Anacronismi: le immagini dei minatori del Cile dentro le nostre TV LED
Posted on 30 agosto 2010

Minatori di Bagnada, inizio novecento. Immagine d'archivio dell'Eco Museo Minerario.
Quando ieri ho visto per la prima volta le immagini dei minatori intrappolati nella miniera di San Josè, in Cile, il mio cervello si è trasformato in una pallina da Flipper sputando fuori una serie di parole chiave inafferrabili: ottocento, reality, ingiustizia, web 2.0, indecenza, social, pieno, collettività, LED.
Se dovessi difficilmente comporle in un discorso di senso compiuto questo suonerebbe pressappoco così:
Difficile digerire come nel mondo del web 2.0, degli smartphone, della social advertising, dei tweets e dei check-in su Foursquare (pensa che emozione diventare Sindaco di una miniera!) possano circolare immagini del genere. Sembra che nulla sia cambiato dai minatori della fine dell’ottocento, quelli cantati nelle vecchie canzoni popolari (e vi consiglio di ascoltare Miniera nella struggente versione di Gianmaria Testa), tranne il fatto che adesso c’è qualcuno che può guardare i loro corpi, magari nella cornice piatta di una TV LED, inghiottiti tra le dichiarazioni di Bocchino e l’ennesima bravata in auto di un viziato Balotelli. Indecenze 2.0. Ingiustizie social(i) e strani anacronismi.
E dove li mettiamo i reality con vip in dieta libera piagnucolanti o isterici del prime time autunnale? Nel bell’articolo pubblicato recentemente sul Corriere della Sera, Erri de Luca individua la chiave individualismo/collettività, quella che differenzia la lotta contro una nomination da quella contro la morte. Io aggiungo pieno/vuoto, perché nel vedere le immagini dei volti sorridenti di questi uomini intrappolati sottoterra e in lotta per la sopravvivenza ho pensato a quanto fossero cariche, piene, potenti e a quanto apparisse evidente l’inconsistenza e lo squallore di corpi bidimensionali chiusi in case dorate o isole esotiche.
Ma possiamo accontentarci dell’autoevidenza?
Note: non sono riuscita, per una sorta di pudore che non so spiegare in modo razionale, a pubblicare le immagini di cui parlo in questo post. Le trovo troppo intime. Mi sembra di sbirciare in una comunicazione dove io non rappresento né il mittente, né il destinatario.
Ho preferito così pubblicare questa immagine di archivio, parte della collezione dell’Ecomuseo Minerario della Bagnada, che ritrae alcuni operai in posa. Strane sospensioni temporali…
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