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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; politica</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>Caro Babbo Natale, portaci una pala. Dobbiamo scavare una buca nel giardino delle Great Expectations!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:04:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/12/Mondrian_melo_in_fiore-e1324471679104.jpg" alt="" width="495" height="365" />Ed eccoci qua, negli ultimi giorni di questo lungo 2011, con propositi traditi e sassolini di vita a ...<a href="http://www.excentrica.it/caro-babbo-natale-portaci-una-pala-dobbiamo-scavare-una-buca-nel-giardino-delle-great-expectations" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/12/Mondrian_melo_in_fiore-e1324471679104.jpg" alt="" width="495" height="365" /><p>Ed eccoci qua, negli ultimi giorni di questo lungo 2011, con propositi traditi e sassolini di vita a pesare nelle tasche del cappotto. Ma non tutti i sassolini sono uguali, ce n&#8217;è uno che pesa di più. Lo estraggo, per vedere se magari mi alleggerisco un po&#8217;.</p>
<p><strong>Berlusconi alla fine è stato abbattuto dallo spread. </strong>Ah, se qualcuno mi avesse detto questo  mentre  17 anni fa cercavo di decifrare i primi spot di una sconosciuta Forza Italia!<br />
<span id="more-1641"></span> E non parlo certo dell&#8217;ormai celebre discesa in campo. Penso piuttosto a qualche mese prima, quando giravano tra le reti Mediaset degli interstiziali con le inquadrature delle principali città italiane a volo d&#8217;uccello, la musica dello storico Intervallo in sottofondo e il logo Forza Italia alla fine (li ho cercati e ricercati inutilmente su YT, se qualcuno li trova e me li segnala verrà ringraziato sentitamente). Quelli che io scambiavo come spot per qualche manifestazione calcistica internazionale &#8211; mondiali, europei? &#8211; salvo chiedermi perché farli con così largo anticipo. Ma in fondo chi se ne frega, è solo pubblicità, tra una puntata dei Robinson e una di Casa Keaton. Ecco, se qualcuno in quel momento mi avesse detto che un giorno Berlusconi sarebbe stato abbattuto dallo spread, credo gli avrei risposto prima di tutto <em>Cos&#8217;è lo spread?</em> E subito dopo <em>Beh, è così importante? Al massimo rinuncerò ai telefilm.</em></p>
<p>Avevo 14 anni, iniziava la mia vera formazione, quella per la costruzione di un futuro dalle magnifiche sorti e progressive, quella a cui avrei dedicato per più di 10 anni ogni microfibra del mio corpo, ogni neurone della mia mente, senza sosta, senza concessioni, senza compromessi. <em>Tutta te stessa</em>, questo vuol dire.</p>
<p>Perché questo significa sognare no? Immaginare un futuro, per te e per la tua comunità. E dopo averlo immaginato, prendere carta, penna, forbici colla e tutto il necessario per renderlo tangibile, visibile, abitabile. Una casa in cui poter vivere.</p>
<p>E&#8217; un lavoro lungo e non bisogna mollare, non bisogna stancarsi, non bisogna rallentare. Qualcuno ci aveva detto che la nostra carta, la nostra colla e le nostre forbici sarebbero stati i libri. <em>Studia studia che il sogno si avvera</em>. E allora studiamo, studiamo a tutte le ore del giorno, studiamo anche fino alle 4 di notte, nel buio di una cucina con l&#8217;aroma di caffè. Studiamo all&#8217;alba, ancora sotto le coperte e gli occhi abbottonati, studiamo l&#8217;estate rinunciando spesso al sapore del mare, studiamo perché di quello sarà fatta la nostra casa, una casa libera, una casa giusta, una casa piena di bellezza.  Nel frattempo improbabili personaggi riempiono le nostre televisioni, i nostri giornali, le nostre librerie, le nostre piazze. Anche loro parlano di <em>case</em> e di <em>libertà</em>, parlano di <em>amore</em> e di <em>giustizia</em>, persino di <em>bellezza</em>. Sembrano le nostre parole, ma qualcosa non quadra. Suonano vuote dentro i loro sorrisi incravattati, dentro le loro labbra gonfiate, i loro occhi spenti. Eppure non riusciamo ad aprirle per mostrarne il contenuto, non riusciamo a distinguerle dalle nostre, ogni giorno più piccole, più opache, più sottili, alla fine indecifrabili.  Non bastano collettivi, manifestazioni, documenti, proteste più o meno creative. Tantomeno basta il nostro voto, giunta ormai l&#8217;età dell&#8217;affidamento alla rappresentanza, altrimenti detta<em> maggiore età</em>.</p>
