Dai trasferelli alla bomba atomica: Nagasaki a 10 anni

Posted on 9 agosto 2010

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

A volte mi chiedo se il trauma storico della Seconda Guerra Mondiale, che ha accompagnato la mia vita studentesca fin dalla fine delle elementari, sia ancora vivo e condiviso nelle nuove generazioni di bambini studenti. Mi chiedo, per esempio, se anche loro tentano invano di immaginare cosa significhi trovarsi in mezzo all’esplosione della bomba atomica. Mi chiedo se provano lo stesso smarrimento nello sforzo, tutto infantile, di creare un ordine di grandezza delle atrocità – la bomba atomica è più o meno dell’olocausto? - fino ad arrendersi, stremati, all’impossibilità di firmare un elenco certo.
E chissà se la loro estate, come la mia di vent’anni fa, è scandita da letture engagées, libri da grandi portati tra secchiello e paletta, e mostrati con lo stesso orgoglio del primo bikini. Nell’iniziazione alla fase adulta, le atrocità della Seconda Guerra Mondiale sembravano stendersi sui nostri corpi come i tatuaggi da spiaggia, gli amati trasferelli barattati con quattro ghiaccioli alla menta.
Ecco, Il 9 agosto di vent’anni fa la mia mente sarebbe andata almeno qualche secondo all’ultima, indicibile, bomba, quel fungo di luce e di polvere che trasformò improvvisamente i buoni in cattivi, distruggendo per sempre l’happy end.

Quando, qualche mese più tardi, vidi in diretta le palle di fuoco sopra Baghdad, non credetti alla loro “intelligenza” né alla “giusta causa”. Avevo undici anni, leggevo Cioè e ascoltavo i Guns ‘N Roses, ma alla TV vendevo cara la pelle. Il trauma della Seconda Guerra Mondiale mi aveva salvato.

L’immagine pubblicata, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki, documenta le ombre di una scala e di una figura umana, letteralmente impresse sul muro di un’abitazione al passaggio della bomba. Oltre a costituire un impressionante documento storico e iconografico, l’immagine contiene una forza simbolica che spinge a un discorso sulla teoria e la storia della fotografia. Consiglio per questo la lettura dell’affascinante L’istante e la sua ombra, di Jean-Christophe Bailly, ed. Bruno Mondadori.

Be the first to leave a comment

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>