tavolo era univoco: “ma lo sai che la Lega ha preso il 3% persino a Livorno?
Livorno, dove nel ’76 il PCI prendeva più del 70% e Cota era lontano dai nostri incubi. E quando ieri all’Infedele lo sentivo dire “noi siamo quelli veri, noi siamo il popolo, noi non stiamo nei salotti e ce ne freghiamo degli editoriali sui giornali perché stiamo con la gente comune che quella roba non la legge” il mio cervello è stato attraversato da una miriade di sinapsi contemporanee che hanno prodotto un flusso indistinto di considerazioni. Cercherò qui di metterle in rigoroso ordine cronologico di apparizione:

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Persepolis 2.0

Basato sulla graphic novel di Marjane Satrapi, il racconto delle ultime elezioni in Iran da parte di due iraniani trasferiti negli USA.

www.spreadpersepolis.com