<p>Passano così 17 anni. La carta è ingiallita, la colla seccata e le forbici arrugginite. Compaiono i primi capelli bianchi, la cellulite, l&#8217;emicrania e l&#8217;insonnia, e noi non abbiamo più strumenti per costruire la nostra casa, né forse parole per dirla. Qualcuno nel frattempo sostituisce <em>libertà, amore, giustizia e bellezza </em>con <em>rigore, sobrietà, sacrifici.</em> Queste parole ci piacciono di più, suonano meno vuote, ci sembra che aprendole troveremo forse una polpa da mangiare. La polpa è quella del denaro che un giorno (così ci dicono) verrà, barattato però con il sogno di oggi. D&#8217;altra parte di quel sogno è rimasto così poco che non ci sembra così irrinunciabile. Io però ne stacco una briciola e la tengo per me, chissà che un giorno non diventi un albero. Spero lo facciate anche voi.</p>
<p>Caro Babbo Natale, portaci una pala per scavare una buca e sotterrare il nostro brandello di sogno nel giardino delle <em>Great Expectations</em>.</p>
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		<title>Della passione, dell&#8217;ironia e del web che non è tutto&#8230; Ma aiuta!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 16:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/05/milano_pisapia_sindaco_corriere.jpg" alt="" width="495" height="330" />Questo blog e la sua autrice partecipano con viva e vibrantesoddisfazione ai risultati elettorali di ieri, 30 maggio ...<a href="http://www.excentrica.it/della-passione-dellironia-e-del-web-che-non-e-tutto-ma-aiuta" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/05/milano_pisapia_sindaco_corriere.jpg" alt="" width="495" height="330" /><p style="text-align: left;"><span style="text-align: left;">Questo blog e la sua autrice partecipano con </span><em style="text-align: left;">viva e vibrante</em><em style="text-align: left;">soddisfazione</em><span style="text-align: left;"> ai risultati elettorali di ieri, 30 maggio 2011: a Milano, a Napoli, a Trieste, a Cagliari i cittadini hanno sostenuto e fortemente voluto sindaci di </span><span style="text-decoration: line-through;">centro</span><span style="text-align: left;"> sinistra.</span></p>
<p style="text-align: left;">Sempre sommersa, e sempre senza tempo, rimando o semplicemente declino ogni tipo di analisi politica, comunicativa, sociale, antropologica. Se ne trovano di ottime in giro per i quotidani, i magazine, i blog specializzati.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1541"></span></p>
<p style="text-align: left;">Una cosa però la voglio dire. Ha ragione Giuliano Pisapia <a href="http://tv.repubblica.it/dossier/amministrative-2011/pisapia-la-festa-in-piazza-del-duomo/69619?video=&amp;pagefrom=2" target="_blank">quando, per descrivere la sua campagna elettorale appena conclusa, tira fuori due termini chiave: passione e ironia</a>. La prima ci serve per canalizzare le energie, per non disperderle in rivoli depressivi e nichilisti, per non soffocarle sotto il qualunquismo o l&#8217;indifferenza. La seconda è una virtù preziosa. Mark Rothko per esempio la annovera tra le qualità  tipiche della pittura moderna come uno strumento che permetterebbe agli esseri umani, &#8220;almeno per un istante, di uscire dal proprio destino&#8221;.<br />
L&#8217;ironia è sapere creativo, è capacità di produrre significati alternativi, di smontare ingranaggi seriali.</p>
<p>Che questa ironia abbia preso forma attraverso il web 2.0 ci sono pochi dubbi. Non mi metterò qui ad analizzare il fenomeno, c&#8217;è <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/se-sucate-non-ci-fosse-bisognerebbe-inventarla" target="_blank">chi l&#8217;ha fatto prima e meglio di me</a>, e non voglio neanche dire che siano i social network gli artefici delle rivoluzioni politiche contemporanee &#8211; non sarò mai nella schiera dei tecnofili entusiasti a prescindere &#8211; ma non si può negare che rappresenti un ottimo strumento per facilitare, se usato con intelligenza, la costruzione di una casa comune.</p>
