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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; libri</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>&#8220;Parla. E sie breve e arguto&#8221;: Einaudi Editore e il Twitter perfetto!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:47:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ben sapev&#8217; ei che volea dir lo muto; e però non attese mia dimanda, ma disse: «Parla, e ...<a href="http://www.excentrica.it/parla-e-sie-breve-e-arguto-einaudi-editore-e-il-twitter-perfetto" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1264" class="wp-caption aligncenter" style="width: 498px"><img class="size-full wp-image-1264   " title="einaudi_editore" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/12/einaudi_editore.png" alt="" width="488" height="303" /><p class="wp-caption-text">Einaudi Editore. </p></div>
<p><em>Ben sapev&#8217; ei che volea dir lo muto;<br />
e però non attese mia dimanda,<br />
ma disse: <strong>«Parla, e sie breve e arguto».</strong></em></p>
<p>Tenevo questo post in un cassetto da tempo. Almeno da quando ho cominciato a seguire il canale <a href="http://twitter.com/#!/Einaudieditore" target="_blank">Twitter di Einaudi Editore</a>. Sbagliato. Da quando il canale <strong>Twitter di Einaudi Editore</strong> ha cominciato a seguire me. Ed è stato amore a prima vista.</p>
<p>Da allora sono passati molti mesi. Pian piano tutte le case editrici, più o meno timidamente, si sono affacciate al regno del microblogging. Io, se non tutte, ne seguo molte, alcune per amore, alcune per curiosità. A cominciare da <strong>Feltrinelli</strong>, che, diviso dalla doppia anima di <a href="http://twitter.com/#!/feltrinellied" target="_blank">editore</a> e &#8220;<a href="http://twitter.com/#!/LaFeltrinelli" target="_blank">libraio</a>&#8220;, affonda tra annunci di scontistica e post automatici di novità e incontri con l&#8217;autore. Freddo, banale e poco aggiornato, non è certo quello che ti aspetteresti da un colosso dell&#8217;editoria italiana. Eppure&#8230;<br />
Se la cava leggermente meglio <a href="http://twitter.com/#!/Librimondadori" target="_blank">Mondadori</a>, che evita gli automatismi, aggiorna di frequente e dimostra di saper usare l&#8217;<strong>hashtag</strong>, questo sconosciuto!<br />
Adesso, lo so, starete pensando al fatto che sia inutile cercare i fuochi d&#8217;artificio tra i Twitter di questi elefanti dell&#8217;editoria old fashion. Meglio piuttosto, direte voi, seguire qualche buon giovane indipendente, magari con il pallino per la cultura oltreoceano, magari <a href="http://twitter.com/#!/minimumfax" target="_blank">MinimumFax</a>&#8230; Sicuri? Dall&#8217;editore che ha portato Carver in Italia e che ha tra i suoi direttori editoriali alcuni tra gli intellettuali più frizzanti di questo momento, tutto ci aspetteremmo tranne un elenco di shortlink senza alcuna introduzione, intervallati da qualche annuncio di offerte speciali e incontri nei salotti alternativi nella capitale. Peccato, perché invece il loro blog, <a href="http://minimaetmoralia.minimumfax.com/" target="_blank">Minima&amp;Moralia</a>, è aggiornatissimo e meriterebbe seguito e dibattito.<br />
Ecco, l&#8217;elenco potrebbe continuare in una noiosa descrizione dei canali di altri marchi editoriali, più o meno noti e più o meno efficaci, se non fosse che tutti scompaiono di fronte al vulcanico <strong>Einaudi</strong>, che sarà pure l&#8217;ennesima proprietà del nostro Presidente del Consiglio (chi ormai non lo è?), ma ha uno dei migliori canali Twitter in circolazione in Italia.</p>
<p>Perché?</p>
<p>1. Perché ascolta. Tantissimo. E risponde. Il più possibile. E crea rete. Continuamente.<br />
Intercettando l&#8217;hashtag<a href="http://twitter.com/#!/search/%23FridayReads" target="_blank"> #FridayReads,</a> per esempio, ha creato una piccola community di lettori italiani che ogni venerdì scambiano informazioni e pareri sui più svariati libri veicolando spontaneamnte il loro marchio.</p>
<p>2. Perché anche se non ci mette la faccia, come il <a href="http://twitter.com/#!/mart_museum" target="_blank">Mart</a> o il <a href="http://twitter.com/#!/brooklynmuseum" target="_blank">Brooklyn Museum</a>, <em>parla con voce umana</em>. Non lo possiamo chiamare per nome, è vero, ma la Twitter-voice di Einaudi parla in prima persona e racconta di sè.</p>
<p>3. Perché ha saputo costruire una narrazione (e una conversazione) fatta di citazioni dai testi più disparati, ricordandoci come la grande letteratura sia in grado di rispondere ad ogni sollecitazione. Anche in 140 caratteri.</p>
