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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; memoria</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>Dai trasferelli alla bomba atomica: Nagasaki a 10 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:41:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_847" class="wp-caption alignnone" style="width: 506px"><img class="size-full wp-image-847" title="bomba_atomica_archivio" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/08/bomba_atomica_archivio.png" alt="Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki." width="496" height="318" /><p class="wp-caption-text">Ombre atomiche. Foto d&#39;archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.</p></div>
<p>A volte mi chiedo se il trauma storico della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>, che ha accompagnato la mia vita studentesca fin dalla fine delle elementari, sia ancora vivo e condiviso nelle nuove generazioni di bambini studenti. Mi chiedo, per esempio, se anche loro tentano invano di immaginare cosa significhi trovarsi in mezzo all&#8217;esplosione della bomba atomica. Mi chiedo se provano lo stesso smarrimento nello sforzo, tutto infantile, di creare un ordine di grandezza delle atrocità &#8211; <em>la bomba atomica è più o meno dell&#8217;olocausto? </em>- fino ad arrendersi, stremati, all&#8217;impossibilità di firmare un elenco certo.<br />
E chissà se la loro estate, come la mia di vent&#8217;anni fa, è scandita da letture <em>engagées</em>, libri da grandi portati tra secchiello e paletta, e mostrati con lo stesso orgoglio del primo bikini. Nell&#8217;iniziazione alla fase adulta, le atrocità della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong> sembravano stendersi sui nostri corpi come i tatuaggi da spiaggia, gli amati <em>trasferelli</em> barattati con quattro ghiaccioli alla menta.<br />
<span id="more-846"></span> Ecco, Il<strong> 9 agosto</strong> di vent&#8217;anni fa la mia mente sarebbe andata almeno qualche secondo all&#8217;ultima, indicibile, bomba, quel fungo di luce e di polvere che trasformò improvvisamente i <em>buoni</em> in <em>cattivi, </em>distruggendo per sempre l&#8217;<em>happy end</em>.</p>
<p>Quando, qualche mese più tardi, vidi in diretta le palle di fuoco sopra <strong>Baghdad</strong>, non credetti alla loro &#8220;intelligenza&#8221; né alla &#8220;giusta causa&#8221;. Avevo undici anni, leggevo <strong>Cioè</strong> e ascoltavo i <strong>Guns &#8216;N Roses</strong>, ma alla TV vendevo cara la pelle. Il trauma della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong> mi aveva salvato.</p>
<p>L&#8217;immagine pubblicata, conservata al museo della bomba atomica di <strong>Nagasaki</strong>, documenta le <em>ombre</em> di una scala e di una figura umana, letteralmente impresse sul muro di un&#8217;abitazione al passaggio della bomba. Oltre a costituire un impressionante documento storico e iconografico, l&#8217;immagine contiene una forza simbolica che spinge a un discorso sulla teoria e la storia della fotografia. Consiglio per questo la lettura dell&#8217;affascinante <em>L&#8217;istante e la sua ombra</em>, di <strong>Jean-Christophe Bailly</strong>, ed. Bruno Mondadori.</p>
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		<title>Ricordiamo, ovvero immaginiamo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 08:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_440" class="wp-caption alignnone" style="width: 275px"><img class="size-full wp-image-440 " title="anonimo_sonderkommando" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/01/anonimo_sonderkommando.jpg" alt="Anonimo, parte del sonderkommando del campo di Aushwitz, agosto 1944." width="265" height="340" /><p class="wp-caption-text">Anonimo, parte del sonderkommando del campo di Aushwitz.</p></div>
<p>Questa foto, letteralmente strappata alla realtà infernale di <strong>Aushwitz</strong> nell&#8217;<strong>agosto 1944</strong> da alcuni internati, arriverà insieme ad altre in modo rocambolesco alla resistenza ebraica polacca, nascosta all&#8217;interno di un tubetto di dentifricio e accompagnata da questo accorato appello:</p>
<p><em>Urgente. Inviate il più rapidamente possibile due rullini di pellicola in metallo per macchina fotografica 6&#215;9. </em><strong><em>Possiamo fare foto.</em></strong><em> Inviamo foto di Birkenau che mostrano detenuti inviati alle camere a gas. Una foto rappresenta uno dei roghi all&#8217;aria aperta in cui si bruciano i cadaveri, poiché il crematorio non è grande abbastanza per poterli bruciare tutti. Davanti al rogo cadaveri che stanno per essere gettati. Un&#8217;altra foto riproduce un luogo nel bosco in cui i detenuti si spogliano, così credono, per farsi una doccia. A ruota saranno inviati nelle camere a gas. </em><strong><em>Inviate i rullini il prima possibile</em></strong><em>. Inviate subito le foto a Tell &#8211; pensiamo che foto ingrandite possano essere inviate più lontano.</em></p>
<p>Foto e testo tratti da Georges Didi-Huberman, <em><strong>Immagini malgrado tutto</strong></em>, Cortina, 2005.</p>
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