<p>Io intanto ho già affittato un monolocale a Sucate&#8230; Venitemi a trovare.</p>
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		<title>Di Ikea, di mercato e di politica. Chi vince la partita?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 13:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-8-e1303996227976.png" alt="" width="495" height="371" />Ok, questo post è un po&#8217; OT rispetto ai temi che tratto su questo blog ma: 1. il ...<a href="http://www.excentrica.it/di-ikea-di-mercato-e-di-politica-chi-vince-la-partita" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-8-e1303996227976.png" alt="" width="495" height="371" /><p>Ok, questo post è un po&#8217; OT rispetto ai temi che tratto su questo blog ma: 1. il blog è mio e lo gestisco io (le femmiste insegnano!) 2. anche questo è un caso, tutto sommato, di cultura e comunicazione. Vediamo perché.</p>
<p><strong>La vicenda: </strong>qualche tempo fa, IKEA, lovemark indiscusso che salva da inevitabile squallore gli spazi abitativi dei comuni cittadini senza stipendio parlamentare, è uscito con una campagna stampa piuttosto dirompente per il contesto italico. Immagine: due uomini per mano visti di spalle, claim: <em>&#8220;siamo aperti a tutte le famiglie&#8221;</em>. Inizialmente passa sotto silenzio, se non per qualche commento di approvazione su blog di settore e social network. Qualche tempo dopo, con il ritardo che contraddistingue la nostra politica, se ne accorge il sottosegretario PDL con delega alla famiglia Carlo Giovanardi (lo stesso, sì, che nei talk show prime time difende gli spazi privati e intoccabili del nostro ninfopremier): <em>la pubblicità IKEA offende la nostra costituzione</em>. Ovvero offende il concetto di famiglia che la nostra costituzione conterrebbe.</p>
<p><strong>La famiglia: </strong>dunque non mi dilungo sulle evidenti contraddizioni che una dichiarazione del genere, detta da un rappresentante di uno dei governi più offensivi e violenti contro la nostra carta costituzionale, contiene. Altri lo fanno meglio di me. Nè voglio ricordare a Giovanardi e al nostro ottuso governo cosa sia o cosa non sia &#8220;famiglia&#8221;. Certo mi verrebbe da dire, in modo molto semplice e quasi banale: famiglia è qualsiasi aggregazione umana tenuta assieme da quel sentimento inarginabile che ancora chiamiamo amore. Famiglia è chi si prende l&#8217;impegno di condividere un percorso di vita, qualunque sia la sua durata. Famiglia è, per esempio, chi vive sotto lo stesso tetto &#8211; giusto per rientrare nei paradigmi IKEA. Detto ciò, credo che l&#8217;aspetto interessante di questa vicenda sia un altro. Mercato o politica? Chi vince la partita?</p>
<p><strong>Il capitalismo positivo:</strong> Il mercato, si sa, non conosce sistemi valoriali diversi da quello del profitto. Nel bene e nel male. E il profitto, si sa, passa dalle vendite. E le vendite, fino a prova contraria, passano dagli esseri umani, siano donne, uomini, neri, bianchi, etero, omo, bambini o adulti. Vince solo chi ha il potere d&#8217;acquisto in quel preciso segmento o settore commerciale. Non credo, mi pare ovvio, che all&#8217;IKEA interessi alcunché dei diritti civili delle coppie omosessuali, credo però che intelligentemente riconosca che questo è invece un aspetto fondamentale che caratterizza la sua audience, costituita in gran parte da giovani coppie occidentali di cultura medio alta che hanno per lo più relegato l&#8217;omofobia ad una nicchia retrogada e decisamente minoritaria. A loro parla e lo fa nel modo giusto. Ha obiettivi politici consapevoli? No. Ha ricadute politiche involontarie? Sì. E&#8217; quello che io chiamo capitalismo positivo.</p>
<p><strong>Altri casi: </strong>chi prende i mezzi pubblici, per esempio, avrà visto più volte i cartelloni Vodafone che pubblicizzano nelle lingue più comuni tra gli immigrati le tariffe agevolate per le telefonate verso i loro paesi d&#8217;origine (<a href="http://www.telefonocellulare.it/files/2009/11/one_nation10_vodafone.jpg" target="_blank">qui trovi un esempio</a>). Gli immigrati sono rappresentati belli, solari, ben vestiti. Chi altro in questo momento, politicamente parlando, restituisce negli spazi pubblici questa immagine positiva degli immigrati del nostro paese?<br />
