Ritratti del potere: alla Strozzina di Firenze la guerrilla communication di The Yes Men

Inaugura oggi il progetto espositivo autunnale della Strozzina di Firenze, ben presentato e raccontato attraverso il minisito dedicato alla mostra: Ritratti del potere – volti e meccanismi dell’autorità.

Nella consueta capacità del centro di cultura contemporanea di Firenze di sapersi sintonizzare con la cassa di risonanza politica, economica e sociale attuale, la mostra indaga le strutture di potere messe a nudo da parte dell’arte.

Tra i 12  artisti esposti i The Yes Men, net artists in conflitto da sempre con i meccanismi del potere, soprattutto a livello mediatico. Il video The Yes Men Fix The World – sopra il trailer – racconta la performance che il duo, Andy Bilchbaum  e Mike Bonanno, mise in scena nel 2004, ventennio della strage di Bhopal. Fingendosi portavoce dell’azienda chimica responsabile del disastro in cui complessivamente morirono 120.000 persone, Andy Bilchbaum dichiarò davanti alle telecamere della BBC che l’azienda era pronta ad assumersi le proprie responsabilità pagando un indennizzo di dodici miliardi di dollari.

Sebbene la smentita da parte del portavoce ufficiale fu praticamente immediata, le azioni del colosso chimico scesero del 4% e la strage di Bhopal tornò alla ribalta mediatica. La performance aveva ottenuto l’effetto desiderato. Come avrebbe detto Diego, cugino illustre di Dora L’esploratrice (portate pazienza, difficile dimenticare 5 anni di lavoro nell’entertainment for kids): misión cumplida!

L’opening è previsto per oggi alle 19 nel cortile di Palazzo Strozzi, dove, tra l’altro, sarà presente un’installazione di Michelangelo Pistoletto, Metrocubo d’Infinito in un Cubo Specchiante, che resterà visibile ed “esperenziabile” per tutta la durata della mostra, fino al 23 gennaio.

Christian Boltanski e il suo archivio di cuori all’Hangar Bicocca

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I sette cieli celesti di Kiefer.

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I palazzi cieli celesti di Kiefer.

Eccolo. Lo aspetto da mesi e adesso ci siamo. L’Hangar Bicocca, enorme e affascinante spazio strappato alla morte industriale per una rinascita nell’arte contemporanea, riapre dopo una lunga chiusura al pubblico. Sotto la nuova direzione artistica di Chiara Bertola e con un approccio al networking che coinvolge il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York per la pianificazione di grandi mostre itineranti, ci regalerà da venerdì 25 giugno l’esposizione Personnes, di Christian Boltanski.

Già esposta a Parigi, l’installazione di dimensioni monumentali, in sintonia con quella permanente di Kiefer già presente all’Hangar, consiste in un cumulo di tonnellate di vestiti che vengono sparsi casualmente nello spazio espositivo da una gru. In contemporanea, diffuso per tutto lo spazio della navata, l’audio assordante dei 30000 battiti cardiaci raccolti dall’artista per il suo progetto di risonanza collettiva “les archives du coeur”.
Se le vostre menti sono volate verso il ben più moderato e ironico cumulo di stracci di un Pistoletto anni d’oro, riportatele a terra. Nella versione “post” di Boltanski, quella di tempi in piena celebrazione funebre di una modernità che fu, il pianto e il dolore soffocano l’ironia e gli straniamenti linguistici recuperando forse – ma devo assistere per darne giudizio – una dimensione epica e spirituale spesso rifiutata dalle avanguardie del secolo breve. La dimensione, appunto, di un grande funerale collettivo per un’umanità che se ne va.

Ecco: i to do dell’arte contemporanea si allungano – il MAXXI chiede ancora vendetta – mentre excentrica si addormenta sul divano alle 22.30 sognando pagine non lette dei suoi 12 libri in lista per essere svegliata poi dal senso di colpa nascosto nei fondi del caffè mattutino.

Buona giornata ai miei “cari 25 lettori”.