
Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia
A saperlo! Non avrei mai immaginato bastasse spostarsi a Reggio Emilia per trovare un concept museale innovativo, originale, intrigante, leggermente provocatorio, decisamente contemporaneo.
All’opening/happening di sabato 8 maggio a mezzanotte – L’amore ci dividerà: prove generali di un museo – di fronte a Palazzo San Francesco c’era un’intera città: giovani, giovanissimi, maturi, anziani, eleganti, casual, tiratissimi, alternativi. La molteplicità e la moltitudine di una città che resta sveglia per un’occasione che vale (e non è un casting del Grande Fratello).
Noi siamo fortunati e arriviamo a mezzanotte in punto, quando la fila è ancora accettabile.
Come nelle fiabe, i cancelli si aprono. Saliamo a passo di lumaca le scale in cemento di un palazzo in totale rifacimento. Le rampe sono tante. Il tempo di far crescere la curiosità e l’aspettativa : è già esperienza.
Poi arriviamo. Musica e luce ci avvolgono e le teche ci incuriosiscono. Sono quelle da reperti archeologici e naturalistici, ma dentro gli oggetti non sono quelli che ti aspetti: una miscellanea eclettica e post-moderna che comprende polpi in naftalina e fotografie d’arte contemporanea.
Proseguiamo tra corridoi, nicchie laterali, spazi aperti e vicoli ciechi. Troviamo dipinti crepuscolari, fotografie digitali, un Ligabue, sculture, immagini d’archivio, la ricostruzione di un salotto anni ’70 e un’arca di Noè: decine di animali imbalsamati che spuntano tra le teche e i corridoi di questo museo che verrà.
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