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Invertising: voglia di inversioni a U

Invertising. Di Paolo Iabichino
Diciamolo. Leggere Invertising mi ha fatto bene. Non solo perché è un ottimo testo sulle nuove prospettive della pubblicità, che - almeno per adesso - sembra costituire gran parte del mio lavoro, non solo perché ha aperto cassettini della mia memoria chiusi a chiave, da cui sono usciti il pesantissimo No Logo di Naomi Klein appoggiato sul mio comodino e il fantasioso ma appassionato periodo in cui era proibito bere Coca Cola, ma anche e sopratutto perché è un testo che ripete in modo quasi ossessivo - ma non è mai abbastanza! - un concetto a volte dimenticato dalla spinta propulsiva dei nuovi linguaggi: nella dialettica tra messaggio e medium, è sempre il primo che guida il secondo.
Sacrosante parole inserite dall’autore in una prospettiva di “ecologia dei media” che a volte perdiamo non solo facendo pubblicità, ma anche arte, informazione, politica, ogni volta insomma in cui scambiamo il fine con il mezzo.
Valga per tutti il ridicolo YouDem del nostro sempre più improbabile Partito Democratico, nato sotto la scia “social” della campagna elettorale di Obama ma svuotato di ogni energia di contenuto (ancora ricordo le campagne banner pianificate su Repubblica che presentavano con orgoglio il nuovo - e vuoto - strumento 2.0 della politica nostrana).
Mi verrebbe quasi voglia di spedire a Pierluigi Bersani una copia dell’illuminante testo di Paolo Iabichino, con una dedica:
Caro Segretario, la prossima volta che pensi di andare a Sanremo o in qualsiasi nuovo spazio nazional-popolare ti venga in mente per comunicare con “la gente che si diverte” fatti una domanda: “Ho davvero qualcosa di interessante da dire?” E se la risposta è no, fermati, stai a casa tua e rifletti sul messaggio. Il medium - qualunque esso sia - verrà da sé.
A chi interessa invece una prospettiva specialistica sul testo, che ha implicazioni ben più complesse di quelle esposte qui, consiglio le recensioni uscite sui blog di: Luisa Carrada, Giovanna Cosenza, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli.
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Back to life: di passeggiate, mercati e primavera

In cucina sabato mattina
Dopo una settimana passata in apnea, tra articoli da consegnare, dubbi amletici serali, basse riserve energetiche e appena due stelle di un oroscopo che lascia poca speranza alle iniziative personali, è arrivato il primo sabato primaverile a Bologna a inghiottire tutto come un’aspirapolvere.
E così, onorando il sole con una passeggiata al Mercato della Terra della Cineteca, Excentrica e F. sono tornati a casa con pane a lievitazione naturale, radicchio nano, salame di mora, preparato per zuppa di zucca, formaggio caprino e altre delizie.
Back to life.
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Assente. Hai portato la giustificazione?
Nonostante gli imperdibili buoni consigli di Topogigio - mi chiedo infatti come sia stato possibile - ho preso l’influenza. Non quella suina, dissolta ormai insieme a polli, mucche e altri pericolosi animali nel pentolone mediatico, ma quella “innocua” che gira in questi giorni.Per me, poco abituata ad ammalarmi, ha significato vivere nell’annebbiamento più totale, spingendomi tra le braccia delle soap pomeridiane, Uomini e Donne, Grande Fratello, Sanremo e altre amenità che abitano la scatola grigia poco usata a casa mia.
Detto questo, perdonate l’assenza. Tornerò attiva dalla settimana prossima.
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Mona Hatoum: con gli occhi di Alice

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)
Bisogna essere nel paese delle meraviglie per meravigliarsi. E bisogna meravigliarsi perché le cose possano cambiare.
Afferma Chiara Bertola, a proposito delle sculture giganti di utensili da cucina dell’artista palestinese Mona Hatoum: “preferisco vederli con gli occhi di Alice nel paese delle meraviglie, che come l’artista sa usare uno strumento sottile ed efficace come l’ironia: uno strumento seduttivo che posto all’origine potenzia la comunicazione. Preferisco vedere il lato visionario e leggere lo stupore dell’artista, ogni volta che incontra un oggetto da cucina, come quello di una donna nomade, instabile, poco domestica e contemporanea, che in cucina non riconosce più né cose né funzioni.”
Continua…
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L’idendità dei codici a barre

Vanity Barcodes.
Non ne possiamo fare a meno? Rendiamoli unici.
Altri su vanity barcodes.
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MMIX: la crisi secondo Nicolas Clauss

Nicolas Clauss. still da Home, quadro interattivo della serie MMIX
MMIX (ovvero 2009 in numeri romani) è una serie di quattro quadri interattivi appena rilasciata da Nicolas Clauss, che interpreta così icone e temi di un anno che difficilmente verrà dimenticato.
Nicolas Clauss è artista di grande forza evocativa che si muove tra vecchi e nuovi media - la scelta di director al posto di flash ne è un esempio - offrendo una personale visione dell’arte interattiva in rete. Con un sapiente uso della sovrimpressione e del colore, le sue immagini sembrano muoversi sempre in uno spazio sospeso tra sonno e veglia, dove figure enigmatiche appaiono e scompaiono da sfondi monocromatici.
Se con il gesto del mouse possiamo attivare movimenti, cambi di scena, segmenti narrativi, Clauss ci ricorda sempre - da buon pittore di formazione - che il primo atto interattivo è quello dello sguardo.
E allora anche noi, tra la frenesia di un mondo che induce ad azioni continue e stigmatizza il pensiero, fermiamoci a guardare, con tutti i nostri sensi. E riscopriamo così il valore rivoluzionario della contemplazione.Se qualcuno è interessato ad approfondire il lavoro di Nicolas Clauss rimando a una mia intervista, di quasi tre anni fa, pubblicata sul mensile Digimag.
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Fatti non foste a viver come bruti… Ah no?
Non sono sicura di voler commentare questo spot, perché le uniche parole che riuscirei a scrivere sarebbero offese e insulti alla nostra televisione pubblica, ai nostri dirigenti, ai nostri politici. Excentrica questo non lo permette.
Vi basti sapere quindi che il video qui sotto è stato commissionato dalla BBC per promuovere - eh sì, c’è chi ancora lo fa! - un nuovo canale tematico dedicato ai documentari.
Stop motion e postproduzione digitale con un retrogusto Dada. Molto carino.Via | Designerblog