Potrei fare altri esempi ma mi fermo qui.</p>
<p><strong>Conclusioni: </strong>E allora, il mercato è buono e la politica* è cattiva? Non direi, basti pensare alla misoginia che impera nelle campagne dei brand tra i più disparati settori merceologici. Semplicemente il primo è più furbo del secondo e &#8211; qualche volta &#8211; pure più utile.</p>
<p>Per dirla con Don Draper: <em>Non importa chi sei, cosa vuoi, quali sono i tuoi valori. L’unica cosa che conta è come lo vendi</em>.</p>
<p>* sia chiaro che quando parlo di politica ne parlo con chiaro riferimento a quella esistente, contingente, attiva e reale nel nostro paese. Non certo nella splendida accezione data, per esempio, da Hannah Arendt. Quella &#8220;politica&#8221;, sì, potrebbe anche vincere sul mercato.</p>
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		<title>Emergenze: se solo Ruby avesse incontrato Simone</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 15:21:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1331" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-1331  " title="donne" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/01/donne.jpg" alt="" width="550" height="226" /><p class="wp-caption-text">Simone De Beauvoir, Kharima el Mahroug. </p></div>
<p>Ho pensato parecchio se scrivere o meno qualcosa al riguardo della triste e mortificante situazione in cui questo paese si trova. Mi sono chiesta se fossi in dovere, curando uno spazio pubblico online, per quanto circoscritto, di parlare da donna e per le donne, inserendomi in un animato dibattito che ruota attorno all&#8217;emergenza sessista che questo governo ci pone.</p>
<p>Non mi sono data una risposta. Devo dire però che non mi riconosco nell&#8217;<a href="http://www.unita.it/donne/dove-siete-donne-diciamo-ora-basta-firma-br-oltre-37mila-firme-perina-costa-dante-forte-1.266963" target="_blank">appello accorato rivolto alle donne</a> dal direttore dell&#8217;Unità, che ci apostrofa di essere silenziose, ignorando la mai rassegnata attività di molte, giovani e meno giovani, che nelle associazioni, nei centri culturali, negli spazi online e offline si battono ogni giorno contro la cultura sessista che anima il nostro paese e di cui il presidente del consiglio è solo la manifestazione più bieca e volgare. Davvero ci meravigliamo di festini a luci rosse, quando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mIrnJzCkfJU&amp;feature=related" target="_blank">pubblicità come questa</a> sono all&#8217;ordine del giorno? Non credo neanche, <a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2011/01/24/perche-sabato-non-saro-in-piazza/" target="_blank">e non sono la sola</a>, di dover scendere in piazza a gridare &#8220;Non sono una puttana&#8221;.<br />
A questo stiamo? A tale livello devo abbassarmi per dimostrare il mio dissenso? Ma soprattutto, varrebbe davvero a qualcosa? Non sarebbe piuttosto più utile dar voce continua, proprio dal palcoscenico mediatico, a quella cultura delle donne che impedisce a me e a moltissime altre di renderci ricattabili dal potere? Quella cultura che ha reso molte di noi allergiche allo sguardo e alle definizioni patriarcali? Quella cultura che ha dato forma al nostro immaginario, santo protettore della nostra più intima libertà? Non sarebbe meglio dedicare una rubrica periodica (quotidiana, settimanale, mensile) al pensiero e alla vita di donne intelligenti, libere, appassionate, perché siano loro, e non la tronista di turno, i modelli su cui costruire il nostro percorso e il nostro vivere?</p>
<p>Se solo Ruby avesse potuto leggere Simone De Beauvoir&#8230;</p>
