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Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

E’ il 3 di agosto. La maggior parte dei blog che seguo, per passione, per lavoro, per simpatia, è chiuso per ferie. Le città si svuotano e i lidi si affollano. Il caldo ottenebra le menti e fiacca la scrittura. Ma, se la leggenda vuole che Fred Vargas (a proposito, è appena uscita una graphic novel con Adamsberg protagonista!) abbia scritto i suoi primi romanzi nelle sue tre settimane di vacanza ad agosto, significa che il mese delle cicale può regalare, in sordina e con indolenza estiva, grandi soddisfazioni.

Ed è così che, dopo più di un mese di afasia, riprendo a tenere il mio intermittente, incoerente, rizomatico diario, infarcito di arte, comunicazione, nuove tecnologie e pizzichi di personalissima visione del mondo. Inutile cercare un filo conduttore, non l’ho trovato neanch’io, né tra i pixel né tra gli atomi. Colpa mia o colpa della nebbia dei tempi, ma tant’è.

Che cosa ho fatto in questo mese di assenza? Molto, forse moltissimo, ma se devo compiere un unico prelievo e trascriverlo qui, sarà l’esperienza tattile e visiva della sala dedicata a Penone e alle sue Sculture di Linfa, parte della collezione permanente del MAXXI di Roma. Lei, da sola, vale la visita e la mia sparizione.

“Lo strumento del toccare sono le mani, l’epidermide delle mani. I centri sensori del nostro corpo sono soprattutto sulla superficie, non all’interno. Il nostro corpo è fatto di parti molli e parti dure. La scatola cranica si adatta alla forma che protegge. L’osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma. Il cervello aderisce al cranio, sul quale registra le sue pulsioni ma non è in grado di leggere la superficie che tocca. Per capire e avere coscienza della forma della superficie interna al cranio occorre toccarla con le mani, vederla con gli occhi.”

Le parole di Giuseppe Penone sono tratte dal testo di Georges Didi-Huberman, Su Penone, Electa – Pesci Rossi, 2008.

Christian Boltanski e il suo archivio di cuori all’Hangar Bicocca

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I sette cieli celesti di Kiefer.

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I palazzi cieli celesti di Kiefer.

Eccolo. Lo aspetto da mesi e adesso ci siamo. L’Hangar Bicocca, enorme e affascinante spazio strappato alla morte industriale per una rinascita nell’arte contemporanea, riapre dopo una lunga chiusura al pubblico. Sotto la nuova direzione artistica di Chiara Bertola e con un approccio al networking che coinvolge il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York per la pianificazione di grandi mostre itineranti, ci regalerà da venerdì 25 giugno l’esposizione Personnes, di Christian Boltanski.

Già esposta a Parigi, l’installazione di dimensioni monumentali, in sintonia con quella permanente di Kiefer già presente all’Hangar, consiste in un cumulo di tonnellate di vestiti che vengono sparsi casualmente nello spazio espositivo da una gru. In contemporanea, diffuso per tutto lo spazio della navata, l’audio assordante dei 30000 battiti cardiaci raccolti dall’artista per il suo progetto di risonanza collettiva “les archives du coeur”.
Se le vostre menti sono volate verso il ben più moderato e ironico cumulo di stracci di un Pistoletto anni d’oro, riportatele a terra. Nella versione “post” di Boltanski, quella di tempi in piena celebrazione funebre di una modernità che fu, il pianto e il dolore soffocano l’ironia e gli straniamenti linguistici recuperando forse – ma devo assistere per darne giudizio – una dimensione epica e spirituale spesso rifiutata dalle avanguardie del secolo breve. La dimensione, appunto, di un grande funerale collettivo per un’umanità che se ne va.

Ecco: i to do dell’arte contemporanea si allungano – il MAXXI chiede ancora vendetta – mentre excentrica si addormenta sul divano alle 22.30 sognando pagine non lette dei suoi 12 libri in lista per essere svegliata poi dal senso di colpa nascosto nei fondi del caffè mattutino.

Buona giornata ai miei “cari 25 lettori”.