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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; arte</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>La storia dell&#8217;arte è un bene comune? Condividiamola con la folksonomy!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 12:34:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2012/01/your_painting_teaser-495x269.jpg" alt="" width="495" height="269" />Scopro Your Paintings Tagger, splendido progetto britannico di ipertestualità condivisa applicata alle immagini, navigando nella sezione &#8220;collection&#8221; del sito ...<a href="http://www.excentrica.it/la-storia-dellarte-e-un-bene-comune-condividiamola-con-la-folksonomy" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2012/01/your_painting_teaser-495x269.jpg" alt="" width="495" height="269" /><p>Scopro <a href="http://tagger.thepcf.org.uk/user/login/classify" target="_blank">Your Paintings Tagger</a>, splendido progetto britannico di ipertestualità condivisa applicata alle immagini, navigando nella sezione <a href="http://www.tate.org.uk/collection/" target="_blank">&#8220;collection&#8221; del sito web della Tate</a>.<br />
L&#8217;invito <em>&#8220;help to tag the nation&#8217;s paintings&#8221;</em> mi incuriosisce e clicco. Approdo così  in uno spazio dedicato alla costruzione comune e condivisa di un database iconografico basato sui dipinti appartenenti alle collezioni pubbliche britanniche, in grado di garantire presto complesse ricerche incrociate, itinerari tematici e &#8211; forse &#8211; persino stilistici.<br />
<span id="more-1921"></span>Attraverso l&#8217;inserimento di metadata condivisi e partecipativi, infatti, in perfetta <strong>folksonomy</strong>, il catalogo digitale potrà permettere ricerche del tipo <em>&#8220;tutti i dipinti che contengono un cielo nuvoloso, un paesaggio innevato e una chiesa&#8221;</em>. Oppure <em>&#8220;tutti i ritratti di donne in scene d&#8217;interni&#8221;</em> oppure <em>&#8220;tutte le nature morte con sfondo nero&#8221;</em>. La straordinarietà dell&#8217;operazione è quella di inglobare tutti i cittadini e non solo gli appassionati o gli addetti ai lavori, ai quali comunque è riservata la possibilità di contribuire per &#8220;tag&#8221; approfonditi e specifici.<br />
<em>&#8220;Taggare è facile&#8221;</em> &#8211; recita uno dei claim nell&#8217;home page del progetto &#8211; <em>&#8220;Non hai bisogno di conoscere la storia dell&#8217;arte&#8221;</em>. Verissimo: per capire che siamo di fronte ad un bambino o ad una donna, a una scena mitica o a un salotto borghese, ad un paesaggio estivo o innevato non c&#8217;è alcun bisogno di conoscere la storia dell&#8217;arte. D&#8217;altra parte, vedere e &#8220;taggare&#8221; decine (forse centinaia) di dipinti potrebbe essere una delle vie più semplici proprio per apprendere e appassionarsi a quel patrimonio visuale collettivo che altro non è se non la Storia dell&#8217;Arte. Un&#8217;ottima lezione di <span style="color: #000000;"><strong>learning by doing </strong>che, in effetti, poteva arrivare solo dal pragmatico contesto anglosassone. </span></p>
<p>Giusto per sapere, l&#8217;iniziativa è promossa dalla <a href="http://www.thepcf.org.uk/" target="_blank">Public Catalogue Foundation</a>, che ha indicizzato l&#8217;intero catalogo dei dipinti appartenenti a collezioni pubbliche nel Regno Unito, e dalla quanto mai &#8220;gemella diversa della RAI&#8221; <a href="http://www.bbc.co.uk/" target="_blank">BBC</a>. Parte dei finanziamenti provengono invece dalla lotteria, perfettamente messa a servizio del bene comune.</p>
<p>Bravi loro! E noi? Noi ripetiamo in ogni contesto possibile che il nostro patrimonio storico-artistico non ha eguali al mondo e allo stesso tempo togliamo ore di insegnamento della Storia dell&#8217;Arte nei licei. Così. Tanto per onorare la coerenza e il pensiero strategico.</p>
