Addio a Francesco Cossiga

Carri armati in via Zamboni, Bologna, 1977.

Carri armati in via Zamboni, Bologna, 1977.

Interessante campagna di promozione del territorio da parte della Commissione del Turismo Canadese.
Con l’intelligente approccio cross media che ha unito social e street marketing con un pizzico di web semantico, il territorio canadese ha promosso se stesso attraverso dei muri interattivi installati a New York, Los Angeles e Chicago. I passanti potevano leggere e selezionare post e immagini di esperienze turistiche in Canada pubblicati real time su Twitter.

Ferragosto bolognese

L'immagine è di Simone Sacchi, pubblicata su Flickr con copyright reserved. Mi scuso in anticipo per questo "furto" per una giusta causa.

Piazza Santo Stefano. L'immagine è di Simone Sacchi, su Flickr.

Ci contiamo sulle dita di una zampa di gallina. Siamo i sopravvissuti all’apocalisse cittadina di Ferragosto; quella che spazza via corpi e lascia solo spazi, ingoia vetrine ed esibisce edifici.
Ode assoluta al vuoto, alla lentezza, al silenzio. Benedetta oggi da un eccentrico vento e da un azzurro coraggioso.

Bologna si ricorda il suo rosso e lo mostra sfacciata ad occhi assenti. Oggi, forse, la sento più mia.

Buon Ferragosto a chi è rimasto. Malgrado tutto.

PS:  per l’utilizzo – ammetto, indebito – della bella fotografia qui sopra mi scuso in anticipo. Inserisco però molto volentieri il link all’album Bologna di Simone Sacchi su Flickr.

François Truffaut. Jules et Jim - fotogramma. 1962

François Truffaut. Jules et Jim - fotogramma. 1962

Mi sono chiesta più e più volte – e sono sicura di non essere l’unica – come l’effervescenza degli anni ’60 e ’70 si sia potuta spegnere fino ai giorni nostri senza apparenti traumi, senza segni tangibili. Mi sono chiesta – e di nuovo non credo di essere l’unica – quale incantesimo abbia trasformato quella fantasiosa generazione in lotta contro ogni autoritarismo, nella classe dirigente asfittica e decisamente autoritaria che occupa con rara grettezza gli attuali luoghi del potere.
Non credendo agli incantesimi, ho trovato una parziale risposta in questa splendida poesia pasoliniana pubblicata nel 1971 e ascoltata stasera grazie ad una bella iniziativa nel parco archelogico di Marzabotto. La posto interamente dopo il continua.
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Difficile definire non convenzionale una campagna così convenzionalmente muscolare come quella per lanciare l’ultima chicca stalloniana, The Expendables (I mercenari), in uscita oggi nelle sale oltreoceano e a breve in quelle italiane.

La declinazione social non si è fatta mancare niente. In un vettore sempre più teso che tenta in ogni modo di annullare la differenza tra contenuti editoriali e ads, lo storytelling di The Expendables lo troviamo su Twitter, Facebook, Foursquare, in un movimentato takeover su Youtube e nell’immancabile viral, un fake fan-trailer che fa appello agli ultimi brandelli di machismo per una “call to arms” a colpi di botteghino contro l’iperglicemico e tutto femminile Eat, Pray, Love (Mangia, Prega, Ama) di Julia Roberts, in uscita lo stesso giorno. Una simulazione UGC che al grido di “riprendiamoci ciò che ci spetta” si conclude con una chiamata all’azione di intenso machismo con tanto di minaccia finale: “Se [The Expendables] perde contro Eat, Pray, Love? Non meriti più di essere un uomo“.

Cercando di non dimenticare la dimensione autoironica (è ironico vero? non ci sono dubbi su questo?), preferirei comunque vedere applicato cotanto mix non convenzionale per la comunicazione di contenuti meno… come dire… convenzionali.

Delle molteplici declinazioni della campagna si è parlato molto su numerosi spazi specialistici. Segnalo Mashable per la presenza in Foursquare, Digital Buzz per il takeover di Youtube, l’italiano Ninja Marketing per il trailer.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

A volte mi chiedo se il trauma storico della Seconda Guerra Mondiale, che ha accompagnato la mia vita studentesca fin dalla fine delle elementari, sia ancora vivo e condiviso nelle nuove generazioni di bambini studenti. Mi chiedo, per esempio, se anche loro tentano invano di immaginare cosa significhi trovarsi in mezzo all’esplosione della bomba atomica. Mi chiedo se provano lo stesso smarrimento nello sforzo, tutto infantile, di creare un ordine di grandezza delle atrocità – la bomba atomica è più o meno dell’olocausto? - fino ad arrendersi, stremati, all’impossibilità di firmare un elenco certo.
E chissà se la loro estate, come la mia di vent’anni fa, è scandita da letture engagées, libri da grandi portati tra secchiello e paletta, e mostrati con lo stesso orgoglio del primo bikini. Nell’iniziazione alla fase adulta, le atrocità della Seconda Guerra Mondiale sembravano stendersi sui nostri corpi come i tatuaggi da spiaggia, gli amati trasferelli barattati con quattro ghiaccioli alla menta.
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La nuova animazione video in stop motion di Blu. Prendetevi un tè e dieci minuti di tempo. Buona visione.