<p><strong>A margine</strong>: oggi, vedendo un servizio su una delle manifestazioni FIOM a Padova &#8211; ma poteva essere benissimo un&#8217;altra città, non sarebbe cambiato nulla! &#8211; ho sentito un coro di operai di mezza età gridare come slogan di protesta &#8220;<em>Una ruby anche per noi</em>&#8220;. Ieri sera, invece, nell&#8217;ultimo servizio di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bLZ040RA3tM" target="_blank">Diego Bianchi a Parla con me</a>, ho ascoltato incredula un operaio di Mirafiori affermare &#8220;<em>Se ci danno anche a noi le nipotine di Mubarak</em>,<em> sai la produzione come aumenta&#8221;</em>.<br />
Ben riconosco la vena ironica, ma mi permetto di dire: siamo sicure che sia la popolazione femminile la metà del paese che dobbiamo risvegliare dal torpore?</p>
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		<title>Di performance e di scultura: alla ricerca del corpo perduto alla prossima edizione di Art First a Bologna</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 13:16:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel paese postribolo (cit.) dove ormai, senza alcun dubbio, viviamo, tutti hanno perso un corpo. Lo hanno perso ...<a href="http://www.excentrica.it/di-performance-e-di-scultura-alla-ricerca-del-corpo-perduto-alla-prossima-edizione-di-art-first-a-bologna" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1315" class="wp-caption aligncenter" style="width: 478px"><img class="size-full wp-image-1315" title="seven-easy-pieces_abramovic" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/01/seven-easy-pieces_abramovic.jpg" alt="" width="468" height="263" /><p class="wp-caption-text">Marina Abramovic reinterpeta una sua celebre performance, Lips of Thomas, del 1975</p></div>
<p style="text-align: left;">Nel paese <em>postribolo</em> (<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/berlusconi-chiama-lerner-postribolo-televisivo-poi-attacca/60575?video" target="_blank">cit.</a>) dove ormai, senza alcun dubbio, viviamo, tutti hanno perso un corpo.<br />
Lo hanno perso le donne, che potrebbero ritrovarlo in formato <em>&#8220;bocconcini per spezzatino&#8221;</em> accanto al vitellone razza piemontese sui banchi dell&#8217;Esselunga; lo hanno perso gli uomini, che per scovarlo potrebbero forse indirizzarsi nei recessi del loro organo genitale, che come un buco nero sembra essersi inghiottito tutto il resto. Lo hanno perso anche le parole, diventate <strong>abiti prêt-à-porter</strong> da indossare per ogni occasione. Comode, inconsistenti, inesistenti. Riescono ad abitare con facilità persino le fauci della Santanché. Vi pare poco?</p>
<p style="text-align: left;">Ecco perché, nonostante il mio amore per l&#8217;<em>arte senza impronta</em> dei mezzi elettronici e digitali, sono contenta che siano proprio <strong>performance e scultura, corpo e materia</strong>, le grandi chiavi d&#8217;accesso della prossima edizione di <strong><a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/eventi/bologna-art-first/" target="_blank">Art First</a></strong> ormai alle porte &#8211; 29 gennaio-27 febbraio. Sarà forse utile ripercorrere allora, con <strong><a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/eventi/abramovich/" target="_blank">Marina Abramovic</a></strong>, alcune storiche performance che hanno reso visibile &#8211; non senza disgusto, fastidio, dolore, orrore &#8211;  la violenza con cui il potere segna e marca i nostri corpi. Così come sarà utile osservare il corpo imprigionato da abiti scomodi, difficili, ingombranti come quelli disegnati e cuciti da <strong>SISSI</strong>, giovane artista bolognese che l&#8217;11 febbraio terrà all&#8217;Archiginnasio la sua lezione di <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/sissi-performance/" target="_blank">Anatomia Parallela</a>. Altrettanto ingombrante  l&#8217;opera di Anna Galtarossa, <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/galtarossa-anna/" target="_blank">Totem</a>, mostro gigantesco fatto di bigodini, calze a rete, paillettes, pon pon e centinaia di microggetti domestici e femminili in grado di sprigionare relazioni potenti e quasi divine. E poi <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/arjona-maria-jose/" target="_blank">Vires</a>, gli esercizi di potere dell&#8217;artista <strong>Maria José Arjona</strong> sempre all&#8217;Archiginnasio, a cui si aggiunge HABITO/abito, performance visibile solo