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Mona Hatoum: con gli occhi di Alice

Mona Hatoum. Greater Divide (2002)
Bisogna essere nel paese delle meraviglie per meravigliarsi. E bisogna meravigliarsi perché le cose possano cambiare.
Afferma Chiara Bertola, a proposito delle sculture giganti di utensili da cucina dell’artista palestinese Mona Hatoum: “preferisco vederli con gli occhi di Alice nel paese delle meraviglie, che come l’artista sa usare uno strumento sottile ed efficace come l’ironia: uno strumento seduttivo che posto all’origine potenzia la comunicazione. Preferisco vedere il lato visionario e leggere lo stupore dell’artista, ogni volta che incontra un oggetto da cucina, come quello di una donna nomade, instabile, poco domestica e contemporanea, che in cucina non riconosce più né cose né funzioni.”
Qualche giorno fa un’amica mi ha raccontato che nel suo dialetto, quello di un piccolo centro del Polesine, le donne della generazione di sua nonna usavano indicare le prime mestruazioni con l’espressione “quand ch’a t’ salti sul sciaro” ovvero “quando hai l’età per poter lavare i piatti”. Un’espressione familiare, colloquiale, radicata nel linguaggio comune di quel territorio fino a poco tempo fa che adesso ci sembra estranea, ridicola, quasi surreale, da ingoiare con una risata.
Eppure ne sentiamo la fitta, come una vecchia cicatrice quando cambia il tempo. E’ una “estraneità familiare”, un rimosso che torna, una grattugia gigante a forma di paravento. E gli occhi di Alice ci servono ancora…Per chi vuole approfondire: Mona Hatoum, Interior Landscape, a cura di Chiara Bertola, Edizioni Charta, Milano, 2009.
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