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Internet: amico o nemico?

Anacronismi. Sala concerti abbandonata a Detroit.

Poco tempo e troppo caldo. Excentrica si arrende alla ragnatela estiva e cerca la concentrazione attraverso l’immobilità, la solitudine, la distanza dalla incandescente tastiera. A questo proposito segnala un interessante articolo di Marco Mancassola, apparso su Il Manifesto due mesi fa e interamente leggibile sul blog dell’autore. Le sue parole danno voce agli attacchi di tachicardia, ansia diffusa, nausea da overload informativo che assalgono lei e – ne è sicura –  tutti coloro che operano nelle professioni della chiacchierata new economy.
E così, invece di leggere i feed rimasti nel suo Google Reader, Excentrica accende la radio e ritrova se stessa in un salutare anacronismo mediatico. Buona lettura.

IN FUGA DALLA RETE. GLI AMBIGUI VANTAGGI DELL’ETERNA PRESENZA

“C’è da dubitare che uno scrittore con una connessione internet al suo posto di lavoro stia scrivendo un buon libro.” Quando poche settimane fa il quotidiano The Guardian chiese ad alcuni scrittori di fama internazionale di compilare un decalogo con i loro consigli di scrittura, il romanziere americano Jonathan Franzen inserì nel suo decalogo questa norma a difesa della concentrazione. Qualunque scrittore sa quanto sia strategica la battaglia per la concentrazione e in questa battaglia, semplicemente, la rete sta dalla parte del nemico. La rete è informazione, certo, possibilità di eseguire in breve tempo ricerche, di recuperare dati o anche solo di consultare un dizionario online. Ma la rete è soprattutto distrazione. Finestre di chat che sbocciano sullo schermo come fiori di una pianta carnivora, raffiche di email che interrompono il lavoro. Un problema che non solo gli scrittori conoscono bene.

Continua a leggere sul blog di Marco Mancassola.

La foto è tratta dalla raccolta The ruins of Detroit, di Yves Marchand & Romain Meffre.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

A volte mi chiedo se il trauma storico della Seconda Guerra Mondiale, che ha accompagnato la mia vita studentesca fin dalla fine delle elementari, sia ancora vivo e condiviso nelle nuove generazioni di bambini studenti. Mi chiedo, per esempio, se anche loro tentano invano di immaginare cosa significhi trovarsi in mezzo all’esplosione della bomba atomica. Mi chiedo se provano lo stesso smarrimento nello sforzo, tutto infantile, di creare un ordine di grandezza delle atrocità – la bomba atomica è più o meno dell’olocausto? - fino ad arrendersi, stremati, all’impossibilità di firmare un elenco certo.
E chissà se la loro estate, come la mia di vent’anni fa, è scandita da letture engagées, libri da grandi portati tra secchiello e paletta, e mostrati con lo stesso orgoglio del primo bikini. Nell’iniziazione alla fase adulta, le atrocità della Seconda Guerra Mondiale sembravano stendersi sui nostri corpi come i tatuaggi da spiaggia, gli amati trasferelli barattati con quattro ghiaccioli alla menta.
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Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

E’ il 3 di agosto. La maggior parte dei blog che seguo, per passione, per lavoro, per simpatia, è chiuso per ferie. Le città si svuotano e i lidi si affollano. Il caldo ottenebra le menti e fiacca la scrittura. Ma, se la leggenda vuole che Fred Vargas (a proposito, è appena uscita una graphic novel con Adamsberg protagonista!) abbia scritto i suoi primi romanzi nelle sue tre settimane di vacanza ad agosto, significa che il mese delle cicale può regalare, in sordina e con indolenza estiva, grandi soddisfazioni.

Ed è così che, dopo più di un mese di afasia, riprendo a tenere il mio intermittente, incoerente, rizomatico diario, infarcito di arte, comunicazione, nuove tecnologie e pizzichi di personalissima visione del mondo. Inutile cercare un filo conduttore, non l’ho trovato neanch’io, né tra i pixel né tra gli atomi. Colpa mia o colpa della nebbia dei tempi, ma tant’è.

Che cosa ho fatto in questo mese di assenza? Molto, forse moltissimo, ma se devo compiere un unico prelievo e trascriverlo qui, sarà l’esperienza tattile e visiva della sala dedicata a Penone e alle sue Sculture di Linfa, parte della collezione permanente del MAXXI di Roma. Lei, da sola, vale la visita e la mia sparizione.

“Lo strumento del toccare sono le mani, l’epidermide delle mani. I centri sensori del nostro corpo sono soprattutto sulla superficie, non all’interno. Il nostro corpo è fatto di parti molli e parti dure. La scatola cranica si adatta alla forma che protegge. L’osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma. Il cervello aderisce al cranio, sul quale registra le sue pulsioni ma non è in grado di leggere la superficie che tocca. Per capire e avere coscienza della forma della superficie interna al cranio occorre toccarla con le mani, vederla con gli occhi.”

