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	<title>excentrica &#124; invenzioni a più voci</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:18:26 +0000</pubDate>
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		<title>Need to be physical #6: street Tetris</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:18:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre cerca disperatamente di superare il primo livello di Tetris per dimostrare a se stessa la capacità di mettere le cose al posto giusto, Excentrica si è ricordata di questa vecchia ma divertente esposizione di arte pubblica a Sidney, in onore al Retrogaming e al videogioco tra i più celebri di tutti i tempi.
Un&#8217;icona, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_627" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-627" title="street_tetris" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/street_tetris.png" alt="Un esposizone di arte pubblica a Sidney nel gennaio 2008." width="550" height="332" /><p class="wp-caption-text">Un esposizone di arte pubblica a Sidney nel gennaio 2008.</p></div>
<p>Mentre cerca disperatamente di superare il primo livello di Tetris per dimostrare a se stessa la capacità di mettere le cose al posto giusto, <strong>Excentrica</strong> si è ricordata di questa vecchia ma divertente esposizione di <strong>arte pubblica</strong> a Sidney, in onore al <strong>Retrogaming</strong> e al videogioco tra i più celebri di tutti i tempi.</p>
<p>Un&#8217;icona, un imperdibile, un cult assoluto. Ma lei dov&#8217;era mentre tutti giocavano a <strong>Tetris</strong>? Forse a inventarsi lunghissime e intricate sceneggiature da far interpretare alle sue <strong>Barbie</strong>. Oppure a trasformare il salotto di casa nel palcosenico de <strong>La Scala</strong>, o magari a tenere qualche improponibile lezione di grammatica italiana a granchi e gamberetti rassegnati sul fondo di un secchiello.</p>
<p>Senza un computer, ignara dell&#8217;esistenza di commodore e videogame, <strong>Excentrica</strong> ha vissuto felice nel mondo analogico finché non è stata risucchiata dal buco nero di quello digitale.<br />
Adesso cerca la strada per tornare a casa, portandosi dietro una <strong>valigetta di pixel</strong>.</p>
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		<title>Cercasi donne libere e senza palle, grazie!</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La donna non va definita in rapporto all&#8217;uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. *
Excentrica è femminista e non ha alcun problema a dirlo. Ci tiene però a sottolineare che essere femminista in Occidente nel 2010 non significa bruciare reggiseni - evitare di comprarli mi sembra una soluzione migliore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_620" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><img class="size-full wp-image-620 " title="carla_lonzi1" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/carla_lonzi1.png" alt="Carla Lonzi, Ritratto. " width="640" height="359" /><p class="wp-caption-text">Carla Lonzi, Ritratto. </p></div>
<p><em>La donna non va definita in rapporto all&#8217;uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà. *</em></p>
<p>Excentrica è <strong>femminista</strong> e non ha alcun problema a dirlo. Ci tiene però a sottolineare che essere femminista in Occidente nel 2010 non significa bruciare reggiseni - evitare di comprarli mi sembra una soluzione migliore anche in ottica economica - non depilarsi e rinunciare al rossetto. Essere femminista significa riconoscere che c&#8217;è ancora molto da fare prima che l&#8217;uomo smetta di plasmare il mondo a sua unica immagine e somiglianza e che la donna ne sappia vedere i mille e ingannevoli aspetti. <em></em></p>
<p>Perché <strong>Cinzia</strong> - il cui cognome sembra un optional nelle cronache dei nostri giornali - o <strong>Patrizia D&#8217;Addario</strong>, o tutte le altre donne che hanno tentato di appoggiarsi al potere maschile per ottenere un posto nel mondo, non sentono in questo un&#8217;umiliazione senza fine? Un soffocamento della loro identità, una catena ai loro piedi, un <strong>burqa invisibile </strong>ma altrettanto coercitivo, infilato volontariamente sui propri corpi?</p>
<p>E perché <a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/il-femminismo-roba-anni-70-anche-le-ragazze-lo-rifiutano/1875881" target="_blank">molte ragazze delle nuove generazioni</a> sembrano quasi aver paura nel pronunciare il termine femminismo e non s&#8217;indignano invece per la continua rappresentazione dei propri corpi come pezzi di carne nelle vetrine dei macellai? E perché, ancora, molte di loro si definiscono &#8220;<strong>con le palle</strong>&#8221; senza provare alcun disagio?</p>
<p>AAA: cercasi donne libere. Possibilmente senza palle. grazie.</p>
<p>* Carla Lonzi, <em><strong>Manifesto di Rivolta Femminile,<span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> 1970.</span></span></strong></em></p>
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		<title>Agnès Varda: il mistero ricorrente</title>
		<link>http://www.excentrica.it/agnes-varda-il-mistero-ricorrente</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Ci troviamo costantemente di fronte a cose che non comprendiamo. Non capiamo bene neppure noi stessi! Il compito di un artista è affrontare la mancanza di comprensione e i misteri ricorrenti. E credere negli effetti positivi del mistero e della possibilità di comunicare.
