Curate Your Own Membership: al Whitney il museo fai-da-te

Whitney Museum. Foto credit: Graham Coreil-Allen su Flickr.

Scopro dal canale Twitter del Whitney Museum di New York il nuovo programma di membership all’impronta del DIY.

Si chiama Curate Your Own MembershipCYOM, per gli amanti degli acronimi – e permette di scegliere tra 5 diverse proposte di partecipazione al museo, ovviamente mixabili tra loro: social, insider, learning, family e philantropy.
Il passaggio da un criterio “oggettivo” di tipo socio-demografico (anziani, studenti, coppie etc…) ad uno “personalizzabile” di tipo esperienziale è saltato fuori dopo un’analisi dell’audience attraverso sondaggi e focus group coordinati da un’agenzia esterna.
“Ci siamo resi conto” – afferma Kristen Denner, direttrice del Membership Department del museo – che i nostri visitatori sono divisi in segmenti che rappresentano diverse modalità di rapportarsi all’arte e al museo.” Dagli amanti degli opening, alla famiglia con bambini, dagli aspiranti curatori, fino ai semplici curiosi… La membership card diventa quindi il segno del rapporto e della relazione che ogni individuo instaura con il museo e paradossalmente, diviene essa stessa criterio di profilazione dell’audience. Il conseguente piano di comunicazione differenziato chiude il cerchio virtuoso.

Un’ottima iniziativa, insomma, che speriamo venga replicata in altre realtà, magari italiane…

Per approfondire, qui trovate l’intervista alla direttrice del programma da parte del blog museum 2.0.

#askacurator: parla con il curatore via Twitter. Per L’Italia solo il MART

Askacurator. Il primo settembre fai domande ai curatori via Twitter.

Tra le iniziative di audience development twitter-based #askacurator propone ai potenziali visitatori o a semplici curiosi di fare domande – ottenendo risposte! – ai curatori del museo. Unica regola: avere un account su Twitter e seguirne la grammatica di base utilizzando l’hashtag askacurator e indirizzandosi al museo in questione con la solita formula @account.

Il giorno previsto per l’iniziativa è domani 1° settembre. Partecipano decine di musei in tutto il mondo, tra cui grandi nomi come Tate, Whitney, Guggenheim. Per l’Italia è presente solo il MART, sempre in prima linea per quel che riguarda iniziative di comunicazione legate ai nuovi media e una delle pochissime realtà museali nostrane in grado di fare un uso continuativo e intelligente dei propri canali social. Bravi.

Sinestesia della memoria: quando il museo diventa esperienza

Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia

Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia

A saperlo! Non avrei mai immaginato bastasse spostarsi a Reggio Emilia per trovare un concept museale innovativo, originale, intrigante, leggermente provocatorio, decisamente contemporaneo.

All’opening/happening di sabato 8 maggio a mezzanotte – L’amore ci dividerà: prove generali di un museo – di fronte a Palazzo San Francesco c’era un’intera città: giovani, giovanissimi, maturi, anziani, eleganti, casual, tiratissimi, alternativi. La molteplicità e la moltitudine di una città che resta sveglia per un’occasione che vale (e non è un casting del Grande Fratello).

Noi siamo fortunati e arriviamo a mezzanotte in punto, quando la fila è ancora accettabile.
Come nelle fiabe, i cancelli si aprono. Saliamo a passo di lumaca le scale in cemento di un palazzo in totale rifacimento. Le rampe sono tante. Il tempo di far crescere la curiosità e l’aspettativa : è già esperienza.

Poi arriviamo. Musica e luce ci avvolgono e le teche ci incuriosiscono. Sono quelle da reperti archeologici e naturalistici, ma dentro gli oggetti non sono quelli che ti aspetti: una miscellanea eclettica e post-moderna che comprende polpi in naftalina e fotografie d’arte contemporanea.
Proseguiamo tra corridoi, nicchie laterali, spazi aperti e vicoli ciechi. Troviamo dipinti crepuscolari, fotografie digitali, un Ligabue, sculture, immagini d’archivio, la ricostruzione di un salotto anni ’70 e un’arca di Noè: decine di animali imbalsamati che spuntano tra le teche e i corridoi di questo museo che verrà.

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