<p>Buona settimana!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;aura è morta. Viva l&#8217;aura! Carlo Zanni e i nuovi scenari dell&#8217;arte net-based</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 09:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/10/zanni_my_country1.png" alt="" width="495" height="185" />Mi rendo conto che parlo sempre molto di editoria e poco di arte. Strano, per una che in ...<a href="http://www.excentrica.it/laura-e-morta-viva-laura-carlo-zanni-e-i-nuovi-scenari-dellarte-net-based" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/10/zanni_my_country1.png" alt="" width="495" height="185" /><p style="text-align: left;">Mi rendo conto che parlo sempre molto di editoria e poco di arte. Strano, per una che in realtà dovrebbe occuparsi principalmente di arte contemporanea. D&#8217;altra parte, con rare e piacevoli eccezioni di cui a volte riesco a dar conto qui, il <em>sistema arte</em> sembra ben più lento rispetto a quello editoriale nella ricezione di nuove possibilità offerte dal terremoto digitale. Potremmo discutere giorni sul perché questo avvenga &#8211; le regole che muovono il mercato dell&#8217;arte, sia museale che galleristico, sono decisamente diverse da quelle del mercato editoriale &#8211; ma intanto vale la pena soffermarci su progetti innovativi che immaginano nuovi scenari possibili.</p>
<p><span id="more-1606"></span></p>
<p><a href="http://mycountryisalivingroom.com" target="_blank">My country is a Living Room</a>, ultimo progetto di Carlo Zanni, artista new media di cui <a href="http://www.excentrica.it/privacy-o-intimacy-iterating-my-way-into-oblivion-di-carlo-zanni" target="_blank">ho già parlato qui</a>, si basa su un sistema di scrittura automatico elaborato dagli ormai chiusi <a href="http://www.googlelabs.com/" target="_blank">Google Labs</a> (la crisi attacca anche i pixel).</p>
<p>Una sorta di esperimento surrealista 2.0, dove l&#8217;algoritmo sostituisce l&#8217;inconscio e confeziona così infinite versioni di una narrazione real-time, omaggio virtuale ai 150 anni di un paese <em>salotto.</em> Rinuncio a descrivervi il complesso funzionamento, <a href="http://mycountryisalivingroom.com/about" target="_blank">spiegato fin nei minimi dettagli dall&#8217;artista</a>, né mi dilungo in interpretazioni critiche poco adatte a questa sede. Quello invece di cui vorrei parlarvi è il sistema fruitivo e distributivo che sembra aprire una crepa nell&#8217;attuale mercato della new media art.<br />
L&#8217;arte net-based, si sa, sta nella nuvola. E&#8217; raggiungibile da tutti in ogni parte del mondo, escluse censure e assenza di banda &#8211; particolare in effetti non del tutto irrilevante &#8211; e sembra così abbattere il sistema stesso dell&#8217;arte basato sull&#8217;unicità e l&#8217;esclusività dell&#8217;opera-oggetto. I galleristi impazziscono, i musei fanno ancora i conti con l&#8217;arte elettronica, e solo qualche coraggioso centro d&#8217;arte tenta metodi alternativi di fruizione (vedi la mia intervista a <a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=2028" target="_blank">Marta Ponsa del Jeu de Paume</a>).<br />
E gli artisti? Creano nuovi scenari possibili, ognuno con la sua poetica e la sua linea di ricerca. <a href="http://mycountryisalivingroom.com" target="_blank">My country is a living room </a>si acquista con metodo <strong>Pay-Per-View</strong>, esattamente come un film, un talk show, una serie tv. Esistono accessi di un giorno, tre giorni, una settimana. In altre parole, l&#8217;opera d&#8217;arte entra a far parte di un ecosistema che la mette a fianco di un film, un articolo di giornale, un libro, una serie tv e forse pure di un paio di sneaker,<a href="http://www.excentrica.it/back-to-school-isbn-edizioni-e-la-campagna-di-buon-compleanno-malcolm" target="_blank"> direbbero gli amici di Isbn Edizioni</a>. Inorridite? Con il tardo capitalismo bisogna fare i conti e le strategie sono molteplici. La via omeopatica, ovvero quella che gioca con le sue stesse regole, è una delle strade possibili.<br />