<p>4. E infine, perché non ha tradito la sua immagine cartacea e ha saputo effettuare quella semplice operazione di traduzione da un medium a un altro che invece sembra impaludare moltissime realtà, soprattutto culturali.</p>
<p>Ah, dimenticavo. Io sto leggendo un arrabbiatissimo N. Lagioia in <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/nicola-lagioia/riportando-tutto-a-casa/978885840129" target="_blank"><em>Riportando tutto a casa, </em>Einaudi 2009</a>. Splendido. Ne trovate una brevissima citazione sul mio <a href="http://giuliasimi.tumblr.com/day/2010/12/12/" target="_blank">tumblr</a>.</p>
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		<title>Cambiare Idea: il pensiero magico di Zadie Smith.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:05:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non ho mai letto, purtroppo, un romanzo di Zadie Smith, ma, grazie al Festival della Letteratura appena concluso, ...<a href="http://www.excentrica.it/cambiare-idea-il-pensiero-magico-di-zadie-smith" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1056" class="wp-caption alignleft" style="width: 324px"><img class="size-full wp-image-1056 " title="zadie_smith_cambiare_idea" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/09/zadie_smith_cambiare_idea.png" alt="" width="314" height="363" /><p class="wp-caption-text">Zadie Smith, Cambiare Idea. </p></div>
<p>Non ho mai letto, purtroppo, un romanzo di <strong>Zadie Smith</strong>, ma, grazie al <strong>Festival della Letteratura</strong> appena concluso, mi sono imbattuta nella sua recente raccolta di saggi, <a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/474" target="_blank">pubblicata da Minimum Fax con la traduzione di Martina Testa</a>.</p>
<p>Il titolo, <em><strong>Cambiare Idea</strong></em>, mi attrae come una calamita, così entro nella prima libreria che incontro e lo acquisto senza indugio. Quando arriva l&#8217;autobus per riportarmi a casa sono già alla fine del primo saggio. <em><strong>Sentirsi del mestiere</strong></em>, come afferma l&#8217;autrice nella premessa, è la revisione di una sua conferenza tenuta alla <strong>Columbia University di New York</strong> nel 2008 &#8211; l&#8217;invidia non è mai troppa! &#8211; sul tema &#8220;Parlare di qualche aspetto del proprio mestiere&#8221;. Credo che le 15 pagine di questo microsaggio sulle pratica della scrittura valgano l&#8217;intero libro. Non solo per i consigli preziosi per aspiranti scrittori o per gli amanti e studiosi della letteratura, ma perché la messa a nudo di questo rapporto così intenso e conflittuale con il proprio romanzo appare come una splendida e calzante metafora del nostro rapporto con la <strong>pratica quotidiana della costruzione di sé.</strong><br />
<span id="more-1055"></span></p>
<p>Trascrivo qui solo un paragrafo, in cui l&#8217;autrice descrive lo stato di grazia che si prova in quel preciso luogo mentale che lei chiama <em>&#8220;a metà di un romanzo&#8221;</em>. Vale per la scrittura &#8211; e chi ha scritto almeno una tesi di laurea lo sa &#8211; ma vale, o almeno così credo, per tutti quei momenti di vita in cui la nostra mente è in grado di trovare il bandolo della matassa e sciogliere il groviglio.</p>
<p><strong>Il pensiero magico a metà romanzo</strong></p>
<p><em>A metà di un romanzo, prende piede una sorta di pensiero magico. Chiariamoci: la metà di un romanzo non coincide necessariamente con l&#8217;effettivo centro geografico dell&#8217;opera. Per a metà di un romanzo intendo quando si arriva a quella pagina in cui si smette di essere parte della propria casa, della propria famiglia, del proprio compagno e dei bambini, di fare la spesa e dar da mangiare al cane e leggere la posta: cioè quando non esiste più niente al mondo tranne il vostro libro, e perfino mentre vostra moglie vi dice che va a letto con vostro fratello, al posto del suo viso vedete un gigantesco punto e virgola, al posto delle braccia due parentesi, e vi domandate se rovistare sia un verbo migliore di frugare. A metà di un romanzo è un luogo della mente. E lì accadono strane cose. Il tempo si accartoccia su se stesso. Vi sedete a scrivere alle nove di mattina, e in un batter d&#8217;occhio comincia il telegiornale della sera e sulla pagina ci sono quattromila parole, più di quante ne abbiate scritte in tre lunghi mesi, un anno fa. Qualcosa è cambiato. E non solo dentro casa. Se uscite, tutto &#8211; dico davvero, tutto &#8211; confluisce spontaneamente dentro il romanzo. Se qualcuno sull&#8217;autobus dice una cosa, è presa pari pari dal vostro romanzo. Quando aprite il giornale, ogni singola notizia ha direttamente a che fare con il vostro romanzo. Se siete abbastanza fortunati da avere qualcuno che aspetta di pubblicarlo, questo è il momento in cui gli telefonate in preda al panico e gli chiedete di anticipare la data di uscita perché è incredibile quanto il mondo sia in sintonia col romanzo che state scrivendo in questo momento, e se non sarà già in libreria martedì prossimo forse l&#8217;attimo passerà e voi sarete costretti a suicidarvi. </em></p>