Quello artistico è eminentemente un lavoro solitario. Anche se hai un buon cameraman, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_608" class="wp-caption alignnone" style="width: 658px"><img class="size-full wp-image-608" title="varda_cleo" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/varda_cleo.png" alt="Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962" width="648" height="393" /><p class="wp-caption-text">Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962</p></div>
<p>&#8220;Ci troviamo costantemente di fronte a cose che non comprendiamo. Non capiamo bene neppure noi stessi! Il compito di un artista è affrontare la mancanza di comprensione e i misteri ricorrenti. E credere negli effetti positivi del <strong>mistero</strong> e della possibilità di <strong>comunicare</strong>.<br />
Quello artistico è eminentemente un lavoro <strong>solitario</strong>. Anche se hai un buon cameraman, o un ottimo tecnico del montaggio, o attori eccellenti, nel realizzare una pellicola sei comunque solo. Ho avuto attori fantastici - Sandrine Bonnaire era magnifica in <em>Senza tetto né legge</em> - ma il film, nella sua struttura, il montaggio, dipendevano completamente dalle mie decisioni. Non è questione di &#8220;io, io io&#8221;. Semplicemente, ciò che condividi con lo spettatore <strong>non può passare attraverso più di una persona</strong>.</p>
<p>Arte e cinema sono temi <strong>individuali</strong>. &#8221;</p>
<p>Agnès Varda intervistata da Hans Ulrich Obrist in <em><strong>Interviste</strong></em>, volume 1, Edizioni Charta, Milano, 2003.</p>
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		<title>Come un topo in gabbia: forme involontarie di espressionismo astratto</title>
		<link>http://www.excentrica.it/come-un-topo-in-gabbia-forme-involontarie-di-espressionismo-astratto</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Avete presente il movimento ossessivo e compulsivo dei criceti in gabbia? Che sbattono continuamente contro le quattro pareti e ripercorrono migliaia di volte gli stessi segmenti di spazio?
Ecco. La nostra mano, attraverso il mouse, fa la stessa cosa ogni giorno. Aspettando migliori risultati di interaction design nel prossimo futuro possiamo possiamo intanto dedicarci alle potenzialità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_599" class="wp-caption alignnone" style="width: 555px"><img class="size-full wp-image-599" title="track_mouse_activity" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/track_mouse_activity.png" alt="Traccia il movimento del mouse. Ovvero: Pollock in versione &quot;non mi muovo dal divano&quot;.. " width="545" height="340" /><p class="wp-caption-text">Traccia il movimento del mouse. Ovvero: Pollock in versione &quot;non mi muovo dal divano&quot;.. </p></div>
<p>Avete presente il movimento ossessivo e compulsivo dei criceti in gabbia? Che sbattono continuamente contro le quattro pareti e ripercorrono migliaia di volte gli stessi segmenti di spazio?</p>
<p>Ecco. La nostra mano, attraverso il <strong>mouse</strong>, fa la stessa cosa ogni giorno. Aspettando migliori risultati di interaction design nel prossimo futuro possiamo possiamo intanto dedicarci alle potenzialità artistiche del nostro gesto quotidiano, involontario creatore di un nuovo <strong>espressionismo astratto digitale</strong>.</p>
<p>Sul sito <a href="http://iographica.com/" target="_blank">IoGraphica</a> potete scaricare l&#8217;applicazione sia per MAC che per PC.</p>
<p>Altre immagini sul profilo <a href="http://www.flickr.com/photos/anatoliy_zenkov/" target="_blank">Flickr di Anatoly Zenkov</a>, ideatore del dell&#8217;applicazione.</p>
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		<title>Dal mappamondo a street (with a) view*</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 08:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ierisera, mentre guardavo F. saltare con un click da una foresta di abeti della Finlandia a una baia del Messico, fino al lungomare di un piccolo centro delle Canarie, la mia mente è tornata alle ore passate da piccola davanti a quell&#8217;oggetto ormai fuori dal tempo che è il mappamondo.