Zanni ha fatto della fruizione e della proprietà dell&#8217;opera net-based parte integrante della sua poetica. Già nel 2003, con <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=9045&amp;IDCategoria=1" target="_blank">Altarboy</a>, tentava di coniugare l&#8217;aspetto effimero e volatile dell&#8217;oggetto online con quello solido e immutabile del supporto materico. La messa in scultura dell&#8217;opera, il renderla installazione tangibile e quindi &#8220;vendibile&#8221;, è forse una delle vie più semplici da seguire. Tanto semplice da risultare a volte persino scontata. E se esistessero altre vie? Se l&#8217;accesso fosse regolato allo stesso modo di altri oggetti culturali? Se la proprietà dell&#8217;opera fosse effimera come l&#8217;opera stessa? Se accettassimo fino in fondo la perdita dell&#8217;aura e smettessimo quindi di tentare di resuscitarla con ingegnose quanto inutili strategie di rianimazione? In fondo, basterebbe solo superare il lutto e ricominciare a vivere. Nessuno può sapere se un giorno la nostra amata aura tornerà, portando con sé una valigetta di irriproducibili atomi.</p>
<p>Io intanto sono temporaneamente proprietaria di un&#8217;opera d&#8217;arte pagata meno di un euro. E questo mi piace.</p>
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		<title>Spring/Summer collection &#8211; gli appuntamenti culturali di fine maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 08:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/05/onda.jpg" alt="" width="495" height="341" />Sommersa dall&#8217;onda anomala lavorativa, Excentrica annaspa nella vita atomica e si prende una piccola pausa da quella pixelata. ...<a href="http://www.excentrica.it/springsummer-collection-gli-appuntamenti-culturali-di-fine-maggio" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/05/onda.jpg" alt="" width="495" height="341" /><p>Sommersa dall&#8217;onda anomala lavorativa, Excentrica annaspa nella vita atomica e si prende una piccola pausa da quella pixelata. Intanto però vi segnala qualche appuntamento imminente e stimolante a Bologna e dintorni nei prossimi giorni:</p>
<p>- Una giornata di studi sulla salvaguardia delle memorie virtuali, organizzata dall&#8217;ICOM al Museo della Musica di Bologna. Trovate sul sito delle GGDBologna l&#8217;intervista a una delle organizzatrici (<strong>19 maggio</strong>): <a href="http://www.girlgeekdinnersbologna.com/" target="_blank">www.girlgeekdinnersbologna.com</a></p>
<p>- L&#8217;Opening della nuova mostra del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina a Firenze dal titolo <strong>Identità Virtuali</strong> (<strong>19 maggio</strong>): <a href="http://www.strozzina.org/identitavirtuali/" target="_blank">http://www.strozzina.org/identitavirtuali/</a></p>
<p>- La personale del duo di giovani e brillanti artisti bolognesi <strong>PetriPaselli</strong> alla nuova galleria OltreDimore a Bologna (<strong>in corso fino al 18 giugno</strong>): <a href="http://www.oltredimore.it/" target="_blank">www.oltredimore.it</a></p>
<p>- Il <strong>Festival dell&#8217;Arte Contemporanea</strong> a Faenza (<strong>20-22 maggio</strong>): <a href="http://www.festivalartecontemporanea.it/" target="_blank">www.festivalartecontemporanea.it</a></p>
<p>- Il convegno internazionale di studi sulle nuove frontiere dell&#8217;audiovisivo organizzato dal dipartimento di Musica e Spettacolo dell&#8217;Università di Bologna (<strong>24 e 25 maggio</strong>): <a href="http://www.mediamutations.org/" target="_blank">www.mediamutations.org</a></p>
<p>- L&#8217;inaugurazione della personale di <strong>Rosa Barba</strong> al MART di Rovereto (28 maggio): <a href="http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?ID_LINK=10&amp;page=1&amp;area=42" target="_blank">www.mart.trento.it</a></p>
<p>Troppa carne al fuoco? A chi lo dite&#8230;</p>
<p>Enjoy Postmodern Condition</p>
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		<title>Infinite City: mappe cittadine a quattro dimensioni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 11:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di quante città è fatta una città? Quante mappe, itinerari, percorsi possiamo attivare in uno spazio narrativo come ...<a href="http://www.excentrica.it/infinite-city-mappe-cittadine-a-quattro-dimensioni" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1403" class="wp-caption aligncenter" style="width: 682px"><img class="size-full wp-image-1403" title="infinitecity_cinemacity" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/02/infinitecity_cinemacity.jpg" alt="" width="672" height="370" /><p class="wp-caption-text">La mappa Cinema City all&#39;interno del libro-atlante Infinite City</p></div>