<p><em>Il pensiero magico vi manda fuori di testa &#8211; e rende possibile qualunque cosa. Problemi spinosissimi di struttura adesso si risolvono con una facilità ispirata. Vedete quel paragrafo? Basta spostarlo, e tutto il capitolo va a posto! Come avete fatto a non accorgervene prima? Prendete un libro di poesia a caso dallo scaffale e il primo verso che leggete finisce per diventare l&#8217;epigrafe del libro: sembra che sia stato scritto per quell&#8217;unica ragione. </em></p>
<p>Zadie Smith<em>, Cambiare Idea, </em>Minimum Fax, Roma, 2010<em>.</em></p>
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		<title>Strutture eccentriche di detargettizzazione della società: il link e la metropolitana</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 09:31:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_978" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-978" title="metro_milano" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/08/metro_milano.jpg" alt="" width="550" height="308" /><p class="wp-caption-text">Stazione metropolitana a Milano. Still dal film Happy Family di Gabriele Salvatores.</p></div>
<p>Difficilmente sparirà dalla mia memoria quella sensazione di ebbrezza e libertà provata cinque anni fa in una limpida giornata di settembre. Sulla banchina a cielo aperto della stazione metro di <strong>Piramide </strong>pensai: mi sento a casa, e nessuno provi a portarmi via.<br />
Evidentemente mi sbagliavo. Dalla stazione blu di Piramide passai volontariamente a quella gialla di <strong>Brenta</strong>, ventosa e solitaria, fino a sostituirla definitivamente con dei noiosissimi autobus urbani di indubbia efficienza.<br />
La metro mi manca (non quella romana a dirla tutta). Mi manca la <em>biodiversità cittadina</em>: dall&#8217;impiegato con ventiquattrore alla top model ventiquattro chili, dal rapper italian style allo studente universitario <em>radical-cheap</em>, dalla &#8220;signora bene&#8221; alla badante, dalla collana di perle e décolleté all&#8217;acconciatura fucsia con parure di piercing. La metro è indubbiamente uno degli ecosistemi più variegati della nostra società. Ecco perché ho provato un immenso piacere nel leggerla come oggetto di <em>detargettizzazione </em>nell&#8217;ultimo capitolo del breve ma pungente saggio di <strong>Remo Bassetti</strong>, <a href="http://www.remobassetti.com/Blog/contro-il-target/" target="_blank">Contro il target</a>. Mezzo anticlassista in grado di collegare centro e periferia in tempi stretti, la metropolitana rappresenterebbe un elemento destabilizzante nella progettazione di campagne fortemente targettizzate, contenitore eccentrico e rizomatico di difficile controllo, <em>contro il target</em> appunto.</p>
<p><span id="more-974"></span></p>
<p>Insieme al <strong>link</strong>, collegamento extratestuale in grado di costruire una <em>ramificazione ingovernabile </em>di continui spostamenti concettuali, la metropolitana sarebbe quindi per l&#8217;autore l&#8217;antidoto a questa dilagante e reazionaria marketizzazione della società, che segmenta gruppi di individui cullandoli nelle loro più o meno autentiche percezioni di sé e chiudendoli all&#8217;interno di campane di senso (o meglio di consumo) capaci di tenerli lontani da contaminazioni, sporcature, intrusioni di alterità, ovvero <strong>cambiamenti, movimenti, trasformazioni</strong>.</p>
<p>E mentre ci chiediamo se un&#8217;altra comunicazione è possibile (e il dibattito su questo è più che aperto), proviamo a goderci &#8211; almeno chi può &#8211; questo abitare straniante e <em>politically uncorrect</em> della metropolitana.</p>
<p><em>Mind the gap.</em></p>
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		<title>Invertising: voglia di inversioni a U</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:26:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_573" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-573 " title="invertising-paolo-iabichino" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/invertising-paolo-iabichino.jpg" alt="Invertising. Di Paolo Iabichino" width="180" height="279" /><p class="wp-caption-text">Invertising. Di Paolo Iabichino</p></div>