Acceso/spento, visione politica/visione fisica. Quanti paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_590" class="wp-caption alignnone" style="width: 530px"><img class="size-full wp-image-590" title="street_with_a_view" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/street_with_a_view.jpg" alt="Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA." width="520" height="300" /><p class="wp-caption-text">Una parata durante il passaggio della Google Car a Sampsonia Way, USA.</p></div>
<p>Ierisera, mentre guardavo F. saltare con un click da una foresta di abeti della <strong>Finlandia</strong> a una baia del <strong>Messico</strong>, fino al lungomare di un piccolo centro delle <strong>Canarie</strong>, la mia mente è tornata alle ore passate da piccola davanti a quell&#8217;oggetto ormai fuori dal tempo che è il <strong>mappamondo</strong>.</p>
<p>Acceso/spento, visione politica/visione fisica. Quanti paesi attraversa quel fiume? Che confini toccano quelle montagne? Quanto è grande il deserto? E i mari?<br />
E poi, sopra tutto, più di ogni altra cosa: chiudi gli occhi, appoggia il dito indice della mano destra, fai scorrere il mappamondo sotto con la mano sinistra, aspetta che si fermi, guarda dove sei. <strong>Immagina</strong>.<br />
<span id="more-589"></span><br />
Ecco, potevo passare delle ore davanti al mappamondo. <strong>Street View </strong>invece mi annoia dopo due click. Sarà l&#8217;età. Mi annoiano anche le continue diatribe sulla violazione della privacy, peraltro indubbia, che sorvolano però soltanto il nostro mondo <em>number 1, </em>quello dalla <em>parte giusta</em>, quello illuminato - l&#8217;accezione è strettamente letterale, avete mai visto la <a href="http://geograficamente.files.wordpress.com/2009/05/earth_at_the_night_1024x7681.jpg" target="_blank">mappa notturna nel mondo?</a></p>
<p>Dell&#8217;altro, quello al buio, non gliene frega niente a nessuno, neanche alla Google Car, almeno per adesso.<br />
Senza problemi di privacy e controllo, il <em>lato B</em> del mondo lotta ancora nella sua <strong>invisibilità</strong>.</p>
<p>*Il titolo fa riferimento all&#8217;opera di net.art <a href="http://streetwithaview.com/index.html" target="_blank">Street with a view</a>, in cui i due artisti <strong>Robin Hewlett </strong>e <strong>Ben Kinsley</strong>, insieme alla popolazione della cittadina americana di Sampsonia Way, hanno messo in scena numerose performance durante il passaggio della Google Car. Le immagini sono rimaste nell&#8217;archivio Google e sono tutt&#8217;ora visibili su Maps. Un approccio ironico e performativo all&#8217;occhio invisibile di BigG.</p>
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		<title>Assenza/Presenza</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 07:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Difficile trovare parole all&#8217;apnea che si può provare nell&#8217;osservare quest&#8217;immagine, dialogo impossibile ma reale tra una madre scomparsa e una figlia rimasta.
Se l&#8217;assenza è vuoto privo di forma, l&#8217;amore è immagine desiderante e piena, che richiede presenza.
Atto necessario che non concede compromessi. E il digitale fa il resto.