<p>Di quante città è fatta una città? Quante mappe, itinerari, percorsi possiamo attivare in uno spazio narrativo come quello di un agglomerato urbano? Scopro nell&#8217;ultimo articolo di Matteo Bittanti sul mensile Duellanti (lo trovate <a href="http://www.mattscape.com/2011/02/printed-matter-pacific-standard-time-13-i-cinque-giorni-del-condor-duellanti-febraury-2011.html" target="_blank">qui</a>) il libro e <a href="http://www.sfmoma.org/events/series/1332" target="_blank">progetto espositivo</a> &#8211; ahimé, quello ormai concluso &#8211; <a href="http://www.ucpress.edu/book.php?isbn=9780520262508" target="_blank">Infinite City </a>(non è l&#8217;unico di questi tempi, ricordate la mostra-libro <a href="http://www.corriere.it/cultura/11_gennaio_03/trione-mappe-memoria_a3583f2c-1727-11e0-b956-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Atlas</a> di Didi-Huberman?). La scrittrice e saggista <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rebecca_Solnit" target="_blank">Rebecca Solnit</a> lo ha realizzato in collaborazione con il <a href="http://www.sfmoma.org/" target="_blank">SFMOMA</a> assieme a decine di artisti, designer, cartografi, scrittori.<br />
Un libro-atlante che racconta la città di San Francisco srotolata nel tempo e abitata da storie individuali e collettive. 22 mappe per scoprire il passato e la memoria dei luoghi, i link invisibili, sotterranei, quelli che uniscono per esempio i primi esperimenti di Muybridge sulla cronofotografia alle riprese di Hitchcock per il film Vertigo nella mappa <strong>Cinema City</strong> (per vedere altre mappe, <a href="http://www.fastcodesign.com/1662919/rebecca-solnits-dark-poem-to-san-francisco-in-maps-slideshow" target="_blank">qui trovate uno slideshow</a>).<br />
Gli spazi cittadini assumono così la quarta dimensione, quella del tempo che racchiude flussi migratori, creazioni artistiche, movimenti politici, ma anche cambiamenti climatici, identità sessuali, tradizioni enogastronomiche. Infinite combinazioni psicogeografiche per infinite città.</p>
<p>E se vi state chiedendo se esista una versione iPhone/iPad la risposta è: no. Ma come, direte voi, proprio nella patria dell&#8217;innovazione gli atomi vincono i pixel? Eh già&#8230; Il gusto del vintage è un lusso per pochi.</p>
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		<title>Google Art Project: il Rinascimento dei musei virtuali</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 12:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/02/google_art_project-e1296562543924.png" alt="" width="495" height="238" />Mai fatto più di un post al giorno, ma a questo non resisto. Grazie al canale twitter di ...<a href="http://www.excentrica.it/google-art-project-il-rinascimento-dei-musei-virtuali" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/02/google_art_project-e1296562543924.png" alt="" width="495" height="238" /><p>Mai fatto più di un post al giorno, ma a questo non resisto. Grazie al canale twitter di <a href="http://twitter.com/#!/MicheledAlena" target="_blank">Michele D&#8217;alena</a>, arrivato prima del <a href="http://twitter.com/#!/Mi_BAC" target="_blank">Mibac</a> sulla notizia, apprendo che è online il <a href="http://www.googleartproject.com/" target="_blank">Google Art Project</a>.<br />
Che dire? Ci volevano i <em>Labs</em> di Mountain View per ridare senso all&#8217;espressione <em>&#8220;museo virtuale&#8221;</em>, svilita spesso da improbabili visuali dal sapore <em>retrofuture</em> morte prima di nascere dentro a <a href="http://www.java.com/it/download/index.jsp" target="_blank">tazzine di caffè java branded</a>.<br />
Certo, ci sono casistiche migliori &#8211; giusto qualche giorno fa Simone Strozzi parlava su <strong>Fucktory</strong> dei <a href="http://fucktory.wordpress.com/2011/01/30/i-virtual-tour-del-macro/" target="_blank">virtual tour del Macro</a>, tutto sommato ben fatti &#8211; ma quando la visita al museo diventa semplicemente un insight di <strong>Street View</strong> difficile avere concorrenti.</p>