<p>Diciamolo. Leggere <strong><a href="http://www.invertising.it/" target="_blank">Invertising</a></strong> mi ha fatto bene. Non solo perché è un ottimo testo sulle nuove prospettive della pubblicità, che &#8211; almeno per adesso &#8211; sembra costituire gran parte del mio lavoro, non solo perché ha aperto cassettini della mia memoria chiusi a chiave, da cui sono usciti il pesantissimo <em>No Logo</em> di Naomi Klein appoggiato sul mio comodino e il fantasioso ma appassionato periodo in cui era proibito bere <strong>Coca Cola</strong>, ma anche e sopratutto perché è un testo che ripete in modo quasi ossessivo &#8211; ma non è mai abbastanza!  - un concetto  a volte dimenticato dalla spinta propulsiva dei nuovi linguaggi: nella dialettica tra messaggio e medium, è sempre il primo che guida il secondo.</p>
<p>Sacrosante parole inserite dall&#8217;autore in una prospettiva di <strong>&#8220;ecologia dei media&#8221; </strong>che a volte perdiamo non solo facendo pubblicità, ma anche arte, informazione, politica, ogni volta insomma in cui scambiamo il fine con il mezzo.</p>
<p>Valga per tutti il ridicolo <a href="http://www.youdem.tv/" target="_blank">YouDem</a> del nostro sempre più improbabile <strong>Partito Democratico</strong>, nato sotto la scia &#8220;social&#8221; della campagna elettorale di Obama ma svuotato di ogni energia di contenuto (ancora ricordo le campagne banner pianificate su Repubblica che presentavano con orgoglio il nuovo &#8211; e vuoto -  strumento 2.0 della politica nostrana).</p>
<p>Mi verrebbe quasi voglia di spedire a <strong>Pierluigi Bersani </strong>una copia dell&#8217;illuminante testo di <strong>Paolo Iabichino</strong>, con una dedica:</p>
<p><em>Caro Segretario, la prossima volta che pensi di andare a Sanremo o in qualsiasi nuovo spazio nazional-popolare ti venga in mente per comunicare con &#8220;la gente che si diverte&#8221; fatti una domanda: &#8220;Ho davvero qualcosa di interessante da dire?&#8221; E se la risposta è no, fermati, stai a casa tua e rifletti sul messaggio. Il medium &#8211; qualunque esso sia &#8211; verrà da sé. </em></p>
<p>A chi interessa invece una prospettiva specialistica sul testo, che ha implicazioni ben più complesse di quelle esposte qui, consiglio le recensioni uscite sui blog di: <a href="http://mestierediscrivere.splinder.com/post/22026436/Etica+e+creatività+dell'inver" target="_blank">Luisa Carrada</a>, <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2010/01/15/linvertising-in-libreria-e-universita/" target="_blank">Giovanna Cosenza</a>, <a href="http://www.7thfloor.it/2009/12/07/invertising-paolo-iabichino-come-trasformare-la-pubblicita/" target="_blank">Andrea Genovese</a>, <a href="http://www.minimarketing.it/2010/01/ho-letto-invertising.html" target="_blank">Gianluca Diegoli</a>.</p>
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		<title>Immergersi in un libro</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:38:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_470" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-470" title="segnalibro_balena" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/02/segnalibro_balena.jpg" alt="Una coda di balena vi ricorda a che punto state nella vostra lettura. " width="550" height="314" /><p class="wp-caption-text">Una coda di balena vi ricorda a che punto state nella vostra lettura.</p></div>
<p>Che meraviglia poter trovare il tempo di immergermi di nuovo nella lettura di un romanzo.<br />
Potrei intanto cominciare dal segnalibro giusto.</p>
<p>Si acquista su <a href="http://www.atypyk-e-shop.com/boutique/fiche_produit.cfm?ref=AT29165&amp;type=2&amp;code_lg=lg_fr&amp;num=0" target="_blank">Atypyk Shop</a></p>
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		<title>Where is Miranda? White is for witching booktrailer</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 22:01:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;illustratore Jon Klassen, che ha collaborato anche all&#8217;attesissimo film Coraline, è autore, insieme a Julia Pott, di questo  ...<a href="http://www.excentrica.it/where-is-miranda-white-is-for-witching-booktrailer" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="500" height="288" data="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4410919&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4410919&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1" /></object></p>
<p>L&#8217;illustratore <a href="http://jonklassen.blogspot.com/" target="_blank">Jon Klassen</a>, che ha collaborato anche all&#8217;attesissimo film <a href="http://coraline.com/" target="_blank">Coraline</a>, è autore, insieme a Julia Pott, di questo  booktrailer minimale e dal gusto retrò confezionato per il romanzo <a href="http://www.whiteisforwitching.com/" target="_blank"><em>White is for witching</em></a>, della giovanissima scrittrice anglonigeriana <strong>Helen Oyeyemi</strong>.</p>
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