Dal mappamondo a street (with a) view*

Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA.

Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA.

Ierisera, mentre guardavo F. saltare con un click da una foresta di abeti della Finlandia a una baia del Messico, fino al lungomare di un piccolo centro delle Canarie, la mia mente è tornata alle ore passate da piccola davanti a quell’oggetto ormai fuori dal tempo che è il mappamondo.

Acceso/spento, visione politica/visione fisica. Quanti paesi attraversa quel fiume? Che confini toccano quelle montagne? Quanto è grande il deserto? E i mari?
E poi, sopra tutto, più di ogni altra cosa: chiudi gli occhi, appoggia il dito indice della mano destra, fai scorrere il mappamondo sotto con la mano sinistra, aspetta che si fermi, guarda dove sei. Immagina.
Continue Reading →

Invertising: voglia di inversioni a U

Invertising. Di Paolo Iabichino

Invertising. Di Paolo Iabichino

Diciamolo. Leggere Invertising mi ha fatto bene. Non solo perché è un ottimo testo sulle nuove prospettive della pubblicità, che – almeno per adesso – sembra costituire gran parte del mio lavoro, non solo perché ha aperto cassettini della mia memoria chiusi a chiave, da cui sono usciti il pesantissimo No Logo di Naomi Klein appoggiato sul mio comodino e il fantasioso ma appassionato periodo in cui era proibito bere Coca Cola, ma anche e sopratutto perché è un testo che ripete in modo quasi ossessivo – ma non è mai abbastanza!  - un concetto  a volte dimenticato dalla spinta propulsiva dei nuovi linguaggi: nella dialettica tra messaggio e medium, è sempre il primo che guida il secondo.

Sacrosante parole inserite dall’autore in una prospettiva di “ecologia dei media” che a volte perdiamo non solo facendo pubblicità, ma anche arte, informazione, politica, ogni volta insomma in cui scambiamo il fine con il mezzo.

Valga per tutti il ridicolo YouDem del nostro sempre più improbabile Partito Democratico, nato sotto la scia “social” della campagna elettorale di Obama ma svuotato di ogni energia di contenuto (ancora ricordo le campagne banner pianificate su Repubblica che presentavano con orgoglio il nuovo – e vuoto -  strumento 2.0 della politica nostrana).

Mi verrebbe quasi voglia di spedire a Pierluigi Bersani una copia dell’illuminante testo di Paolo Iabichino, con una dedica:

Caro Segretario, la prossima volta che pensi di andare a Sanremo o in qualsiasi nuovo spazio nazional-popolare ti venga in mente per comunicare con “la gente che si diverte” fatti una domanda: “Ho davvero qualcosa di interessante da dire?” E se la risposta è no, fermati, stai a casa tua e rifletti sul messaggio. Il medium – qualunque esso sia – verrà da sé.

A chi interessa invece una prospettiva specialistica sul testo, che ha implicazioni ben più complesse di quelle esposte qui, consiglio le recensioni uscite sui blog di: Luisa Carrada, Giovanna Cosenza, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli.

Mona Hatoum: con gli occhi di Alice

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)

Bisogna essere nel paese delle meraviglie per meravigliarsi. E bisogna meravigliarsi perché le cose possano cambiare.

Afferma Chiara Bertola, a proposito delle sculture giganti di utensili da cucina dell’artista palestinese Mona Hatoum: “preferisco vederli con gli occhi di Alice nel paese delle meraviglie, che come l’artista sa usare uno strumento sottile ed efficace come l’ironia: uno strumento seduttivo che posto all’origine potenzia la comunicazione. Preferisco vedere il lato visionario e leggere lo stupore dell’artista, ogni volta che incontra un oggetto da cucina, come quello di una donna nomade, instabile, poco domestica e contemporanea, che in cucina non riconosce più né cose né funzioni.”

Continue Reading →

Fatti non foste a viver come bruti… Ah no?

Non sono sicura di voler commentare questo spot, perché le uniche parole che riuscirei a scrivere sarebbero offese e insulti alla nostra televisione pubblica, ai nostri dirigenti, ai nostri politici. Excentrica questo non lo permette.
Vi basti sapere quindi che il video qui sotto è stato commissionato dalla BBC per promuovere – eh sì, c’è chi ancora lo fa! – un nuovo canale tematico dedicato ai documentari.
Stop motion e postproduzione digitale con un retrogusto Dada. Molto carino.

Via | Designerblog

Machinarium: il lato estetico del pensiero laterale

machinarium_cover

La cover di Machinarium, adventure game di Amanita-Design.

La premessa è d’obbligo. Excentrica non ama i videogame. Non ci ha giocato quand’era piccola, tantomeno ci gioca da grande.
Ha sempre pensato che fosse una sorta di legge del contrappasso quella che l’ha obbligata, per almeno due anni, a localizzare i videogame di Spongebob, con tanto di  testing finale.
Il secondo livello – o quadro – è entità sconosciuta per lei, se non forse in Bubble Bubble, e ancora si chiede come sia possibile curvare in velocità con Mario Kart.

Detto questo, ringrazia F. per le solite preziose segnalazioni e consiglia a tutti di giocare con Machinarium, un adventure game del tipo “punta e clicca” che è cura per gli occhi e per le orecchie, nonché un fantastico training per il cosiddetto “pensiero laterale” (e nessuno più di noi, figli degli anni ’80 – no, essere nato nel ’79 non basta a salvarti! – ne ha estremo bisogno).

Continue Reading →

Cildo Meireles #2: guardare attraverso

Cildo Mereiles. Atravès. 1983-9

Cildo Mereiles. Atravès. 1983-9

Atravès è un territorio di tanti NO e di un grande SI. Labirinto di proibizioni e interdizioni lungo un pavimento dove i vetri rotti creano questa continua metafora del guardare attraverso.

L’opera permette allo sguardo di circolare nonostante le restrizioni del corpo. Una sinestesia… Intendo, è esattamente quando cominci a sentire i vetri rotti che cominci a vedere, a capire questo passare attraverso.

Tratto da Cildo Mereiles, catalogo della mostra omonima, Tate Modern, 14  ottobre 2008 – 11 gennaio 2009, a cura di Guy Brett.

Piccole cose di valore non quantificabile

Cast: Gianni Ferreri, Fabrizia Sacchi
Regia: Paolo Genovese, Luca Miniero
Sceneggiatura: Gianni Ferreri, Fabrizia Sacchi
Data di uscita: 1999
Durata: 10′

Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l’insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni.

Di serendipità e piccole memorie
Trovare questo delizioso cortometraggio mentre cercavo recensioni di Invertising mi ha ricordato, come spesso accade, la prima volta in cui ho sentito parlare di serendipity del web. Ero seduta su una poltroncina di velluto rosso di una polverosa aula nel buio seminterrato della sede regionale Rai di Firenze. Ne parlava Antonio Sofi – per capire chi è consiglio il suo blog – nelle prime lezioni, le più belle con il senno del poi, del master in multimedia content design.

Continue Reading →