QR Code mini-packaging in Giappone.

Bologna: se bastasse solo un codice a barre a rianimare la comunicazione culturale

Posted on 21 aprile 2011

Non voglio fare la solita guastafeste quindi prima di gettare acqua acida su aiuole fiorite dirò questo:

Evviva! Da oggi è possibile girare dotati di smartphone dentro alcuni musei civici della città di Bologna e ricevere informazioni aggiuntive sulle opere esposte semplicemente fotografando strani labirinti pixelati altrimenti detti QR Code (sì, in Giappone lo fanno da almeno 5 anni. E allora? Ognuno ha i suoi tempi no?)

Bene. L’idea è di per sé lodevole, sempre che il QR Code sia nitido e ben esposto e che non provochi isterismi da frustrazione informatica come spesso ho provato tentando di utilizzare quelli stampati su leaflet, cartoline e riviste ormai abbagliate da questa rara occasione di link crossmediale.
Certo che… Siamo sicuri che ascoltare una voce automatica in stile messaggi Trenitalia che ti sciorina nomi, date e informazioni tecniche sia veramente fare engagement culturale? (Guardate il video e giudicate voi). Siamo sicuri che sia questo il modo di rendere vivo il passato, attivare connessioni, liberare l’immaginazione? Siamo sicuri che un quadratino bianco e nero e uno smartphone siano sufficienti a rendere la visita museale un’esperienza, se non appassionante, almeno piacevole? Non stiamo forse creando semplici sonniferi culturali ad alto tasso digitale?

La tecnologia è uno strumento e non un fine. Proviamo a scriverlo come incipit dei prossimi piani di marketing culturale.

Propositi: farsi un giro al museo archeologico, provare il QR Code e postare un nuovo articolo per smentire quanto appena scritto. Sarà la mia gita pasquale. F. non vedrà l’ora. 

What Others Are Saying

  1. Mackley 26 aprile 2011 at 12:02

    beh, questo tipo di tecnologia, dato che il dispositivo lo metti tu (il tuo smartphone) consentirà ai musei con meno budget di dotarsi di “pseudo-audio guide” !

  2. excentrica 27 aprile 2011 at 00:20

    Ciao Mackley, grazie per il commento. Quello che dici è vero. Ma se le audioguide devono essere dei lettori automatici che snocciolano nomi e date… siamo sicuri che abbiano un senso? Visto che non è comunque un’operazione a costo zero, forse varrebbe la pena valutarne gli effettivi benefici in termini di coinvolgimento. Se hanno poco budget meglio forse trattenerlo per altri tipi di attività. Dubito peraltro che l’intera operazione QrCode sia costata così poco…

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