Be Real: un fagottino di atomi per il 2011

Les Liens Invisibles, Public-Space Invaders, Riot | Reality Is Out There. Credit: gli artisti.
Dunque riaffioriamo dal muto vortice natalizio e siamo già nel 2011. Excentrica ha evitato non troppo volontariamente gli auguri di buone feste e i listoni di fine anno e come al solito ha accumulato argomenti pulsanti nel suo feed reader. Decide però di lasciarli pulsare e di cominciare i post del nuovo anno all’insegna dell’obsolescenza, per arginare le ansie da real time e riscoprire il piacere dell’effetto delay.
Vi parlerà quindi di un progetto realizzato e presentato in un superatissimo novembre 2010, in occasione dello scorso Piemonte Share Festival. Il progetto, ad opera dei net artisti italiani Les Liens Invisibles, è in realtà di enorme attualità, persino per un gennaio 2011, e prende il nome di Riot | Reality Is Out There.
Se il geotagging e l’augmented reality sono sicuramente tra gli hot trend di quest’anno, meglio mettere in tasca un occhio disincantato e storicizzato regalato dall’arte e prepararci a passeggiate fantasma in una realtà scomparsa.
Senza mettere in dubbio, infatti, la comprovata utilità del cosiddetto “proximity marketing” – troppo poco battutto peraltro! Mi meraviglio come Slow Food possa ancora ignorare l’esistenza degli smartphone dopo gli accidenti che le mando ogni volta che cerco una buona osteria last minute durante i miei giri fuoriporta – fa parte degli obiettivi del piano 2011 quello di rimanere sufficientemente lucidi per capire che stiamo assistendo alla lenta morte della realtà. E allora prendiamoci il tempo e lo spazio, fisico e virtuale, per un’ultima passeggiata psicogeografica dal sapore lettrista e seguendo il suggerimento degli artisti “perdiamoci nella realtà, prima che questa scompaia“. Come?
Prima di tutto occorre abitare o trovarsi temporaneamente a Torino e avere sul proprio smartphone Layar, il classico browser per l’AR. Se i due fenomeni si presentano contemporaneamente siete pronti per gustarvi un’esperienza irreale ma possibile, altrimenti detta: virtuale. Potete così incontrare un Magritte a Piazza Cavour al grido di Ceci n’est pas réalité o lottare contro i Public-Space Invaders a Piazza Carlo Emanuele II, ma anche, perché no, provare l’ebbrezza di una manifestazione di piazza senza effetti collaterali – vuoi mettere il brivido di scontrarsi contro un manganello comodamente seduti su una panchina?
Se solo gli studenti fossero più digitalizzati… Magari potrebbero beneficiare persino di incentivi governativi per il “dissenso virtuale“. E invece, ostinati, occupano le tangenziali, e con i loro corpi tutti atomi restituiscono aria e respiro agli abitanti di palazzi affacciati su smog, rumori molesti, viste desolanti e terribilmente reali. Non è bastato questo, tuttavia, a salvarli da una riforma universitaria che trasuda classismo e lo chiama modernità. Tutto è possibile nell’augmented dream del riformismo progressista, dove una prigione buia e senza chiave ha l’aspetto di una camera con vista.
Abbiamo ancora occhi per vedere? Abbiamo imparato a slittare tra virtuale e reale senza perdere le coordinate? Siamo in grado di portarci un fagottino di atomi nel regno dei pixel? Se la risposta è negativa per almeno una delle tre domande occorre far pratica.
No, non è semplice, ma qualcuno vi aveva detto che sarebbe stato tale?
Be real è il primo dei buoni propositi del 2011. Buon inizio a tutti e tutte!



