Dai trasferelli alla bomba atomica: Nagasaki a 10 anni

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

Ombre atomiche. Foto d'archivio, conservata al museo della bomba atomica di Nagasaki.

A volte mi chiedo se il trauma storico della Seconda Guerra Mondiale, che ha accompagnato la mia vita studentesca fin dalla fine delle elementari, sia ancora vivo e condiviso nelle nuove generazioni di bambini studenti. Mi chiedo, per esempio, se anche loro tentano invano di immaginare cosa significhi trovarsi in mezzo all’esplosione della bomba atomica. Mi chiedo se provano lo stesso smarrimento nello sforzo, tutto infantile, di creare un ordine di grandezza delle atrocità – la bomba atomica è più o meno dell’olocausto? - fino ad arrendersi, stremati, all’impossibilità di firmare un elenco certo.
E chissà se la loro estate, come la mia di vent’anni fa, è scandita da letture engagées, libri da grandi portati tra secchiello e paletta, e mostrati con lo stesso orgoglio del primo bikini. Nell’iniziazione alla fase adulta, le atrocità della Seconda Guerra Mondiale sembravano stendersi sui nostri corpi come i tatuaggi da spiaggia, gli amati trasferelli barattati con quattro ghiaccioli alla menta.
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Il Devoto Oli scende dai nostri scaffali e diventa un’iphone app

Il Devoto Oli è sull'iphone

Il Devoto Oli è sull'iphone

Leggo stamattina la news sull’uscita del nuovo Devoto Oli, in versione cd-rom multipiattaforma, web, iphone app.
E via nell’autostrada del digitale anche l’amato vocabolario, quello che ti portavi con fatica in braccio per i compiti d’italiano, quello che consultavi a casa quando incontravi i primi termini complessi, quando non eri sicura se fosse “con la i o senza i”, “con la s o la z”. Pochi dubbi nell’ortografia italiana, ma il Devoto-Oli era sempre lì, con i suoi 12 chili, pronto a darti una risposta tra la carta sottile come una velina.

Il fruscio leggero delle pagine che scorrono, il colpo sordo della chiusura, l’allungamento delle dita in punta di piedi per rimetterlo a posto accanto ad enciclopedie e ad altri dizionari. Tutto sostituito da colpetti di polpastrello e microspostamenti dell’indice, muti, seriali, freddi come lo schermo dell’iphone, dell’ipad e di qualsiasi altro tablet.

Sono un’amante del digitale e delle sue infinite possibilità rizomatiche, è il mio lavoro e non potrebbe essere altrimenti che così.
Ma l’atrofizzazione dei sensi mi terrorizza e sogno di allungarmi di nuovo come una giraffa per appoggiare il Devoto Oli sull’ultimo scaffale della mia libreria.

Invertising: voglia di inversioni a U

Invertising. Di Paolo Iabichino

Invertising. Di Paolo Iabichino

Diciamolo. Leggere Invertising mi ha fatto bene. Non solo perché è un ottimo testo sulle nuove prospettive della pubblicità, che – almeno per adesso – sembra costituire gran parte del mio lavoro, non solo perché ha aperto cassettini della mia memoria chiusi a chiave, da cui sono usciti il pesantissimo No Logo di Naomi Klein appoggiato sul mio comodino e il fantasioso ma appassionato periodo in cui era proibito bere Coca Cola, ma anche e sopratutto perché è un testo che ripete in modo quasi ossessivo – ma non è mai abbastanza!  - un concetto  a volte dimenticato dalla spinta propulsiva dei nuovi linguaggi: nella dialettica tra messaggio e medium, è sempre il primo che guida il secondo.

Sacrosante parole inserite dall’autore in una prospettiva di “ecologia dei media” che a volte perdiamo non solo facendo pubblicità, ma anche arte, informazione, politica, ogni volta insomma in cui scambiamo il fine con il mezzo.

Valga per tutti il ridicolo YouDem del nostro sempre più improbabile Partito Democratico, nato sotto la scia “social” della campagna elettorale di Obama ma svuotato di ogni energia di contenuto (ancora ricordo le campagne banner pianificate su Repubblica che presentavano con orgoglio il nuovo – e vuoto -  strumento 2.0 della politica nostrana).

Mi verrebbe quasi voglia di spedire a Pierluigi Bersani una copia dell’illuminante testo di Paolo Iabichino, con una dedica:

Caro Segretario, la prossima volta che pensi di andare a Sanremo o in qualsiasi nuovo spazio nazional-popolare ti venga in mente per comunicare con “la gente che si diverte” fatti una domanda: “Ho davvero qualcosa di interessante da dire?” E se la risposta è no, fermati, stai a casa tua e rifletti sul messaggio. Il medium – qualunque esso sia – verrà da sé.

A chi interessa invece una prospettiva specialistica sul testo, che ha implicazioni ben più complesse di quelle esposte qui, consiglio le recensioni uscite sui blog di: Luisa Carrada, Giovanna Cosenza, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli.

Ricordiamo, ovvero immaginiamo

Anonimo, parte del sonderkommando del campo di Aushwitz, agosto 1944.

Anonimo, parte del sonderkommando del campo di Aushwitz.

Questa foto, letteralmente strappata alla realtà infernale di Aushwitz nell’agosto 1944 da alcuni internati, arriverà insieme ad altre in modo rocambolesco alla resistenza ebraica polacca, nascosta all’interno di un tubetto di dentifricio e accompagnata da questo accorato appello:

Urgente. Inviate il più rapidamente possibile due rullini di pellicola in metallo per macchina fotografica 6×9. Possiamo fare foto. Inviamo foto di Birkenau che mostrano detenuti inviati alle camere a gas. Una foto rappresenta uno dei roghi all’aria aperta in cui si bruciano i cadaveri, poiché il crematorio non è grande abbastanza per poterli bruciare tutti. Davanti al rogo cadaveri che stanno per essere gettati. Un’altra foto riproduce un luogo nel bosco in cui i detenuti si spogliano, così credono, per farsi una doccia. A ruota saranno inviati nelle camere a gas. Inviate i rullini il prima possibile. Inviate subito le foto a Tell – pensiamo che foto ingrandite possano essere inviate più lontano.

Foto e testo tratti da Georges Didi-Huberman, Immagini malgrado tutto, Cortina, 2005.

Where is Miranda? White is for witching booktrailer

L’illustratore Jon Klassen, che ha collaborato anche all’attesissimo film Coraline, è autore, insieme a Julia Pott, di questo  booktrailer minimale e dal gusto retrò confezionato per il romanzo White is for witching, della giovanissima scrittrice anglonigeriana Helen Oyeyemi.

Verso sud #2: L’azzurro e il nero

Rothko. Senza titolo. 1969

Rothko. Senza titolo. 1969

“In principio è il Libro. E il momento cui Caino uccide suo fratello Abele. Con il sangue di questo fratricidio, il Mediterraneo ci regala da leggere il primo dei romanzi noir.”

Jean-Claude Izzo.