Artribune mi piace. Ecco perché.
Insomma, mi sono tenuta in bozza questo post per un po’ di giorni, giusto il tempo per osservare bene questo nuovo progetto editoriale che porta il nome di Artribune e che – sono sicura – conoscete già. E se lo conoscete già saprete anche che è nato dalle ceneri ancora calde di Exibart, storico magazine che lo scorso marzo ha fatto fuori in un colpo direttore editoriale, direttore responsabile e parte significativa della redazione (leggete qui).
Ora, il caro vecchio Exibart è stato sicuramente per molti un punto fisso per l’informazione sull’arte contemporanea italiana. Un database ricchissimo, un aggiornamento continuo e puntuale, dei buoni servizi di newsletter e alert via mail. Certo non si poteva dire la stessa cosa per il layout e le funzionalità del portale: caotico, inusabile, persino brutto – sì, diciamolo senza remore e senza tanti giri di parole – cosa evidentemente bizzarra per un portale dedicato all’arte visiva.
Non solo. Nonostante prevedesse da tempo la possibilità di iscriversi e creare un profilo utente, non ha mai realmente tentato di sfruttare la leadership indiscussa che aveva creando una seria community di addetti ai lavori (di cui non mi stancherò mai di sottolineare la necessità e l’urgenza). Tutta colpa della sciatteria, quella magica parolina che è da sola sufficiente a descrivere gran parte dei mali italiani.
Non tutti però vengono per nuocere.
E così, mentre Exibart si avvia alla lenta agonia riservata agli sciatti (e chissà se dovremmo aspettarci un restyling tardivo in stile MySpace), un gruppo fresco di idee e molto determinato mette su un ambizioso progetto. E questo progetto mi piace.
Perché?
- Perché anche l’occhio vuole la sua parte (specialmente se si parla di arte)
- Perché presenta rubriche che oltrepassano l’arte visiva e parlano di libri, cinema, design, riconoscendo nello scambio e nella relazione tra arti e discipline la vera essenza della contemporaneità.
- Perché ha un ottimo copywriting e sa mettersi in discussione senza falsa modestia: se vi siete iscritti alle newsletter avrete forse letto questo incipit “La newsletter di Artribune è ancora qualcosa di provvisorio. Nell’attesa che vada a regime prendetela per quel che è: bruttina, ma imprescindibile. E fate abbonare i vostri amici.” Bravi. 1000 punti.
- Perché ha la forza per essere trasparente e scardina il galateo ingessato dell’adsales con un po’ di ironia: ci presenta i propri numeri in una news, e chiede sfacciatamente ai ricchi Big-Spender (galleristi in primis) di pianificare sui loro spazi.
- Perché sono solo all’inizio ma sono agguerriti, grintosi, competenti. E di questi tempi è fenomeno raro.
Bene. Insieme a Linkiesta, di cui avevo parlato qui, è a mio parere il progetto editoriale on web* migliore degli ultimi mesi in Italia. La cultura contemporanea ne aveva bisogno. A questo punto non ci rimane che aiutarli a crescere.
* per la precisione, come Exibart, Artribune ha una versione cartacea che immagino sarà il format per gli approfondimenti. Il numero zero dovrebbe essere distribuito in occasione della Fiera di Roma.