<p>E&#8217; così infatti che il <strong>Google Art Project </strong>permette le visite virtuali all&#8217;interno di alcuni tra i più importanti musei del mondo &#8211; per l&#8217;Italia non mancano per fortuna <a href="http://www.googleartproject.com/museums/uffizi" target="_blank">Gli Uffizi </a>- dentro i quali ci muoviamo con drag and drop fluido e perfettamente controllabile, proprio come tra le vie delle città mappate dalla Google Car.<br />
Ma Google non si ferma alla visita 3D, nella consapevolezza che il vero plus del digitale sia in realtà fornire una visione ad alta risoluzione di dipinti difficilmente apprezzabili nel formato cartaceo ridotto del supporto libro. E allora che fa? Si accorda con i musei aderenti al progetto, riuscendo a fornire di alcune opere un&#8217;immagine tra i 7 e i 14 bilioni di pixel &#8211; e <a href="http://www.googleartproject.com/museums/vangogh/the-bedroom" target="_blank">Van Gogh in HD</a> non è roba da poco &#8211; che appare a tutto schermo ed è scalabile da un comodissimo regolatore con vista in scala in basso a destra. E per chi ha un Google Account &#8211; e chi non lo ha ormai? &#8211; esiste ovviamente la possibilità di creare delle collezioni con tanto di permalink e condivisione sui principali social (ma su queste feature temo manchi ancora un po&#8217; di debug!).</p>
<p>Inutile sottolineare le enormi potenzialità in termini di studio, che si traducono, tra l&#8217;altro, nella possbilità di rendere visibili opere solitamente accatastate in sotterranei e magazzini; meno inutile invece fermarci a riflettere sul futuro del museo nell&#8217;era ormai avanzatissima della <em>riproducibilità tecnica</em>. Sarà una sfida analizzare quali siano i veri vantaggi dell&#8217;esserci, quale intraducibile coinvolgimento ci proponga la visita <em>in situ</em> piuttosto che quella <em>delocalizzata</em> dal divano di casa nostra.<br />
E siamo solo all&#8217;inizio.</p>
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		<title>Di performance e di scultura: alla ricerca del corpo perduto alla prossima edizione di Art First a Bologna</title>
		<link>http://www.excentrica.it/di-performance-e-di-scultura-alla-ricerca-del-corpo-perduto-alla-prossima-edizione-di-art-first-a-bologna</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 13:16:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel paese postribolo (cit.) dove ormai, senza alcun dubbio, viviamo, tutti hanno perso un corpo. Lo hanno perso ...<a href="http://www.excentrica.it/di-performance-e-di-scultura-alla-ricerca-del-corpo-perduto-alla-prossima-edizione-di-art-first-a-bologna" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1315" class="wp-caption aligncenter" style="width: 478px"><img class="size-full wp-image-1315" title="seven-easy-pieces_abramovic" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/01/seven-easy-pieces_abramovic.jpg" alt="" width="468" height="263" /><p class="wp-caption-text">Marina Abramovic reinterpeta una sua celebre performance, Lips of Thomas, del 1975</p></div>
<p style="text-align: left;">Nel paese <em>postribolo</em> (<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/berlusconi-chiama-lerner-postribolo-televisivo-poi-attacca/60575?video" target="_blank">cit.</a>) dove ormai, senza alcun dubbio, viviamo, tutti hanno perso un corpo.<br />
Lo hanno perso le donne, che potrebbero ritrovarlo in formato <em>&#8220;bocconcini per spezzatino&#8221;</em> accanto al vitellone razza piemontese sui banchi dell&#8217;Esselunga; lo hanno perso gli uomini, che per scovarlo potrebbero forse indirizzarsi nei recessi del loro organo genitale, che come un buco nero sembra essersi inghiottito tutto il resto. Lo hanno perso anche le parole, diventate <strong>abiti prêt-à-porter</strong> da indossare per ogni occasione. Comode, inconsistenti, inesistenti. Riescono ad abitare con facilità persino le fauci della Santanché. Vi pare poco?</p>