il 29 gennaio dalle 18 alle 24. Ecco, giusto per ricordarci che ancora esistono corpi femminili interi, pensanti, immaginifici e creatori. E quelli maschili? La curatrice <strong>Julia Draganovic</strong> espone <strong>Roberto Paci Dalò</strong> ai musei universitari di via Zamboni, che affianca anche una <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/paci-dalo-roberto-performance/" target="_blank">performance digitale visibile il 29 gennaio</a>, il famoso scultore <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/gormley-antony-bond-ii/" target="_blank">Antony Gormley </a> e il giovane duo <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/ghost-of-a-dream/" target="_blank">Ghost of a Dream</a>, ma anche <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/giovani-marco/" target="_blank">Marco Giovani</a> e il visionario <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/ericailcane/" target="_blank">EricailCane</a>, catalogatore di un bestiario contemporaneo. E mi fermo qui, perché il tempo stringe e gli artisti sono tanti. Mi sarebbe piaciuto potervi dire: scaricatevi l&#8217;applicazione mobile per poter scoprire da soli, camminando, i numerosi itinerari possibili tra scultura, installazione e performance nel centro bolognese. Avrei voluto, già, ma non posso. Non solo infatti non esiste alcune applicazione mobile, ma il <a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/" target="_blank">sito web della manifestazone</a>, identico allo scorso anno per sciatteria e/o mancanza di budget, conosce poco il termine usabilità e rende assai difficile reperire le informazioni. Peccato. Vorrà dire allora che la scoperta sarà casuale ma non per questo, speriamo, meno piacevole.</p>
<p style="text-align: left;">Nel frattempo, <em>ovunquemente</em>, riprendetevi i vostri corpi e le vostre parole.</p>
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		<title>Italia &#8211; Novembre 2010. Per essere sicuri di essere dove siamo.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 09:50:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1181" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-1181" title="boccioni-la-citta-che-sale" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/11/boccioni-la-citta-che-sale.jpg" alt="" width="550" height="370" /><p class="wp-caption-text">Umberto Boccioni. La città che sale. 1910.</p></div>
<p>Sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Ogni giorno che passava senza che trovassi il tempo di scrivere segnavo news e argomenti persi, nella speranza di offrire loro uno spazio con effetto delay. Man mano però che le mie stelline su Google Reader aumentavano mi rendevo conto che prima o poi sarei stata di fronte ad una scelta complicata: di cosa parlare?</p>
<p>Rimandando la mia scelta al prossimo post (ma già vi annuncio che la mia morbosa attrazione per la battaglia <em><strong>Google contro tutti </strong></em>ha già decretato il suo vincitore) faccio intanto una breve sintesi della situazione nel nostro amato Bel Paese. Giusto per orientarsi e non rischiare di ritrovarsi improvvisamente in un paese civile e pieno di speranze.</p>
<p>Quindi&#8230;</p>
<p>- Il <strong>governo ciondola</strong> come i denti da latte nella bocca di un bambino che non ha il coraggio di dare l&#8217;ultima tirata (io ero così, parlo con cognizione di causa!).</p>
<p>- Crollano <strong>simboli del nostro patrimonio archeologico</strong> e i responsabili giocano a rimpiattino</p>
<p>- La trasmissione televisiva che ospita l&#8217;icona antimafia nazionale  <strong>batte il Grande Fratello</strong> negli ascolti e crea lo stesso stupore di uno studente con media del 4 che porta a casa un 9.</p>
<p>- Viene ufficializzato che i parasubordinati non avranno mai la pensione perché i pochi contributi che sono stati loro pagati servono a coprire quelle degli impiegati regolari. Una giornalista precaria del Corriere è da<a href="http://paolacars.tumblr.com/post/1565884780/sciopero-della-fame-e-della-sete-dopo-le-prime-24" target="_blank"> giorni in sciopero della fame</a> ma non sembra conquistare gli onori della cronaca nazionale.</p>
