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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; cinema</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>Il Leone d&#8217;Oro a Somewhere di Sofia Coppola: It&#8217;s about politica!</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Sep 2010 10:29:31 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1044" class="wp-caption alignnone" style="width: 570px"><img class="size-full wp-image-1044" title="Somewhere_coppola" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/09/Somewhere_coppola.jpg" alt="" width="560" height="364" /><p class="wp-caption-text">Somewhere, di Sofia Coppola. Leone d&#39;Oro per la 67esima edizione della mostra del cinema di Venezia.</p></div>
<p>Prima di tutto, una premessa. Impopolare ma sincera. Excentrica non ama <strong>Tarantino</strong>. Non c&#8217;è proprio modo. I loro mondi non vanno d&#8217;accordo. E&#8217; una questione fisica, un inspiegabile fastidio che l&#8217;attraversa in molte scene dei suoi film. Lo stesso che ha provato quando ieri, dal <a href="http://cinema-tv.corriere.it/cinema/speciali/2010/premi_venezia_coppola_8441b924-bdcc-11df-bf84-00144f02aabe.shtml" target="_blank">palco del Palazzo del Cinema di Lido</a>, ha enunciato i criteri di premiazione della giuria da lui presieduta, dicendo: &#8220;<em>It&#8217;s about cinema. Politica?</em> (in italiano) <strong><em>chi se ne frega</em>. </strong>L&#8217;ultima frase è in realtà una mia traduzione, perché il buon <strong>Tarantino</strong> vestito da iena ha solo fatto il classico gesto della mano che da sotto il mento si spinge fuori. Brutto gesto il suo. Gesto che accompagna questa pericolosa concezione dell&#8217;arte e della politica come mondi separati, dove la <strong>bellezza</strong> ha un valore estetizzante e sembra perdere radici ben più profonde, etiche, politiche. Non bisogna parlare di politica per fare della politica, qualcuno lo dica al caro <strong>Quentin</strong>. E qualcuno gli dica che, a dispetto di tutto, anche <em><strong>Somewhere</strong></em>, il film che lui ha premiato tra numerose polemiche, è <strong>un film politico</strong>.</p>
<p><span id="more-1043"></span></p>
<p>E&#8217; politico l&#8217;uso che <strong>Sofia Coppola</strong> fa della sua macchina da presa, con primi piani così ravvicinati, con tempi lunghissimi. La lentezza di una vita svuotata di senso, quella di un acclamato attore hollywoodiano a cui successo, soldi e potere non bastano per trovare radici e per stare in piedi. Il suo corpo ingessato &#8211; lettera e metafora coincidono in questo caso &#8211; sembra aver perso alcune delle funzioni fondamentali, tra cui la parola. La sua bocca è in grado di produrre solo aria, piena di fumo o imbevuta di alcol. Un corpo dalla vita indigesta, che la Coppola ci mostra strisciante dal letto e dal divano dell&#8217;albergo dove vive, al sedile della sua Ferrari, in una <strong>reiterazione di gesti </strong>e situazioni identiche a se stesse. E la <strong>doppia scena delle escort</strong> gemelle che ballano in sincrono negli spazi ristretti della sua camera da letto non è &#8211; come ho sentito dire ieri da un sedicente critico durante il dopofestival marzulliano &#8211; una <em>ripetizione inutile</em><em> che andava tagliata</em>, ma una <strong>scelta precisa, politica direi</strong>, che esprime tutta la noia, l&#8217;inutilità, il fastidio di queste <strong>carni senza corpo</strong> a cui siamo &#8211; in Italia forse più che altrove &#8211; tristemente abituati. E allora, quando la macchina da presa ci mostrerà in primissimo piano le mani delicate della figlia undicenne tagliare e sminuzzare l&#8217;erba cipollina che decora gli hamburger da lei stessa preparati per la colazione del padre e dell&#8217;amico, ritroviamo <strong>corpi capaci di entrare in contatto con il mondo</strong>, di mettersi in relazione, anche semplicemente attraverso piccoli gesti di cura, gesti di attenzione per l&#8217;altro. E cos&#8217;è questo, se non <em>politica</em>?</p>
<p><strong>Sofia Coppola</strong> ha vinto il <strong>Leone d&#8217;Oro</strong> tra mille polemiche, prima tra tutte la sua passata relazione con <strong>Tarantino</strong>. Non posso giudicare questa vittoria non essendo stata a Venezia e non avendo quindi visto gli altri film in concorso. Ho visto <strong>Somewhere</strong> però, e lo consiglio senza indugio, anche solo per la capacità &#8211; non così diffusa &#8211;  di raccontarci una storia attraverso la grammatica delle immagini, delle parole e dei suoni, così come il cinema dovrebbe fare.<br />
<em>It&#8217;s about cinema. </em>In questo Tarantino ha perfettamente ragione.</p>
