Caro Babbo Natale, portaci una pala. Dobbiamo scavare una buca nel giardino delle Great Expectations!
Posted on 21 dicembre 2011
Ed eccoci qua, negli ultimi giorni di questo lungo 2011, con propositi traditi e sassolini di vita a pesare nelle tasche del cappotto. Ma non tutti i sassolini sono uguali, ce n’è uno che pesa di più. Lo estraggo, per vedere se magari mi alleggerisco un po’.
Berlusconi alla fine è stato abbattuto dallo spread. Ah, se qualcuno mi avesse detto questo mentre 17 anni fa cercavo di decifrare i primi spot di una sconosciuta Forza Italia!
E non parlo certo dell’ormai celebre discesa in campo. Penso piuttosto a qualche mese prima, quando giravano tra le reti Mediaset degli interstiziali con le inquadrature delle principali città italiane a volo d’uccello, la musica dello storico Intervallo in sottofondo e il logo Forza Italia alla fine (li ho cercati e ricercati inutilmente su YT, se qualcuno li trova e me li segnala verrà ringraziato sentitamente). Quelli che io scambiavo come spot per qualche manifestazione calcistica internazionale – mondiali, europei? – salvo chiedermi perché farli con così largo anticipo. Ma in fondo chi se ne frega, è solo pubblicità, tra una puntata dei Robinson e una di Casa Keaton. Ecco, se qualcuno in quel momento mi avesse detto che un giorno Berlusconi sarebbe stato abbattuto dallo spread, credo gli avrei risposto prima di tutto Cos’è lo spread? E subito dopo Beh, è così importante? Al massimo rinuncerò ai telefilm.
Avevo 14 anni, iniziava la mia vera formazione, quella per la costruzione di un futuro dalle magnifiche sorti e progressive, quella a cui avrei dedicato per più di 10 anni ogni microfibra del mio corpo, ogni neurone della mia mente, senza sosta, senza concessioni, senza compromessi. Tutta te stessa, questo vuol dire.
Perché questo significa sognare no? Immaginare un futuro, per te e per la tua comunità. E dopo averlo immaginato, prendere carta, penna, forbici colla e tutto il necessario per renderlo tangibile, visibile, abitabile. Una casa in cui poter vivere.
E’ un lavoro lungo e non bisogna mollare, non bisogna stancarsi, non bisogna rallentare. Qualcuno ci aveva detto che la nostra carta, la nostra colla e le nostre forbici sarebbero stati i libri. Studia studia che il sogno si avvera. E allora studiamo, studiamo a tutte le ore del giorno, studiamo anche fino alle 4 di notte, nel buio di una cucina con l’aroma di caffè. Studiamo all’alba, ancora sotto le coperte e gli occhi abbottonati, studiamo l’estate rinunciando spesso al sapore del mare, studiamo perché di quello sarà fatta la nostra casa, una casa libera, una casa giusta, una casa piena di bellezza. Nel frattempo improbabili personaggi riempiono le nostre televisioni, i nostri giornali, le nostre librerie, le nostre piazze. Anche loro parlano di case e di libertà, parlano di amore e di giustizia, persino di bellezza. Sembrano le nostre parole, ma qualcosa non quadra. Suonano vuote dentro i loro sorrisi incravattati, dentro le loro labbra gonfiate, i loro occhi spenti. Eppure non riusciamo ad aprirle per mostrarne il contenuto, non riusciamo a distinguerle dalle nostre, ogni giorno più piccole, più opache, più sottili, alla fine indecifrabili. Non bastano collettivi, manifestazioni, documenti, proteste più o meno creative. Tantomeno basta il nostro voto, giunta ormai l’età dell’affidamento alla rappresentanza, altrimenti detta maggiore età.
Passano così 17 anni. La carta è ingiallita, la colla seccata e le forbici arrugginite. Compaiono i primi capelli bianchi, la cellulite, l’emicrania e l’insonnia, e noi non abbiamo più strumenti per costruire la nostra casa, né forse parole per dirla. Qualcuno nel frattempo sostituisce libertà, amore, giustizia e bellezza con rigore, sobrietà, sacrifici. Queste parole ci piacciono di più, suonano meno vuote, ci sembra che aprendole troveremo forse una polpa da mangiare. La polpa è quella del denaro che un giorno (così ci dicono) verrà, barattato però con il sogno di oggi. D’altra parte di quel sogno è rimasto così poco che non ci sembra così irrinunciabile. Io però ne stacco una briciola e la tengo per me, chissà che un giorno non diventi un albero. Spero lo facciate anche voi.
Caro Babbo Natale, portaci una pala per scavare una buca e sotterrare il nostro brandello di sogno nel giardino delle Great Expectations.
Molto bello il tuo scritto.
A proposito di “pale” mi permetto di proporne una “free of charge”, sperando che possa risparmirci un bel pò di fatica, visto che la buca da fare temo abbia necessità di essere molto profonda.
http://www.youtube.com/watch?v=4saUdrlDAec
Scusa se rispondo solo adesso Francesco. Grazie per il tuo commento e per la pala “free of charge”.