New York City Polaroid Project

New York City Polaroid Project

New York City Polaroid Project

E’ sempre una questione di blend.
Prendi gli ingredienti giusti e mixali insieme sapientemente: otterrai il piatto perfetto, il film indimenticabile, la stretegia marketing ottimale.
Ecco quello che ha fatto il fotografo Andrew Faris, con il suo New York City Polaroid Project.

Solo tre ingredienti: la città di New York, la serialità, il gusto retrò della polaroid.

Letale.

The Artist is Present. Peccato che io non ci sono

William Kentridge, disegno da Stereoscope, 1998, 1999.

William Kentridge, disegno da Stereoscope, 1998, 1999.

Se il genio della lampada apparisse nella mia stanza in questo momento e mi chiedesse di esprimere un desiderio sarebbe sicuramente quello di teletrasportarmi a New York, a Midtown, tra la quinta e la sesta strada.

Poter andare a New York riassume il paradosso delle nostre vite contemporanee. Il mondo pieno di possibilità è come un buffet ricolmo di prelibatezze che fanno venire l’acquolina in bocca, dice il buon Bauman.

E io adesso l’acquolina in bocca ce l’ho davvero, pensando all’agenda in corso di quel gigantesco cubo bianco che è il MOMA: Ernesto Neto, William Kentridge, Marina Abramovic. L’immersione, il segno nel tempo, il corpo e lo sguardo.

Qualcuno ha un biglietto aereo e una settimana di tempo da regalarmi?

Quella è una bottiglia di latte

steichen_1915

Milk bottles: spring, New York, 1915

Nel 1915 Edward Steichen fotografò una bottiglia di latte sulla scala antincendio di una casa popolare, e diede uno dei primi esempi di una nozione totalmente differente della bella fotografia.
E a partire dagli anni venti, i professionisti più ambiziosi, quelli che arrivavano ai musei con le loro opere, hanno continuato a staccarsi dai soggetti lirici, esplorando consapevolmente materiali insignificanti, pacchiani o addirittura insulsi.

Susan Sontag, Sulla Fotografia, 1973