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		<title>Privacy o intimacy? Iterating my way into oblivion di Carlo Zanni</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 10:48:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u55PBArez3c?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/u55PBArez3c?fs=1&amp;hl=it_IT" wmode="transparent" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Nel teatro del <strong>web 2.0</strong> la battaglia tra libertà e controllo delle identità digitali offre spesso punte di imperdibile ironia. Sulle condizioni della cosiddetta <strong>privacy</strong> dei nostri corpi virtuali si versano quintali di inchiostro che tentano invano una liberazione dal panottico fabbricasoldi delle Big Companies, <strong>Google</strong> e <strong>Facebook</strong> in testa. <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/08/13/news/google_spia-6257171/" target="_blank">Spiati in nome della pubblicità</a> &#8211; declinazione diafana e postmoderna delle più invasive e storiche schedature &#8211; perdiamo non solo quel <em>diritto alla privacy</em> così decantato in ogni sito UGC che si rispetti, ma forse, a brandelli di pixel, anche la nostra intimità, il nostro immaginario, la nostra forza creativa.</p>
<p>Ho letto la storia di questa perdita nella nuova opera di <strong>Carlo Zanni</strong>, artista &#8211; oltreché amico &#8211; tra i più sottili e seduttivi nel campo dei media digitali. Da anni il suo <em>Data Cinema</em> rielabora la grammatica filmica per <strong>espanderla</strong> attraverso l&#8217;uso di <strong>Internet</strong> (e non si dica il <a href="http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/" target="_blank">moribondo web</a>), in grado di produrre narrazioni aperte che variano senza alterare la struttura originaria. In questo caso, il testo dei <em>Termini</em> di <strong>Youtube, </strong>pronunciato da un lettore automatico, muta all&#8217;interno del film contemporaneamente ad ogni nuova release pubblicata sul sito.</p>
<p><em><strong>Iterating my way into oblivion</strong> </em>è forse il suo film più strettamente narrativo, più claustrofobico, e allo stesso tempo più concettuale. Una lente poetica per vedere l&#8217;invisibile vortice <em>del mare in cui dolcemente navighiamo</em>.</p>
<p>Per conoscere meglio l&#8217;opera di <strong>Carlo Zanni</strong>, questo il suo aggiornatissimo sito internet: <a href="http://www.zanni.org/index.html" target="_blank">www.zanni.org</a>.</p>
<p>Per chi è interessato, due miei articoli pubblicati sul mensile <a href="http://www.digicult.it/digimag/" target="_blank">Digimag</a>.</p>
<p><a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1086" target="_blank">Il tempo delle immagini<br />
L&#8217;informazione è il nuovo colore. Intervista </a></p>
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		<title>(Un)conventional Stallone: la campagna lancio di The Expendables</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:32:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="560" height="445" data="http://www.youtube.com/v/fncp0sQvBM0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fncp0sQvBM0?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /></object></p>
<p>Difficile definire <strong>non convenzionale</strong> una campagna così <strong>convenzionalmente muscolare</strong> come quella per lanciare l&#8217;ultima chicca stalloniana, <em>The Expendables</em> (<em>I mercenari</em>), in uscita oggi nelle sale oltreoceano e a breve in quelle italiane.</p>
<p>La declinazione social non si è fatta mancare niente. In un vettore sempre più teso che tenta in ogni modo di annullare la differenza tra contenuti editoriali e ads, lo s<em>torytelling</em> di <strong>The Expendables</strong> lo troviamo su <a href="http://twitter.com/lionsgatemovies" target="_blank">Twitter</a>, <a href="http://www.facebook.com/expendablesmovie" target="_blank">Facebook</a>, <a href="http://foursquare.com/expendablesmovie" target="_blank">Foursquare</a>, in un movimentato <a href="http://www.youtube.com/expendables" target="_blank">takeover su Youtube</a> e nell&#8217;immancabile <em>viral</em>, un <strong>fake fan-trailer</strong> che fa appello agli ultimi brandelli di machismo per una <em>&#8220;call to arms&#8221;</em> a colpi di botteghino contro l&#8217;iperglicemico e tutto femminile <em>Eat, Pray, Love </em>(<em>Mangia, Prega, Ama</em>) di <strong>Julia Roberts</strong>, in uscita lo stesso giorno. Una <strong>simulazione UGC </strong> che al grido di &#8220;<em>riprendiamoci ciò che ci spetta</em>&#8221; si conclude con una <em>chiamata all&#8217;azione</em> di intenso machismo con tanto di minaccia finale: &#8220;<em>Se [The Expendables] perde contro Eat, Pray, Love? Non meriti più di essere un uomo</em>&#8220;.</p>
<p>Cercando di non dimenticare la dimensione autoironica (è ironico vero? non ci sono dubbi su questo?), preferirei comunque vedere applicato cotanto mix non convenzionale per la comunicazione di contenuti meno&#8230; come dire&#8230; convenzionali.</p>
<p>Delle molteplici declinazioni della campagna si è parlato molto su numerosi spazi specialistici. Segnalo <a href="http://mashable.com/2010/07/01/lionsgate-foursquare-promotion/" target="_blank">Mashable</a> per la presenza in Foursquare, <a href="http://www.digitalbuzzblog.com/the-expendables-youtube-takeover/" target="_blank">Digital Buzz</a> per il takeover di Youtube, l&#8217;italiano <a href="http://www.ninjamarketing.it/2010/07/21/il-trailer-ugc-fa-appello-agli-uomini-per-the-expendables/" target="_blank">Ninja Marketing</a> per il trailer.</p>
