Cercasi donne libere e senza palle, grazie!

Carla Lonzi, Ritratto.

Carla Lonzi, Ritratto.

La donna non va definita in rapporto all’uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. *

Excentrica è femminista e non ha alcun problema a dirlo. Ci tiene però a sottolineare che essere femminista in Occidente nel 2010 non significa bruciare reggiseni – evitare di comprarli mi sembra una soluzione migliore anche in ottica economica – non depilarsi e rinunciare al rossetto. Essere femminista significa riconoscere che c’è ancora molto da fare prima che l’uomo smetta di plasmare il mondo a sua unica immagine e somiglianza e che la donna ne sappia vedere i mille e ingannevoli aspetti. 

Perché Cinzia – il cui cognome sembra un optional nelle cronache dei nostri giornali – o Patrizia D’Addario, o tutte le altre donne che hanno tentato di appoggiarsi al potere maschile per ottenere un posto nel mondo, non sentono in questo un’umiliazione senza fine? Un soffocamento della loro identità, una catena ai loro piedi, un burqa invisibile ma altrettanto coercitivo, infilato volontariamente sui propri corpi?

E perché molte ragazze delle nuove generazioni sembrano quasi aver paura nel pronunciare il termine femminismo e non s’indignano invece per la continua rappresentazione dei propri corpi come pezzi di carne nelle vetrine dei macellai? E perché, ancora, molte di loro si definiscono “con le palle” senza provare alcun disagio?

AAA: cercasi donne libere. Possibilmente senza palle. grazie.

* Carla Lonzi, Manifesto di Rivolta Femminile, 1970.

Mona Hatoum: con gli occhi di Alice

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)

Bisogna essere nel paese delle meraviglie per meravigliarsi. E bisogna meravigliarsi perché le cose possano cambiare.

Afferma Chiara Bertola, a proposito delle sculture giganti di utensili da cucina dell’artista palestinese Mona Hatoum: “preferisco vederli con gli occhi di Alice nel paese delle meraviglie, che come l’artista sa usare uno strumento sottile ed efficace come l’ironia: uno strumento seduttivo che posto all’origine potenzia la comunicazione. Preferisco vedere il lato visionario e leggere lo stupore dell’artista, ogni volta che incontra un oggetto da cucina, come quello di una donna nomade, instabile, poco domestica e contemporanea, che in cucina non riconosce più né cose né funzioni.”

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