Wake up the town: tra studio antropologico e pubblicità. Online.
Sono tornata. In una piovosa e buia mattina bolognese che mi costringe ad accendere la luce per vedere la tastiera del mio MacBook (no, non è quella retroilluminata che sarà pur kitch ma sarebbe molto utile!) scopro, leggendo le centinaia di feed arretrati, una campagna Philips che m’incuriosisce: Wake up the town.
Un po’ esperimento antropologico, un po’ focus in diretta, un po’ digital advertising, Wake up the town si declina con un website, una Facebook Page con landing customizzata, un canale Youtube. Il video che vedete sopra è il trailer della campagna.
Riassumendo…
Cosa: il prodotto da pubblicizzare, Wake up light, è una lampada digitale che regola l’intensità della luce sui ritmi del sole, permettendo così, secondo i produttori, un risveglio graduale e meno traumatico durante la stagione invernale.
Dove: lo scenario della campagna è il suggestivo villagggio di Longyearbyen, tra i luoghi più a nord del mondo, nelle isole Svalbard. Il problema del buio, laggiù, sembra essere più serio che quello della nebbia in Padania Land.
Quando: da oggi e per i prossimi 4 mesi, quando il sole smetterà di sorgere.
Come: fornire all’intera comunità di Longyearbyen, durante questi 4 difficili mesi invernali, la lampada Wake up light e seguirne i presunti (è pur sempre pubblicità!) effetti benefici sulla popolazione. Il film maker Doug Pray (se non conoscete Art & Copy lo consiglio) seguirà l’esperimento realizzando un documentario sull’intero periodo.
Da tenere sotto controllo:
1. Il video è sempre più presente e centrale nelle campagne online e ne rappresenta sicuramente una delle chiavi del prossimo futuro.
2. L’advertising ama gli sconfinamenti e in modo crescente abita le terre di mezzo. Operazione antropologica? Film documentario? Esperimento psicologico? Più domande ci facciamo e meglio è.
3. La narrazione è ancora uno dei punti di forza che non accenna in alcun modo ad offuscarsi nello scenario della pubblicità contemporanea (ma l’arte in questo non è da meno!). Abbiamo bisogno di storie in cui credere e in cui identificarci e a volte credo che la pubblicità sia il nostro Omero. Video e web i suoi nuovi media.
Note: un amico copywriter mi fa notare su FriendFeed che ho dimenticato di citare l’agenzia che ha realizzato la campagna. E’ Tribal DDB Amsterdam. Mi segnala inoltre una case history del 2008 sul legame tra antropologia e pubblicità. E’ Whopper Virgins di Burger King, che ha fatto discutere molto. Segnalo a questo proposito un articolo del Guardian: Burger King’s Whopper Virgins Ads: Just bad taste?



