Bologna: se bastasse solo un codice a barre a rianimare la comunicazione culturale

Non voglio fare la solita guastafeste quindi prima di gettare acqua acida su aiuole fiorite dirò questo:

Evviva! Da oggi è possibile girare dotati di smartphone dentro alcuni musei civici della città di Bologna e ricevere informazioni aggiuntive sulle opere esposte semplicemente fotografando strani labirinti pixelati altrimenti detti QR Code (sì, in Giappone lo fanno da almeno 5 anni. E allora? Ognuno ha i suoi tempi no?)

Bene. L’idea è di per sé lodevole, sempre che il QR Code sia nitido e ben esposto e che non provochi isterismi da frustrazione informatica come spesso ho provato tentando di utilizzare quelli stampati su leaflet, cartoline e riviste ormai abbagliate da questa rara occasione di link crossmediale.
Certo che… Siamo sicuri che ascoltare una voce automatica in stile messaggi Trenitalia che ti sciorina nomi, date e informazioni tecniche sia veramente fare engagement culturale? (Guardate il video e giudicate voi). Siamo sicuri che sia questo il modo di rendere vivo il passato, attivare connessioni, liberare l’immaginazione? Siamo sicuri che un quadratino bianco e nero e uno smartphone siano sufficienti a rendere la visita museale un’esperienza, se non appassionante, almeno piacevole? Non stiamo forse creando semplici sonniferi culturali ad alto tasso digitale?

La tecnologia è uno strumento e non un fine. Proviamo a scriverlo come incipit dei prossimi piani di marketing culturale.

Propositi: farsi un giro al museo archeologico, provare il QR Code e postare un nuovo articolo per smentire quanto appena scritto. Sarà la mia gita pasquale. F. non vedrà l’ora. 

Amnesty International: it happens when nobody is watching

Campagna stampa interattiva di Amnesty International in Germania

Campagna stampa interattiva di Amnesty International in Germania

Un sapiente utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un contesto assolutamente tradizionale, come quello del manifesto pubblicitario all’interno delle fermate dell’autobus.
Con una telecamera interna in grado di tracciare e intercettare lo sguardo umano, il poster è in grado di mostrare due immagini differenti, una quando lo fissiamo e una quando siamo rivolti altrove. Il cambio avviene con un leggero ritardo per permetterci di avvertirlo.

Mai come in questo caso stimolare lo sguardo periferico risulta terribilmente efficace. Complimenti all’agenzia Jung Von Matt e a Amnesty International.

Via | Gizmodo