<p>- Alcuni <strong>immigrati di Brescia</strong> assimilano le pratiche di protesta degli Italiani disoccupati e salgono su una gru per far valere i propri diritti di cittadinanza negata. La cittadinanza manifesta in loro appoggio e viene caricata dalla polizia. Scendono ieri dopo 16 giorni grazie alla mediazione di sindacati e diocesi. Istituzioni non pervenute.</p>
<p>- Il <strong>Veneto annega nel fango</strong>. I cittadini <em>&#8220;siamo veneti e non abbiamo bisogno di nessuno&#8221;</em> indossano stivali di gomma e giacche catarifrangenti. Riportano alla luce  fantasmi di memorie distrutte e tante contraddizioni.</p>
<p>- A Terzigno pare finita la guerrilla ma in compenso nascono <strong>limoni con la forma di un cappello da giullare</strong>. L&#8217;inquinamento idrogeologico è un bontempone.</p>
<p>Questa è l&#8217;Italia degli anni &#8217;10. Ma noi, per adesso, stiamo e (resi)stiamo.<br />
Buona settimana ai miei lettori e alle mie lettrici!</p>
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		<title>Sprofondamenti e disincanti. L’Italia degli anni ’10</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 19:26:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giusto per rassicurare i miei amati 25 lettori, non sono morta, né ho deciso di dismettere il blog ...<a href="http://www.excentrica.it/sprofondamenti-e-disincanti-litalia-degli-anni-10" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1155" class="wp-caption aligncenter" style="width: 567px"><img class="size-full wp-image-1155" title="goncharova_nebbia" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/10/goncharova_nebbia.jpg" alt="" width="557" height="419" /><p class="wp-caption-text">Natalija Goncharova, Nebbia, 1910</p></div>
<p style="text-align: left;">
Giusto per rassicurare i miei amati 25 lettori, non sono morta, né ho deciso di dismettere il blog (per quanto se non decido di rinnovare il dominio questo potrebbe accadere a breve!). Sono semplicemente immersa in una pausa di studio e riflessione e queste due attività sono tra le poche, forse le uniche, che non riesco a fare in multitasking &#8211; nonostante sia una donna e per giunta (quasi) nativa digitale.<br />
Nell&#8217;attesa di trovare tempo e testa per scrivere, in un periodo in cui i media si leccano le dita tra morti orribili e salvataggi miracolosi mentre l&#8217;Italia sprofonda in un baratro dove neanche la <strong>Capsula Fenix</strong> riuscirebbe a salvarla, vi propongo le parole intelligenti di chi scrive per mestiere. Ecco <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-10-10/albero-tornare-pensare-171728.shtml?uuid=AYmQKgYC" target="_blank">un&#8217;intervista a Christian Raimo sull&#8217;ultimo domenicale del Sole 24 Ore</a>, in cui lo scrittore e insegnante di storia e filosofia romano sottolinea, a gran voce, l&#8217;impossibilità di pensare la politica al di là della cultura e coraggiosamente indica, proprio nell&#8217;amatissimo e incriticabile quotidiano <strong>&#8220;Il Fatto&#8221;</strong>, un esempio di questa pratica terribilmente <em>à la page</em>. L&#8217;intervista segue un bell&#8217;articolo dal titolo &#8220;<strong>Vuoto Disincanto&#8221;</strong> di cui anticipo, con profondo sadismo, il paragrafo finale ma che comunque potete leggere interamente <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=2988" target="_blank">qui</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Fare politica si riduce a cliccare su facebook per salvare la vita a Sakineh. Per studiare biologia marina può bastare un abbonamento a Focus. Per farsi finanziare un’inchiesta sulla guerra in Somalia bisogna prima scrivere una decina di servizi sulle sfilate di moda a Addis Abeba…<br />
Che dite? Possiamo finirla di contemplare questo deserto in una sorta di fascinazione apocalissofila e cominciare a pensare a come ricostruire una piccola civiltà culturale? Possiamo raddensare queste energie disperse iniziando a farle circuitare, e poi esplodere? Vi va di dismettere quell’espressione di disincanto che vi si legge negli occhi?</em></p>
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