Moira Ricci è artista che si muove tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_451" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-451" title="autoritratto" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/02/autoritratto.jpg" alt="Autoritratto. Galleria Alessandro De March, Milano  © Moira Ricci" width="400" height="421" /><p class="wp-caption-text">Autoritratto. Galleria Alessandro De March, Milano  © Moira Ricci</p></div>
<p>Difficile trovare parole all&#8217;apnea che si può provare nell&#8217;osservare quest&#8217;immagine, dialogo impossibile ma reale tra una madre scomparsa e una figlia rimasta.</p>
<p>Se l&#8217;assenza è vuoto privo di forma, l&#8217;amore è immagine desiderante e piena, che richiede presenza.<br />
Atto necessario che non concede compromessi. E il digitale fa il resto.</p>
<p>Moira Ricci è artista che si muove tra video, fotografia e installazioni. Ha creato la serie fotografica <strong>20.12.53 - 10.08.04</strong> poco dopo la morte della madre, nel 2004, proseguendola fino al 2009. Il suo lavoro, complesso e ricco di riferimenti teorici, ha fortissime radici autobiografiche e spinte oniriche.</p>
<p>L&#8217;ho intervistata<a href="http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1723" target="_blank"> nel numero 52 di Digimag, </a>appena uscito.</p>
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		<title>Invertising: voglia di inversioni a U</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giulia</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_573" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-573 " title="invertising-paolo-iabichino" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/invertising-paolo-iabichino.jpg" alt="Invertising. Di Paolo Iabichino" width="180" height="279" /><p class="wp-caption-text">Invertising. Di Paolo Iabichino</p></div>
<p>Diciamolo. Leggere <strong><a href="http://www.invertising.it/" target="_blank">Invertising</a></strong> mi ha fatto bene. Non solo perché è un ottimo testo sulle nuove prospettive della pubblicità, che - almeno per adesso - sembra costituire gran parte del mio lavoro, non solo perché ha aperto cassettini della mia memoria chiusi a chiave, da cui sono usciti il pesantissimo <em>No Logo</em> di Naomi Klein appoggiato sul mio comodino e il fantasioso ma appassionato periodo in cui era proibito bere <strong>Coca Cola</strong>, ma anche e sopratutto perché è un testo che ripete in modo quasi ossessivo - ma non è mai abbastanza!  - un concetto  a volte dimenticato dalla spinta propulsiva dei nuovi linguaggi: nella dialettica tra messaggio e medium, è sempre il primo che guida il secondo.</p>
<p>Sacrosante parole inserite dall&#8217;autore in una prospettiva di <strong>&#8220;ecologia dei media&#8221; </strong>che a volte perdiamo non solo facendo pubblicità, ma anche arte, informazione, politica, ogni volta insomma in cui scambiamo il fine con il mezzo.</p>
<p>Valga per tutti il ridicolo <a href="http://www.youdem.tv/" target="_blank">YouDem</a> del nostro sempre più improbabile <strong>Partito Democratico</strong>, nato sotto la scia &#8220;social&#8221; della campagna elettorale di Obama ma svuotato di ogni energia di contenuto (ancora ricordo le campagne banner pianificate su Repubblica che presentavano con orgoglio il nuovo - e vuoto -  strumento 2.0 della politica nostrana).</p>
<p>Mi verrebbe quasi voglia di spedire a <strong>Pierluigi Bersani </strong>una copia dell&#8217;illuminante testo di <strong>Paolo Iabichino</strong>, con una dedica:</p>
<p><em>Caro Segretario, la prossima volta che pensi di andare a Sanremo o in qualsiasi nuovo spazio nazional-popolare ti venga in mente per comunicare con &#8220;la gente che si diverte&#8221; fatti una domanda: &#8220;Ho davvero qualcosa di interessante da dire?&#8221; E se la risposta è no, fermati, stai a casa tua e rifletti sul messaggio. Il medium - qualunque esso sia - verrà da sé. </em></p>
<p>A chi interessa invece una prospettiva specialistica sul testo, che ha implicazioni ben più complesse di quelle esposte qui, consiglio le recensioni uscite sui blog di: <a href="http://mestierediscrivere.splinder.com/post/22026436/Etica+e+creatività+dell'inver" target="_blank">Luisa Carrada</a>, <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2010/01/15/linvertising-in-libreria-e-universita/" target="_blank">Giovanna Cosenza</a>, <a href="http://www.7thfloor.it/2009/12/07/invertising-paolo-iabichino-come-trasformare-la-pubblicita/" target="_blank">Andrea Genovese</a>, <a href="http://www.minimarketing.it/2010/01/ho-letto-invertising.html" target="_blank">Gianluca Diegoli</a>.</p>
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