<p style="text-align: left;">Ecco perché, nonostante il mio amore per l&#8217;<em>arte senza impronta</em> dei mezzi elettronici e digitali, sono contenta che siano proprio <strong>performance e scultura, corpo e materia</strong>, le grandi chiavi d&#8217;accesso della prossima edizione di <strong><a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/eventi/bologna-art-first/" target="_blank">Art First</a></strong> ormai alle porte &#8211; 29 gennaio-27 febbraio. Sarà forse utile ripercorrere allora, con <strong><a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/eventi/abramovich/" target="_blank">Marina Abramovic</a></strong>, alcune storiche performance che hanno reso visibile &#8211; non senza disgusto, fastidio, dolore, orrore &#8211;  la violenza con cui il potere segna e marca i nostri corpi. Così come sarà utile osservare il corpo imprigionato da abiti scomodi, difficili, ingombranti come quelli disegnati e cuciti da <strong>SISSI</strong>, giovane artista bolognese che l&#8217;11 febbraio terrà all&#8217;Archiginnasio la sua lezione di <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/sissi-performance/" target="_blank">Anatomia Parallela</a>. Altrettanto ingombrante  l&#8217;opera di Anna Galtarossa, <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/galtarossa-anna/" target="_blank">Totem</a>, mostro gigantesco fatto di bigodini, calze a rete, paillettes, pon pon e centinaia di microggetti domestici e femminili in grado di sprigionare relazioni potenti e quasi divine. E poi <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/arjona-maria-jose/" target="_blank">Vires</a>, gli esercizi di potere dell&#8217;artista <strong>Maria José Arjona</strong> sempre all&#8217;Archiginnasio, a cui si aggiunge HABITO/abito, performance visibile solo il 29 gennaio dalle 18 alle 24. Ecco, giusto per ricordarci che ancora esistono corpi femminili interi, pensanti, immaginifici e creatori. E quelli maschili? La curatrice <strong>Julia Draganovic</strong> espone <strong>Roberto Paci Dalò</strong> ai musei universitari di via Zamboni, che affianca anche una <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/paci-dalo-roberto-performance/" target="_blank">performance digitale visibile il 29 gennaio</a>, il famoso scultore <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/gormley-antony-bond-ii/" target="_blank">Antony Gormley </a> e il giovane duo <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/ghost-of-a-dream/" target="_blank">Ghost of a Dream</a>, ma anche <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/giovani-marco/" target="_blank">Marco Giovani</a> e il visionario <a href="http://artfirst.percorsi-emotivi.com/ericailcane/" target="_blank">EricailCane</a>, catalogatore di un bestiario contemporaneo. E mi fermo qui, perché il tempo stringe e gli artisti sono tanti. Mi sarebbe piaciuto potervi dire: scaricatevi l&#8217;applicazione mobile per poter scoprire da soli, camminando, i numerosi itinerari possibili tra scultura, installazione e performance nel centro bolognese. Avrei voluto, già, ma non posso. Non solo infatti non esiste alcune applicazione mobile, ma il <a href="http://www.artefiera.bolognafiere.it/" target="_blank">sito web della manifestazone</a>, identico allo scorso anno per sciatteria e/o mancanza di budget, conosce poco il termine usabilità e rende assai difficile reperire le informazioni. Peccato. Vorrà dire allora che la scoperta sarà casuale ma non per questo, speriamo, meno piacevole.</p>
<p style="text-align: left;">Nel frattempo, <em>ovunquemente</em>, riprendetevi i vostri corpi e le vostre parole.</p>
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		<title>Be Real: un fagottino di atomi per il 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 11:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>excentrica</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1287" class="wp-caption aligncenter" style="width: 528px"><img class="size-full wp-image-1287  " title="liens_invisibles_invaders" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2011/01/liens_invisibles_invaders.png" alt="les liens invisibles" width="518" height="389" /><p class="wp-caption-text">Les Liens Invisibles, Public-Space Invaders, Riot | Reality Is Out There. Credit: gli artisti. </p></div>
<p>Dunque riaffioriamo dal muto vortice natalizio e siamo già nel 2011. Excentrica ha evitato non troppo volontariamente gli auguri di buone feste e i listoni di fine anno e come al solito ha accumulato argomenti pulsanti nel suo feed reader. Decide però di lasciarli pulsare e di cominciare i post del nuovo anno all&#8217;insegna dell&#8217;obsolescenza, per arginare le ansie da <strong>real time</strong> e riscoprire il piacere dell&#8217;<strong>effetto delay</strong><em>.</em></p>
