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	<title>Sull&#039;urgenza della cultura e la necessità di comunicarla. &#187; Voci d&#8217;autore</title>
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	<description>blog personale di Giulia Simi</description>
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		<title>Internet: amico o nemico?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:11:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_966" class="wp-caption alignnone" style="width: 543px"><img class="size-full wp-image-966 " title="detroit_rovine" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/08/detroit_rovine.png" alt="" width="533" height="343" /><p class="wp-caption-text">Anacronismi. Sala concerti abbandonata a Detroit. </p></div>
<p>Poco tempo e troppo caldo. Excentrica si arrende alla ragnatela estiva e cerca la concentrazione attraverso l&#8217;immobilità, la solitudine, la distanza dalla incandescente tastiera. A questo proposito segnala un interessante articolo di <strong>Marco Mancassola</strong>, apparso su <em>Il Manifesto</em> due mesi fa e interamente leggibile sul blog dell&#8217;autore. Le sue parole danno voce agli attacchi di tachicardia, ansia diffusa, nausea da overload informativo che assalgono lei e &#8211; ne è sicura &#8211;  tutti coloro che operano nelle professioni della chiacchierata <em>new economy</em>.<br />
E così, invece di leggere i feed rimasti nel suo <strong>Google Reader</strong>, Excentrica accende la radio e ritrova se stessa in un salutare anacronismo mediatico. Buona lettura.</p>
<p><strong><em>IN FUGA DALLA RETE. GLI AMBIGUI VANTAGGI DELL&#8217;ETERNA PRESENZA</em></strong></p>
<p><em>“C’è da dubitare che uno scrittore con una connessione internet al suo posto di lavoro stia scrivendo un buon libro.” Quando poche settimane fa il quotidiano </em><em>The Guardian</em><em> chiese ad alcuni scrittori di fama internazionale di compilare un decalogo con i loro consigli di scrittura, il romanziere americano Jonathan Franzen inserì nel suo decalogo questa norma a difesa della concentrazione. Qualunque scrittore sa quanto sia strategica la battaglia per la concentrazione e in questa battaglia, semplicemente, la rete sta dalla parte del nemico. La rete è informazione, certo, possibilità di eseguire in breve tempo ricerche, di recuperare dati o anche solo di consultare un dizionario online. Ma la rete è soprattutto distrazione. Finestre di chat che sbocciano sullo schermo come fiori di una pianta carnivora, raffiche di email che interrompono il lavoro. Un problema che non solo gli scrittori conoscono bene</em>.</p>
<p><a href="http://www.marcomancassola.com/marco_mancassola_a_nord/2010/06/in-fuga-dalla-rete-gli-ambigui-vantaggi-delleterna-presenza.html" target="_blank">Continua a leggere sul blog di Marco Mancassola.</a></p>
<p>La foto è tratta dalla raccolta <strong>The ruins of Detroit</strong>, di <a href="http://www.marchandmeffre.com/" target="_blank">Yves Marchand &amp; Romain Meffre</a>.</p>
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		<title>Back to writing</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 13:50:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_840" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-840" title="penone" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/08/penone.jpg" alt="Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente" width="500" height="329" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Penone, Sculture di linfa, MAXXI, collezione permanente</p></div>
<p>E&#8217; il 3 di agosto. La maggior parte dei blog che seguo, per passione, per lavoro, per simpatia, è chiuso per ferie. Le città si svuotano e i lidi si affollano. Il caldo ottenebra le menti e fiacca la scrittura. Ma, se la leggenda vuole che <strong>Fred Vargas</strong> (a proposito, è appena uscita una <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/fred-vargas-baudoin/i-quattro-fiumi/978880619926" target="_blank">graphic novel</a> con Adamsberg protagonista!) abbia scritto i suoi primi romanzi nelle sue tre settimane di vacanza ad agosto, significa che il mese delle cicale può regalare, in sordina e con indolenza estiva, grandi soddisfazioni.</p>
<p>Ed è così che, dopo più di un mese di afasia, riprendo a tenere il mio intermittente, incoerente, rizomatico diario, infarcito di arte, comunicazione, nuove tecnologie e pizzichi di personalissima visione del mondo. Inutile cercare un filo conduttore, non l&#8217;ho trovato neanch&#8217;io, né tra i pixel né tra gli atomi. Colpa mia o colpa della nebbia dei tempi, ma tant&#8217;è.</p>
<p>Che cosa ho fatto in questo mese di assenza? Molto, forse moltissimo, ma se devo compiere un unico prelievo e trascriverlo qui, sarà l&#8217;esperienza tattile e visiva della sala dedicata a <strong>Penone</strong> e alle sue <em>Sculture di Linfa</em>, parte della collezione permanente del <strong>MAXXI</strong> di Roma. Lei, da sola, vale la visita e la mia sparizione.</p>