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		<title>Elogio della leggerezza #2: accetta l&#8217;incoerenza</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:19:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel lungo e faticosissimo viaggio verso la leggerezza Excentrica ha messo in valigia questo fotogramma. Grazie Sofia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_736" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-736" title="marieantoinette_converse1" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/04/marieantoinette_converse1.jpg" alt="La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette. " width="550" height="340" /><p class="wp-caption-text">La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette. </p></div>
<p>Nel lungo e faticosissimo viaggio verso la leggerezza Excentrica ha messo in valigia questo fotogramma.</p>
<p>Grazie Sofia.</p>
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		<title>Happy Family: il fascino discreto di una meta narrazione borghese</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 08:48:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_712" class="wp-caption alignnone" style="width: 590px"><img class="size-full wp-image-712 " title="happy_family" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/04/happy_family.jpg" alt="Marherita Buy in Happy Family" width="580" height="385" /><p class="wp-caption-text">Margherita Buy in Happy Family</p></div>
<p><em>&#8230; Questo film è dedicato a chi ha paura.<br />
</em><br />
&#8220;Ecco. E&#8217; per me&#8221;, ha pensato <strong>Excentrica</strong> alla fine del prologo di <strong>Happy Family</strong> in un affollatissimo Odeon di via Mascarella a Bologna.<br />
Non dev&#8217;essere stata l&#8217;unica. Quale essere pensante non ha paura? Certo, lei forse ha un pizzico più paura degli altri: paura degli insetti prima di tutto, paura dei film horror, thriller, persino noir di tanto in tanto, paura di perdere l&#8217;autobus, il treno, l&#8217;aereo e le occasioni della vita, paura di sbagliare, cadere, anche solo vacillare, paura dei tuffi di testa (ma che bello quando ci riesce!), paura delle meduse e degli arrivi inattesi, paura dei cavi aggrovigliati e della caffettiera troppo piena, paura del buio.<br />
Paura di tutto, ma non dell&#8217;amore. Ecco perché, in fondo, tra lei e Ezio, un fantastico De Luigi che scrive e non vive, la differenza è netta.<br />
Ma la scintilla è scattata lo stesso, per un film che taglia e cuce lo <strong>storytelling</strong> con l&#8217;amore che solo un inventore di storie può avere. Senza inganni, senza falsa seduzione, <strong>Salvatores</strong> ci apre una porta e ce la fa attraversare continuamente: dentro/fuori, fuori/dentro.<br />
Il narrare è anche questo: uscire e entrare in mondi paralleli e connessi, dove realtà e immaginazione si mischiano, dove la metamorfosi è continua e meravigliosa, ma soprattutto è in mano a noi, che come una tessitrice costruiamo di giorno in giorno la trama della nostra vita.</p>
<p><strong>In breve:</strong> Sei personaggi in cerca d&#8217;autore nella versione tardo moderna di una Milano borghese, estiva e decisamente suggestiva.</p>
<p>Consigliatissimo.</p>
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		<title>Agnès Varda: il mistero ricorrente</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:59:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_608" class="wp-caption alignnone" style="width: 658px"><img class="size-full wp-image-608" title="varda_cleo" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/varda_cleo.png" alt="Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962" width="648" height="393" /><p class="wp-caption-text">Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962</p></div>
<p>&#8220;Ci troviamo costantemente di fronte a cose che non comprendiamo. Non capiamo bene neppure noi stessi! Il compito di un artista è affrontare la mancanza di comprensione e i misteri ricorrenti. E credere negli effetti positivi del <strong>mistero</strong> e della possibilità di <strong>comunicare</strong>.<br />
Quello artistico è eminentemente un lavoro <strong>solitario</strong>. Anche se hai un buon cameraman, o un ottimo tecnico del montaggio, o attori eccellenti, nel realizzare una pellicola sei comunque solo. Ho avuto attori fantastici &#8211; Sandrine Bonnaire era magnifica in <em>Senza tetto né legge</em> &#8211; ma il film, nella sua struttura, il montaggio, dipendevano completamente dalle mie decisioni. Non è questione di &#8220;io, io io&#8221;. Semplicemente, ciò che condividi con lo spettatore <strong>non può passare attraverso più di una persona</strong>.</p>
<p>Arte e cinema sono temi <strong>individuali</strong>. &#8221;</p>
<p>Agnès Varda intervistata da Hans Ulrich Obrist in <em><strong>Interviste</strong></em>, volume 1, Edizioni Charta, Milano, 2003.</p>
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		<title>I&#8217;m here: histoire d&#8217;amour per cuori di acciaio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 22:18:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco cosa accade se un brand come <strong>Absolut</strong> lascia <em>carte blanche</em> a un regista come Spike Jonze.</p>
<p><object width="560" height="340" data="http://www.youtube.com/v/LW8vWcLJYXI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/LW8vWcLJYXI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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