Le parole di Giuseppe Penone sono tratte dal testo di Georges Didi-Huberman, Su Penone, Electa – Pesci Rossi, 2008.

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I sette cieli celesti di Kiefer.

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I palazzi cieli celesti di Kiefer.

Eccolo. Lo aspetto da mesi e adesso ci siamo. L’Hangar Bicocca, enorme e affascinante spazio strappato alla morte industriale per una rinascita nell’arte contemporanea, riapre dopo una lunga chiusura al pubblico. Sotto la nuova direzione artistica di Chiara Bertola e con un approccio al networking che coinvolge il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York per la pianificazione di grandi mostre itineranti, ci regalerà da venerdì 25 giugno l’esposizione Personnes, di Christian Boltanski.

Già esposta a Parigi, l’installazione di dimensioni monumentali, in sintonia con quella permanente di Kiefer già presente all’Hangar, consiste in un cumulo di tonnellate di vestiti che vengono sparsi casualmente nello spazio espositivo da una gru. In contemporanea, diffuso per tutto lo spazio della navata, l’audio assordante dei 30000 battiti cardiaci raccolti dall’artista per il suo progetto di risonanza collettiva “les archives du coeur”.
Se le vostre menti sono volate verso il ben più moderato e ironico cumulo di stracci di un Pistoletto anni d’oro, riportatele a terra. Nella versione “post” di Boltanski, quella di tempi in piena celebrazione funebre di una modernità che fu, il pianto e il dolore soffocano l’ironia e gli straniamenti linguistici recuperando forse – ma devo assistere per darne giudizio – una dimensione epica e spirituale spesso rifiutata dalle avanguardie del secolo breve. La dimensione, appunto, di un grande funerale collettivo per un’umanità che se ne va.

Ecco: i to do dell’arte contemporanea si allungano – il MAXXI chiede ancora vendetta – mentre excentrica si addormenta sul divano alle 22.30 sognando pagine non lette dei suoi 12 libri in lista per essere svegliata poi dal senso di colpa nascosto nei fondi del caffè mattutino.

Buona giornata ai miei “cari 25 lettori”.

L'opera in filo di seta di Jens Risch nella mostra As Soon As Possibile. L'accelerazione nella società contemporanea. Strozzina.

L'opera in filo di seta di Jens Risch nella mostra As Soon As Possibile. L'accelerazione nella società contemporanea. Strozzina.

Sarete stati inondati anche voi, come me, dalle due news che hanno dominato il lato geek del web negli ultimi due giorni: Mashable che annuncia il superamento dei social network sui motori di ricerca in UK e Google che da parte sua annuncia l’agognata uscita di Caffeine: nuovo sistema di indicizzazione che garantisce ricerche più mirate e soprattutto più veloci, con risultati a prova di real time.
Adesso la domanda è d’obbligo: da dove siete arrivati a queste news? Qual è stata – per usare un’espressione di Analyticsl’origine dell’accesso? Se, come penso, molti di voi risponderanno Facebook o Twitter, l’avanzata è chiara: i social guidano la diffusione dei contenuti e invadono così il tranquillo salotto del search. Come andrà a finire?

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La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette.

La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette.

Nel lungo e faticosissimo viaggio verso la leggerezza Excentrica ha messo in valigia questo fotogramma.

Grazie Sofia.

Di Vendola, Puglia e balli negati

Campo in Puglia. L'immagine è di @nnalis@ su Flickr.

Campo in Puglia. L'immagine è di @nnalis@ su Flickr.

Excentrica e F. sono appena tornati da una vorticosa tre giorni a Livorno, città natale di lei. Come sottolinea più volte F, non hanno fatto altro che mangiare, passando da un tavolo a un altro: quello della mamma a 3 portate, quello pasquale della zia a 10 portate, quello degli amici bagnato da ottimo vino e da chiacchiere fitte. Ecco, se da una parte sono tornati a Bologna con il fardello della dieta sulle spalle che li accompagnerà per il prossimo mese, dall’altra hanno svuotato quello della rabbia e della rassegnazione politica, parlando con chiunque del risultato elettorale della scorsa settimana.

E mentre Vendola e la sua terra sembrano sempre di più il faro che illumina la notte di un elettorato di sinistra smarrito, ferito e imbestialito, il coro di ogni tavolo era univoco: “ma lo sai che la Lega ha preso il 3% persino a Livorno?
Livorno, dove nel ’76 il PCI prendeva più del 70% e Cota era lontano dai nostri incubi. E quando ieri all’Infedele lo sentivo dire “noi siamo quelli veri, noi siamo il popolo, noi non stiamo nei salotti e ce ne freghiamo degli editoriali sui giornali perché stiamo con la gente comune che quella roba non la legge” il mio cervello è stato attraversato da una miriade di sinapsi contemporanee che hanno prodotto un flusso indistinto di considerazioni. Cercherò qui di metterle in rigoroso ordine cronologico di apparizione:

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