<p>&#8220;Lo strumento del toccare sono le mani, l&#8217;epidermide delle mani. I centri sensori del nostro corpo sono soprattutto sulla superficie, non all&#8217;interno. Il nostro corpo è fatto di parti molli e parti dure. La scatola cranica si adatta alla forma che protegge. L&#8217;osso del cranio è materia plastica per il cervello che lo costruisce, lo adatta alla sua forma. Il cervello aderisce al cranio, sul quale registra le sue pulsioni ma non è in grado di leggere la superficie che tocca. Per capire e avere coscienza della forma della superficie interna al cranio occorre toccarla con le mani, vederla con gli occhi.&#8221;</p>
<p>Le parole di Giuseppe Penone sono tratte dal testo di Georges Didi-Huberman, <em>Su Penone</em>, Electa &#8211; Pesci Rossi, 2008.</p>
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		<title>Frammenti modernisti: Rothko</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 07:35:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">
<div id="attachment_774" class="wp-caption alignnone" style="width: 470px"><img class="size-full wp-image-774" title="rothko1" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/05/rothko1.jpg" alt="Mark Rothko. " width="460" height="316" /><p class="wp-caption-text">Mark Rothko. </p></div>
</div>
<p>Durante una conferenza tenuta al <strong>Pratt Institute di Brooklyn</strong> nel <strong>1958</strong>, Rothko elenca gli imprescindibili della pittura.<br />
Siamo andati oltre?</p>
<p><strong>&#8220;</strong>Una chiara consapevolezza della <strong>morte</strong>. Tutta l&#8217;arte è in rapporto con la morte.<br />
<strong>Sensualità</strong>. Indispensabile per rappresentare il mondo concreto.<br />
<strong>Tensione</strong>, ossia conflitti o desideri che nell&#8217;arte sono dominati nel momento stesso in cui si manifestano.<br />
<strong>Ironia</strong>, un ingrediente moderno (i greci non ne avevano bisogno). Una forma di cancellazione di sé, e al tempo stesso di autoanalisi, con cui l&#8217;uomo può, almeno per un istante, sfuggire al proprio destino.<br />
Arguzia, <strong>umorismo</strong>.<br />
Qualche grammo di <strong>effimero</strong> e qualche grammo di <strong>casuale</strong>.<br />
Un dieci per cento di <strong>speranza</strong>&#8230;Solo se ne avete bisogno; i greci non ne avevano.</p>
<p>Dipingo quadri di grandi dimensioni perché desidero creare una situazione di <strong>intimità</strong>. Un quadro di grandi dimensioni provoca una transazione immediata che ingloba l&#8217;osservatore al suo interno. <strong>&#8220;</strong></p>
<p>La citazione è tratta dal testo di Alessandra Salvini (a cura di) <em>Mark Rothko &#8211; Scritti</em>, Abscondita, Milano, 2002.</p>
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		<title>Agnès Varda: il mistero ricorrente</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:59:25 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_608" class="wp-caption alignnone" style="width: 658px"><img class="size-full wp-image-608" title="varda_cleo" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/03/varda_cleo.png" alt="Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962" width="648" height="393" /><p class="wp-caption-text">Fotogramma da Cléo de 5 à 7, Agnès Varda 1962</p></div>
<p>&#8220;Ci troviamo costantemente di fronte a cose che non comprendiamo. Non capiamo bene neppure noi stessi! Il compito di un artista è affrontare la mancanza di comprensione e i misteri ricorrenti. E credere negli effetti positivi del <strong>mistero</strong> e della possibilità di <strong>comunicare</strong>.<br />
Quello artistico è eminentemente un lavoro <strong>solitario</strong>. Anche se hai un buon cameraman, o un ottimo tecnico del montaggio, o attori eccellenti, nel realizzare una pellicola sei comunque solo. Ho avuto attori fantastici &#8211; Sandrine Bonnaire era magnifica in <em>Senza tetto né legge</em> &#8211; ma il film, nella sua struttura, il montaggio, dipendevano completamente dalle mie decisioni. Non è questione di &#8220;io, io io&#8221;. Semplicemente, ciò che condividi con lo spettatore <strong>non può passare attraverso più di una persona</strong>.</p>
<p>Arte e cinema sono temi <strong>individuali</strong>. &#8221;</p>
<p>Agnès Varda intervistata da Hans Ulrich Obrist in <em><strong>Interviste</strong></em>, volume 1, Edizioni Charta, Milano, 2003.</p>
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		<title>Mona Hatoum: con gli occhi di Alice</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 08:17:20 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_524" class="wp-caption alignnone" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-524" title="greater_divide1" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/02/greater_divide1.jpg" alt="Mona Hatoum. Greater Divide (2002)" width="550" height="439" /><p class="wp-caption-text">Mona Hatoum. Greater Divide (2002)</p></div>
