Linkiesta è online e per adesso ci convince

Linkiesta.it, home page del 1° febbraio 2011.
Dunque, dopo un lungo teaser che molti di noi hanno seguito via twitter (o forse via facebook), è online Linkiesta, l’ultimo, in Italia, di una serie di testate giornalistiche online tra cui spiccano Il Post (seguitissimo, su alcuni temi peraltro ottimo!) e Lettera43, di cui la sottoscritta non supera una linea editoriale poco definita unita ad un’organizzazione caotica delle informazioni e una grafica troppo pesante.
Dunque è online, e com’è? Beh, comincio da quello che mi ha convinto.
- Mi ha convinto prima di tutto la dichiarazione trasparente del modello di business, parte integrante e direi quasi centrale della loro descrizione di progetto.
- Del suddetto, mi convince il fatto di non affidarsi completamente al ricatto pubblicitario, cercando piuttosto abbonati sostenitori a cui offrire benefit in forma di partecipazione alla vita del giornale, compresa la possibilità di proporre inchieste. Pago, quindi, e ottengo in cambio informazione di qualità che non comprende le tette delle quattro del pomeriggio in colonna destra, immancabili su testate come Repubblica e Corriere.
- Mi ha convinto anche la scelta di iscrivere le seguenti categorie come aventi diritto alla riduzione sull’abbonamento: oltre ai classici under 30, compaiono gli insegnanti di scuola e il personale universitario o di centri di formazione. Abituati ad un utenza delle testate online che si compone soprattutto di liberi professionisti, imprenditori e impiegati della new economy, trovo coraggioso il rivolgersi esplicitamente alle categorie di educatori, spesso tacciati come anacronistici e incapaci di stare al passo con la modernità. Bella sfida, vediamo che accade.
- Inoltre, mi convince – ma come potrebbe essere il contrario, in effetti? – la contrattualizzazione “tipica” di gran parte dei loro collaboratori, l’alto numero di soci con quota bloccata al 5% (nessuno ha messo più di 50.000 euro), e lo sviluppo della piattaforma su sistema open source affidata a due sviluppatori conosciuti “casualmente” (cit.) ad un Drupal Camp a Torino. La cosa ha persino un retrogusto romantico.
- Mi piace, infine, la Rassegna Stampa di Bruno Perini, alla quale è ovviamente possibile iscriversi tramite Feed RSS.
C’è qualcosa che non mi convince? Difficile dare giudizi negativi su una versione beta, che ha ancora molta strada da fare prima di definirsi. Si possono semmai indicare alcuni punti deboli, che per me si traducono in:
- La linea editoriale. Il titolo farebbe pensare a una testata di sole inchieste, che ricorda immediatamente l’ormai mitico ProPublica, Premio Pulitzer per l’inchiesta sulle morti sospette di un ospedale durante il post Katrina. In realtà Linkiesta propone anche analisi e articoli di opinione, il che non è certamente di per sé un punto negativo, se non fosse che la mancata classificazione strutturale degli articoli presentati rende il tutto un po’ caotico e non aiuta a chiarire il posizionamento. Ma su questo forse è davvero presto per dare un giudizio.
- Anche l’interfaccia, ammetto, non mi ha convinto del tutto. La forma classica del blog, una sola colonna con articoli in successione, mal si concilia a mio parere con le esigenze da testata giornalistica. Sarò troppo ancorata agli standard, ma un’interfaccia come quella de Il Post mi aiuta di più nell’orientamento rendendo più leggera la scelta degli articoli. Anche la mancata esplicitazione delle rubriche nelle voci di menu mi sembra una scelta ardita e non così costruttiva. Potrei comunque ricredermi nei prossimi mesi.
In ogni caso, mi sembra un progetto editoriale e imprenditoriale da tenere sott’occhio, per capire soprattutto quali contenuti sarà in grado di proporci e quanto potrà quindi contribuire al miglioramento – mai stato così necessario – dell’attuale offerta mediatica di questo paese.
I’ll stay tuned.





