Il Leone d’Oro a Somewhere di Sofia Coppola: It’s about politica!

Somewhere, di Sofia Coppola. Leone d'Oro per la 67esima edizione della mostra del cinema di Venezia.

Prima di tutto, una premessa. Impopolare ma sincera. Excentrica non ama Tarantino. Non c’è proprio modo. I loro mondi non vanno d’accordo. E’ una questione fisica, un inspiegabile fastidio che l’attraversa in molte scene dei suoi film. Lo stesso che ha provato quando ieri, dal palco del Palazzo del Cinema di Lido, ha enunciato i criteri di premiazione della giuria da lui presieduta, dicendo: “It’s about cinema. Politica? (in italiano) chi se ne frega. L’ultima frase è in realtà una mia traduzione, perché il buon Tarantino vestito da iena ha solo fatto il classico gesto della mano che da sotto il mento si spinge fuori. Brutto gesto il suo. Gesto che accompagna questa pericolosa concezione dell’arte e della politica come mondi separati, dove la bellezza ha un valore estetizzante e sembra perdere radici ben più profonde, etiche, politiche. Non bisogna parlare di politica per fare della politica, qualcuno lo dica al caro Quentin. E qualcuno gli dica che, a dispetto di tutto, anche Somewhere, il film che lui ha premiato tra numerose polemiche, è un film politico.

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(Un)conventional Stallone: la campagna lancio di The Expendables

Difficile definire non convenzionale una campagna così convenzionalmente muscolare come quella per lanciare l’ultima chicca stalloniana, The Expendables (I mercenari), in uscita oggi nelle sale oltreoceano e a breve in quelle italiane.

La declinazione social non si è fatta mancare niente. In un vettore sempre più teso che tenta in ogni modo di annullare la differenza tra contenuti editoriali e ads, lo storytelling di The Expendables lo troviamo su Twitter, Facebook, Foursquare, in un movimentato takeover su Youtube e nell’immancabile viral, un fake fan-trailer che fa appello agli ultimi brandelli di machismo per una “call to arms” a colpi di botteghino contro l’iperglicemico e tutto femminile Eat, Pray, Love (Mangia, Prega, Ama) di Julia Roberts, in uscita lo stesso giorno. Una simulazione UGC che al grido di “riprendiamoci ciò che ci spetta” si conclude con una chiamata all’azione di intenso machismo con tanto di minaccia finale: “Se [The Expendables] perde contro Eat, Pray, Love? Non meriti più di essere un uomo“.

Cercando di non dimenticare la dimensione autoironica (è ironico vero? non ci sono dubbi su questo?), preferirei comunque vedere applicato cotanto mix non convenzionale per la comunicazione di contenuti meno… come dire… convenzionali.

Delle molteplici declinazioni della campagna si è parlato molto su numerosi spazi specialistici. Segnalo Mashable per la presenza in Foursquare, Digital Buzz per il takeover di Youtube, l’italiano Ninja Marketing per il trailer.

Elogio della leggerezza #2: accetta l’incoerenza

La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette.

La celebre scena delle converse nel film di Sofia Coppola Marie Antoinette.

Nel lungo e faticosissimo viaggio verso la leggerezza Excentrica ha messo in valigia questo fotogramma.

Grazie Sofia.

Happy Family: il fascino discreto di una meta narrazione borghese

Marherita Buy in Happy Family

Margherita Buy in Happy Family

… Questo film è dedicato a chi ha paura.

“Ecco. E’ per me”, ha pensato Excentrica alla fine del prologo di Happy Family in un affollatissimo Odeon di via Mascarella a Bologna.
Non dev’essere stata l’unica. Quale essere pensante non ha paura? Certo, lei forse ha un pizzico più paura degli altri: paura degli insetti prima di tutto, paura dei film horror, thriller, persino noir di tanto in tanto, paura di perdere l’autobus, il treno, l’aereo e le occasioni della vita, paura di sbagliare, cadere, anche solo vacillare, paura dei tuffi di testa (ma che bello quando ci riesce!), paura delle meduse e degli arrivi inattesi, paura dei cavi aggrovigliati e della caffettiera troppo piena, paura del buio.
Paura di tutto, ma non dell’amore. Ecco perché, in fondo, tra lei e Ezio, un fantastico De Luigi che scrive e non vive, la differenza è netta.
Ma la scintilla è scattata lo stesso, per un film che taglia e cuce lo storytelling con l’amore che solo un inventore di storie può avere. Senza inganni, senza falsa seduzione, Salvatores ci apre una porta e ce la fa attraversare continuamente: dentro/fuori, fuori/dentro.
Il narrare è anche questo: uscire e entrare in mondi paralleli e connessi, dove realtà e immaginazione si mischiano, dove la metamorfosi è continua e meravigliosa, ma soprattutto è in mano a noi, che come una tessitrice costruiamo di giorno in giorno la trama della nostra vita.

In breve: Sei personaggi in cerca d’autore nella versione tardo moderna di una Milano borghese, estiva e decisamente suggestiva.

Consigliatissimo.

Agnès Varda: il mistero ricorrente

Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962

Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962

“Ci troviamo costantemente di fronte a cose che non comprendiamo. Non capiamo bene neppure noi stessi! Il compito di un artista è affrontare la mancanza di comprensione e i misteri ricorrenti. E credere negli effetti positivi del mistero e della possibilità di comunicare.
Quello artistico è eminentemente un lavoro solitario. Anche se hai un buon cameraman, o un ottimo tecnico del montaggio, o attori eccellenti, nel realizzare una pellicola sei comunque solo. Ho avuto attori fantastici – Sandrine Bonnaire era magnifica in Senza tetto né legge – ma il film, nella sua struttura, il montaggio, dipendevano completamente dalle mie decisioni. Non è questione di “io, io io”. Semplicemente, ciò che condividi con lo spettatore non può passare attraverso più di una persona.

Arte e cinema sono temi individuali. ”

Agnès Varda intervistata da Hans Ulrich Obrist in Interviste, volume 1, Edizioni Charta, Milano, 2003.

I’m here: histoire d’amour per cuori di acciaio

Ecco cosa accade se un brand come Absolut lascia carte blanche a un regista come Spike Jonze.

Piccole cose di valore non quantificabile

Cast: Gianni Ferreri, Fabrizia Sacchi
Regia: Paolo Genovese, Luca Miniero
Sceneggiatura: Gianni Ferreri, Fabrizia Sacchi
Data di uscita: 1999
Durata: 10′

Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l’insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni.

Di serendipità e piccole memorie
Trovare questo delizioso cortometraggio mentre cercavo recensioni di Invertising mi ha ricordato, come spesso accade, la prima volta in cui ho sentito parlare di serendipity del web. Ero seduta su una poltroncina di velluto rosso di una polverosa aula nel buio seminterrato della sede regionale Rai di Firenze. Ne parlava Antonio Sofi – per capire chi è consiglio il suo blog – nelle prime lezioni, le più belle con il senno del poi, del master in multimedia content design.

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