Arte e comunicazione: Magritte a due facce

Magritte: la voix du sang e profumi Mem.

Magritte: la voix du sang e Exciting Perfumes by Mem.

Non c’è niente di meglio di queste due immagini di Magritte, il famoso dipinto La voix du sang e la precedente pubblicità dei profumi Mem, per capire il rapporto che intercorre tra arte e comunicazione.

La prima definizione che mi viene in mente è che la comunicazione è arte sottovuoto.

Frammenti modernisti: Rothko

Mark Rothko.

Mark Rothko.

Durante una conferenza tenuta al Pratt Institute di Brooklyn nel 1958, Rothko elenca gli imprescindibili della pittura.
Siamo andati oltre?

Una chiara consapevolezza della morte. Tutta l’arte è in rapporto con la morte.
Sensualità. Indispensabile per rappresentare il mondo concreto.
Tensione, ossia conflitti o desideri che nell’arte sono dominati nel momento stesso in cui si manifestano.
Ironia, un ingrediente moderno (i greci non ne avevano bisogno). Una forma di cancellazione di sé, e al tempo stesso di autoanalisi, con cui l’uomo può, almeno per un istante, sfuggire al proprio destino.
Arguzia, umorismo.
Qualche grammo di effimero e qualche grammo di casuale.
Un dieci per cento di speranza…Solo se ne avete bisogno; i greci non ne avevano.

Dipingo quadri di grandi dimensioni perché desidero creare una situazione di intimità. Un quadro di grandi dimensioni provoca una transazione immediata che ingloba l’osservatore al suo interno.

La citazione è tratta dal testo di Alessandra Salvini (a cura di) Mark Rothko – Scritti, Abscondita, Milano, 2002.

Sinestesia della memoria: quando il museo diventa esperienza

Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia

Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia

A saperlo! Non avrei mai immaginato bastasse spostarsi a Reggio Emilia per trovare un concept museale innovativo, originale, intrigante, leggermente provocatorio, decisamente contemporaneo.

All’opening/happening di sabato 8 maggio a mezzanotte – L’amore ci dividerà: prove generali di un museo – di fronte a Palazzo San Francesco c’era un’intera città: giovani, giovanissimi, maturi, anziani, eleganti, casual, tiratissimi, alternativi. La molteplicità e la moltitudine di una città che resta sveglia per un’occasione che vale (e non è un casting del Grande Fratello).

Noi siamo fortunati e arriviamo a mezzanotte in punto, quando la fila è ancora accettabile.
Come nelle fiabe, i cancelli si aprono. Saliamo a passo di lumaca le scale in cemento di un palazzo in totale rifacimento. Le rampe sono tante. Il tempo di far crescere la curiosità e l’aspettativa : è già esperienza.

Poi arriviamo. Musica e luce ci avvolgono e le teche ci incuriosiscono. Sono quelle da reperti archeologici e naturalistici, ma dentro gli oggetti non sono quelli che ti aspetti: una miscellanea eclettica e post-moderna che comprende polpi in naftalina e fotografie d’arte contemporanea.
Proseguiamo tra corridoi, nicchie laterali, spazi aperti e vicoli ciechi. Troviamo dipinti crepuscolari, fotografie digitali, un Ligabue, sculture, immagini d’archivio, la ricostruzione di un salotto anni ’70 e un’arca di Noè: decine di animali imbalsamati che spuntano tra le teche e i corridoi di questo museo che verrà.

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No Fun: il fake della net art entra in Chatroulette

Una ragazza fotografa il (falso) suicidio su Chatroulette

Una ragazza fotografa il (falso) suicidio su Chatroulette

Ho trovato solo adesso il tempo di vedere il video della performance No Fun, falso suicidio in diretta sull’ormai celebre Chatroulette, che Eva e Franco Mattes, aka 0100101110101101.org, hanno messo in scena il 30 aprile scorso.

Un fake a tutti gli effetti, No Fun è la declinazione social media della body art anni ’60-’70. Non una novità per gli 0100101110101101.org, che nella serie Synthetic Performances – dal 2007 – avevano messo in scena in Second Life alcune delle opere tra gli artisti più celebri dell’avanguardia performativa, da Marina Abramovic a Vito Acconci.

Il corpo non soffre più, il rischio si perde tra i pixel e il velo della simulazione scende a benedire il rapporto tra pubblico e artista.

Ecco che il suicidio inscenato da Eva e Franco Mattes accoglie reazioni disincantate nella randomica piattaforma di Chatroulette: la macchina fotografica di una quindicenne, le risate di un gruppo di adolescenti, le offese scritte di un ventenne annoiato (ur a shit, u have to die), lo sguardo incredulo e semidivertito di altri. Solo un utente, spaventato, nel dubbio chiama la polizia.

E il potere anestetico dello schermo è sempre più dilagante.

Per chi volesse vedere il video – rimosso da YouTube – lo trovate su Vimeo: http://vimeo.com/11467722

Il tempo è vetro

Luca Pancrazi, Temporundum continuo, installazione sonora.

Luca Pancrazi, Temporundum continuo, installazione sonora.

Potrei provare anch’io. Potrei ricoprire con frammenti di vetro tutti gli orologi, della mia casa e della mia mente, per vedere se riesco a fermare il tempo.

Non era quella però l’intenzione di Luca Pancrazi, la cui installazione, Temporundum Continuo, in collaborazione con il musicista Steve Piccolo, è visibile negli spazi della galleria Continua di San Gimignano.

Per chi si trova da quelle parti…

Andrà tutto bene

Guido van der Werve, Nummer Acht, everything is going to be alright , 2007. Stillframe

Guido van der Werve, Nummer Acht, everything is going to be alright , 2007. Stillframe

Il cielo di Bologna ha il solito à-plat grigio bianco. Piove. I contorni si perdono nell’aria lattiginosa. Dissolvenza al bianco.
Andrà tutto bene.

E’ il lunedì di una solita intensa settimana. Il tempo scarseggia, l’energia pure. Io vorrei tanto andare in letargo, almeno per un mese.
Andrà tutto bene.

Non corro, ha poco senso. Cammino, tengo il passo, non mollo. Se non mi fermo, se continuo a camminare, forse non verrò mai schiacchiata.

Andrà tutto bene.

Nummer Acht, everything is going to be alright è uno splendido video dell’artista Guido van der Werve. Excentrica ha avuto l’onore di vederlo per ben due volte: una alla galleria civica di Modena, diretta allora da Angela Vettese, l’altra al PS1 di New York. E’ rintracciabile, sebbene in pessime versioni, su youtube.

Cultura e corporate blog: il caso Van Gogh Museum

Il restauro del celebre dipinto di Van Gogh raccontato in un blog.

Il restauro del celebre dipinto di Van Gogh raccontato in un blog.

I brand – più o meno – l’hanno capito e si sono rassegnati: il blog è un ottimo strumento di comunicazione narrattiva, un modo intelligente per srotolare e tenere saldo quel fil rouge dello storytelling a cui noi consumatori sembriamo attaccati come le cozze agli scogli.
Sarà quel che sarà, ma i corporate blog ci aiutano ad umanizzare quei logo sparsi sugli oggetti e sulle cose, ci rendono visibili storie e persone, abbattono piedistalli e vetri oscurati.
Qualche anno fa mi sono imbattuta in quello, ormai chiuso ma ancora rintracciabile, di Mandarina Duck: Duck Side.
Mi piacque e mi venne subito voglia di comprare una borsa – incredibile come riesca a trovare giustificazioni teoriche a bassissimi impulsi di shopping. In ogni modo, questo è quello che si legge nel loro “manifesto”:

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