
Mostra illustratori alla fiera del libro dei ragazzi 2011. La foto, anche stavolta, è mia (eh sì, ci ho preso gusto!)
Anticipata quest’anno dal TOC di Tim O’ Reilly – leggetevi il report di F. Dardi su Apogeonline – l’edizione 2011 della Bologna Children’s Book Fair sembra attraversata dallo spettro di quella presunta rivoluzione dell’editoria digitale in grado di oscurare tanti posti al sole conquistati negli anni. La temutissima fine del libro è una paura che fiacca le ginocchia e impedisce l’azione. Risultato: nessuno presenta prodotti per tablet tranne poche eccezioni (tra cui gli “only-digital” Touchy Books, Nosy Crow). La carta è ancora più che totalizzante e se non fosse per qualche incontro dove compare timidamente il termine App ci dimenticheremmo di essere nella Digital Era, complice l’assenza di wifi libero nell’area espositiva (uno spazio che, lo ricordiamo, è aperto rigorosamente ai professionisti del settore).
Bene. Ne prendiamo atto e andiamo avanti, convinti che il futuro dell’oggetto libro stia nella capacità di investire sui sensi irraggiungibili (per adesso) dall’immagine di sintesi, in particolare il tatto. La materia sarà quindi, a mio parere, parola chiave fondamentale per chi – giustamente – non vuole abbandonare un oggetto dalla storia secolare.
Tutto il resto è content. E se è vero che la separazione tra forma e contenuto è una vecchia dicotomia che non ci piace, se consideriamo ancora valido l’amato concept il medium è messaggio, allora siamo pronti a capire che anche il contenuto sta per subire la sua trasformazione. Il linguaggio dovrà infatti obbligatoriamente adattarsi ai nuovi dispositivi abbandonando alcune caratteristiche e conquistandone altre. Probabilmente il racconto orale tornerà in primo piano, probabilmente le storie narrate e illustrate dai professionisti del settore verranno integrate, ampliate, magari “sporcate” da genitori e parenti con un po’ di fantasia.
Quand’ero piccola mio padre mi raccontava delle storie registrandole sul quel supporto ormai vintage che è l’audiocassetta. Mi piace immaginare che adesso avrebbe usato un tablet, magari mischiando la sua voce ad illustrazioni acquistabili singolarmente o in pacchetti tematici pubblicati da qualche editore illuminato e consapevole del potere del DIY Storytelling. Mi piace immaginarlo, convinta che l’immaginazione sia l’unica lingua con cui pronunciare il futuro. Immaginazione al potere! Così gridavano quei giovani che adesso si aggirano nei corridoi di palazzo stanchi e appesantiti da anni di conformismo. Bene. Ricordiamogli** lo spirito rivoluzionario scomparso tra i nodi delle loro cravatte e recuperiamo quello slogan, in politica come nel marketing (*). L’immaginazione al mercato!
*: e qui intendo marketing nell’unica accezione possibile ben illustrata ieri da Valeria Maltoni durante l’interessante serata organizzata da Gianluca Diegoli, Alessandra Farabegoli e GGD Bologna: marketing è tutto ciò che fa un’azienda per raggiungere lo scopo per la quale è nata, ovvero vendere il proprio prodotto, attraverso la passione e la comprensione delle esigenze del mercato. Sante parole.
**: tengo a precisare che sono consapevole dell’errore grammaticale ma sono una grande fautrice dello snellimento della lingua, soprattutto quando questo favorisce ritmica e suoni.
Ringraziamenti: prima di tutto E.P., che mi ha permesso di entrare anche se quest’anno ero sprovvista di pass; ma anche A.G., dalla quale ho ricevuto lo splendido annuario degli illustratori con dedica. Ringrazio anche tutte le vecchie e nuove conoscenze con cui ho scambiato piacevoli chiacchiere, dai “piccoli” editori Becco Giallo, Orecchio Acerbo, Corraini, ad amici e concittadini che non vedevo da più di dieci anni. Ringrazio anche chi, prima e dopo, mi ha permesso di conoscere e frequentare uno degli spazi più interessanti e stimolanti dell’editoria in Italia. Arrivederci al 2012.