<p>Bisogna essere nel paese delle meraviglie per meravigliarsi. E bisogna meravigliarsi perché le cose possano cambiare.</p>
<p>Afferma <strong>Chiara Bertola</strong>, a proposito delle sculture giganti di utensili da cucina dell&#8217;artista palestinese <strong>Mona Hatoum</strong>: <em>&#8220;preferisco vederli con gli occhi di Alice nel paese delle meraviglie, che come l&#8217;artista sa usare uno strumento sottile ed efficace come l&#8217;ironia: uno strumento seduttivo che posto all&#8217;origine potenzia la comunicazione. Preferisco vedere il lato visionario e leggere lo stupore dell&#8217;artista, ogni volta che incontra un oggetto da cucina, come quello di una donna nomade, instabile, poco domestica e contemporanea, che in cucina non riconosce più né cose né funzioni.&#8221;</em><br />
<span style="font-style: normal;"><br />
<span id="more-525"></span> <span style="font-style: normal;">Qualche giorno fa un&#8217;amica mi ha raccontato che nel suo dialetto, quello di un piccolo centro del <strong>Polesine</strong>, le donne della generazione di sua nonna usavano indicare le prime mestruazioni con l&#8217;espressione <em>&#8220;quand ch&#8217;a t&#8217; salti sul sciaro&#8221; </em>ovvero <em>&#8220;quando hai l&#8217;età per poter lavare i piatti&#8221;. </em></span> Un&#8217;espressione familiare, colloquiale, radicata nel linguaggio comune di quel territorio fino a poco tempo fa che adesso ci sembra estranea, ridicola, quasi surreale, da ingoiare con una risata.<br />
Eppure ne sentiamo la fitta, come una vecchia cicatrice quando cambia il tempo. E&#8217; una <strong>&#8220;estraneità familiare&#8221;</strong>, un rimosso che torna, una grattugia gigante a forma di paravento. E gli occhi di Alice ci servono ancora&#8230; </span></p>
<p><span style="font-style: normal;">Per chi vuole approfondire: <em><strong>Mona Hatoum, Interior Landscape</strong></em>, a cura di Chiara Bertola, Edizioni  Charta, Milano, 2009.</span></p>
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		<title>Cildo Meireles #2: guardare attraverso</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 23:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Atravès è un territorio di tanti NO e di un grande SI. Labirinto di proibizioni e interdizioni lungo ...<a href="http://www.excentrica.it/cildo-meireles-2-guardare-attraverso" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_455" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-455" title="cildo-atraves" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/02/cildo-atraves.jpg" alt="Cildo Mereiles. Atravès. 1983-9" width="500" height="339" /><p class="wp-caption-text">Cildo Mereiles. Atravès. 1983-9</p></div>
<p><em><strong>Atravès</strong> è un territorio di tanti NO e di un grande SI. Labirinto di proibizioni e interdizioni lungo un pavimento dove i vetri rotti creano questa continua metafora del guardare attraverso.</em></p>
<p><em>L&#8217;opera permette allo sguardo di circolare nonostante le restrizioni del corpo. Una sinestesia&#8230; Intendo, è esattamente quando cominci a sentire i vetri rotti che cominci a vedere, a capire questo passare attraverso. </em></p>
<p>Tratto da <strong>Cildo Mereiles</strong>, catalogo della mostra omonima, <strong>Tate Modern</strong>, 14  ottobre 2008 &#8211; 11 gennaio 2009, a cura di Guy Brett.</p>
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		<title>Cildo Meireles: instantly seductive</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 08:18:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[For me the art object must be, despite everything else, instantly seductive. &#8220;Credo che l&#8217;economia sia un&#8217;illusione che ...<a href="http://www.excentrica.it/cildo-meireles-instantly-seductive" class="read-more">Continue Reading</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>For me the art object must be, despite everything else, instantly seductive. </em></p>
<div id="attachment_422" class="wp-caption alignnone" style="width: 737px"><img class="size-full wp-image-422" title="red_shift_tate_modern" src="http://www.excentrica.it/main/wp-content/uploads/2010/01/red_shift_tate_modern.jpg" alt="Red Shift. Via Tate Modern" width="727" height="190" /><p class="wp-caption-text">Red Shift. Via Tate Modern</p></div>
<p>&#8220;Credo che l&#8217;economia sia un&#8217;illusione che è durata troppo; presto ci troveremo di fronte a una serie problemi che sono molto più cruciali dell&#8217;idea astratta del valore del denaro. Penso che stiamo finendo dritti nella stessa situazione di Mida.&#8221;</p>
<p>Cildo Meireles, intervistato da Hans Ulrich Obrist in <strong><em>Interviste, Volume 1</em></strong>. Charta Edizioni.</p>
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