Ferragosto bolognese

L'immagine è di Simone Sacchi, pubblicata su Flickr con copyright reserved. Mi scuso in anticipo per questo "furto" per una giusta causa.

Piazza Santo Stefano. L'immagine è di Simone Sacchi, su Flickr.

Ci contiamo sulle dita di una zampa di gallina. Siamo i sopravvissuti all’apocalisse cittadina di Ferragosto; quella che spazza via corpi e lascia solo spazi, ingoia vetrine ed esibisce edifici.
Ode assoluta al vuoto, alla lentezza, al silenzio. Benedetta oggi da un eccentrico vento e da un azzurro coraggioso.

Bologna si ricorda il suo rosso e lo mostra sfacciata ad occhi assenti. Oggi, forse, la sento più mia.

Buon Ferragosto a chi è rimasto. Malgrado tutto.

PS:  per l’utilizzo – ammetto, indebito – della bella fotografia qui sopra mi scuso in anticipo. Inserisco però molto volentieri il link all’album Bologna di Simone Sacchi su Flickr.

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Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente

E’ il 3 di agosto. La maggior parte dei blog che seguo, per passione, per lavoro, per simpatia, è chiuso per ferie. Le città si svuotano e i lidi si affollano. Il caldo ottenebra le menti e fiacca la scrittura. Ma, se la leggenda vuole che Fred Vargas (a proposito, è appena uscita una graphic novel con Adamsberg protagonista!) abbia scritto i suoi primi romanzi nelle sue tre settimane di vacanza ad agosto, significa che il mese delle cicale può regalare, in sordina e con indolenza estiva, grandi soddisfazioni.

Ed è così che, dopo più di un mese di afasia, riprendo a tenere il mio intermittente, incoerente, rizomatico diario, infarcito di arte, comunicazione, nuove tecnologie e pizzichi di personalissima visione del mondo. Inutile cercare un filo conduttore, non l’ho trovato neanch’io, né tra i pixel né tra gli atomi. Colpa mia o colpa della nebbia dei tempi, ma tant’è.

Che cosa ho fatto in questo mese di assenza? Molto, forse moltissimo, ma se devo compiere un unico prelievo e trascriverlo qui, sarà l’esperienza tattile e visiva della sala dedicata a Penone e alle sue Sculture di Linfa, parte della collezione permanente del MAXXI di Roma. Lei, da sola, vale la visita e la mia sparizione.

“Lo strumento del toccare sono le mani, l’epidermide delle mani. I centri sensori del nostro corpo sono soprattutto sulla superficie, non all’interno. Il nostro corpo è fatto di parti molli e parti dure. La scatola cranica si adatta alla forma che protegge. L’osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma. Il cervello aderisce al cranio, sul quale registra le sue pulsioni ma non è in grado di leggere la superficie che tocca. Per capire e avere coscienza della forma della superficie interna al cranio occorre toccarla con le mani, vederla con gli occhi.”

Le parole di Giuseppe Penone sono tratte dal testo di Georges Didi-Huberman, Su Penone, Electa – Pesci Rossi, 2008.