<p>Vi parlerà quindi di un progetto realizzato e presentato in un superatissimo novembre 2010, in occasione dello scorso <a href="http://www.toshare.it/" target="_blank">Piemonte Share Festival</a>. Il progetto, ad opera dei net artisti italiani <a href="http://www.lesliensinvisibles.org/" target="_blank">Les Liens Invisibles</a>, è in realtà di enorme attualità, persino per un gennaio 2011, e prende il nome di <a href="http://www.realityisoutthere.net/" target="_blank">Riot | Reality Is Out There</a>.<br />
Se il <strong>geotagging</strong> e l&#8217;<strong>augmented reality</strong> sono sicuramente tra gli hot trend di quest&#8217;anno, meglio mettere in tasca un occhio disincantato e storicizzato regalato dall&#8217;arte e prepararci a passeggiate fantasma in una realtà scomparsa.</p>
<p>Senza mettere in dubbio, infatti, la comprovata utilità del cosiddetto &#8220;proximity marketing&#8221; &#8211; troppo poco battutto peraltro! Mi meraviglio come <a href="http://store.slowfood.it/store_it/pagine/dettagli.lasso?cod=9788884992130" target="_blank">Slow Food</a> possa ancora ignorare l&#8217;esistenza degli smartphone dopo gli accidenti che le mando ogni volta che cerco una buona osteria last minute durante i miei giri fuoriporta &#8211; fa parte degli obiettivi del <em>piano 2011</em> quello di rimanere sufficientemente lucidi per capire che stiamo assistendo alla lenta morte della realtà. E allora prendiamoci il tempo e lo spazio, fisico e virtuale, per un&#8217;ultima passeggiata psicogeografica dal sapore lettrista e seguendo il suggerimento degli artisti &#8220;<em>perdiamoci nella realtà, prima che questa scompaia</em>&#8220;. Come?<br />
Prima di tutto occorre abitare o trovarsi temporaneamente a Torino e avere sul proprio smartphone <a href="http://www.layar.com/" target="_blank">Layar</a>, il classico browser per l&#8217;AR. Se i due fenomeni si presentano contemporaneamente siete pronti per gustarvi un&#8217;esperienza irreale ma possibile, altrimenti detta: <strong>virtuale</strong>. Potete così incontrare un <a href="http://www.realityisoutthere.net/interventions/ce-ci-ne-pas-realite/" target="_blank">Magritte a Piazza Cavour</a> al grido di <em>Ceci n&#8217;est pas réalité </em>o lottare contro i <a href="http://www.realityisoutthere.net/interventions/public-space-invaders/" target="_blank">Public-Space Invaders</a> a Piazza Carlo Emanuele II, ma anche, perché no, provare l&#8217;ebbrezza di <a href="http://www.realityisoutthere.net/interventions/revolution-will-be-iconised/" target="_blank">una manifestazione di piazza</a> senza effetti collaterali &#8211; vuoi mettere il brivido di scontrarsi contro un manganello comodamente seduti su una panchina?<br />
Se solo gli studenti fossero più digitalizzati&#8230; Magari potrebbero beneficiare persino di incentivi governativi per il &#8220;<em>dissenso virtuale</em>&#8220;. E  invece, ostinati,<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/22/news/gli_studenti_tornano_in_strada-10501511/index.html?ref=search" target="_blank"> occupano le tangenziali</a>, e con i loro corpi tutti atomi restituiscono aria e respiro agli abitanti di palazzi affacciati su smog, rumori molesti, viste desolanti e terribilmente reali. Non è bastato questo, tuttavia, a salvarli da una riforma universitaria che trasuda classismo e lo chiama modernità. Tutto è possibile nell&#8217;<em>augmented dream</em> del riformismo progressista, dove una prigione buia e senza chiave ha l&#8217;aspetto di una camera con vista.</p>
<p>Abbiamo ancora occhi per vedere? Abbiamo imparato a slittare tra virtuale e reale senza perdere le coordinate? Siamo in grado di portarci un fagottino di atomi nel regno dei pixel? Se la risposta è negativa per almeno una delle tre domande occorre far pratica.<br />
No, non è semplice, ma qualcuno vi aveva detto che sarebbe stato tale?</p>
<p><em>Be real </em>è<em> </em>il primo dei buoni propositi del 2011. Buon inizio a tutti e tutte!</p>
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