-
Play: la video arte passa da Youtube

Youtube Play
Guggenheim e Youtube insieme per lanciare una selezione per giovani artisti video.
Con un canale dedicato, youtube play, la multinazionale dell’arte contemporanea (a questo proposito non riesco a trattenermi e consiglio la lettura dell’esilarante Museo SPA) e la piattaforma social che in pochi anni è diventata punto di riferimento assoluto nell’accesso alle immagini in video, lanciano un’iniziativa crossmedia e globale alla scoperta di giovani talenti.Il 21 ottobre prossimo, una giuria di artisti annuncerà i vincitori in una presentazione dislocata in tutte le sedi Guggenheim: New York, Berlino, Venezia, Bilbao. L’esposizione però sarà visibile solo per chi si trova nella grande mela, o per chi si collega al canale youtube.
Se qualcuno è interessato, c’è tempo fino al 31 luglio.
-
Christian Boltanski e il suo archivio di cuori all’Hangar Bicocca

L' Hangar Bicocca prima della costruzione dell'opera I palazzi cieli celesti di Kiefer.
Eccolo. Lo aspetto da mesi e adesso ci siamo. L’Hangar Bicocca, enorme e affascinante spazio strappato alla morte industriale per una rinascita nell’arte contemporanea, riapre dopo una lunga chiusura al pubblico. Sotto la nuova direzione artistica di Chiara Bertola e con un approccio al networking che coinvolge il Grand Palais di Parigi e l’Armory di New York per la pianificazione di grandi mostre itineranti, ci regalerà da venerdì 25 giugno l’esposizione Personnes, di Christian Boltanski.
Già esposta a Parigi, l’installazione di dimensioni monumentali, in sintonia con quella permanente di Kiefer già presente all’Hangar, consiste in un cumulo di tonnellate di vestiti che vengono sparsi casualmente nello spazio espositivo da una gru. In contemporanea, diffuso per tutto lo spazio della navata, l’audio assordante dei 30000 battiti cardiaci raccolti dall’artista per il suo progetto di risonanza collettiva “les archives du coeur”.
Se le vostre menti sono volate verso il ben più moderato e ironico cumulo di stracci di un Pistoletto anni d’oro, riportatele a terra. Nella versione “post” di Boltanski, quella di tempi in piena celebrazione funebre di una modernità che fu, il pianto e il dolore soffocano l’ironia e gli straniamenti linguistici recuperando forse - ma devo assistere per darne giudizio - una dimensione epica e spirituale spesso rifiutata dalle avanguardie del secolo breve. La dimensione, appunto, di un grande funerale collettivo per un’umanità che se ne va.Ecco: i to do dell’arte contemporanea si allungano - il MAXXI chiede ancora vendetta - mentre excentrica si addormenta sul divano alle 22.30 sognando pagine non lette dei suoi 12 libri in lista per essere svegliata poi dal senso di colpa nascosto nei fondi del caffè mattutino.
Buona giornata ai miei “cari 25 lettori”.
-
World Cup for geeks: sul Guardian un’interessante data visualization app

Twitter data visualization applicato ai mondiali di calcio da parte del Guardian
Se anche voi cercate motivi, per così dire, “laterali” per appassionarvi ai mondiali di calcio (ecco i miei: la distesa di birre sul tavolo a casa di amici, il mai sperato svuotamento del treno per tornare a casa la domenica, tre monete seppellite sotto il risultato di improbabili partite che crescono come nell’albero di Pinocchio) questa applicazione del Guardian potrebbe aggiungersi al vostro elenco (o forse solo a quello dei geek).
Scoperta grazie all’immancabile F, il World Cup 2010 Twitter Replay è un interessante modello di visualizzazione dati real time basato sull’ormai imprescindibile semantic web. Altrimenti detto: come vedere un replay di ogni match dei mondiali attraverso i termini più popolari pubblicati dagli utenti su Twitter. Fondamentale il processo temporale che misura crescendo, diminuendo e picchi di entusiasmo. Insomma, una visualizzazione melodico-visiva di dati, limitata soltanto dall’essere english-based (aggiungo solo che il limite è comune alla gran parte delle applicazioni di semantic web, con ovvie e inquietanti minacce che incombono sull’analogica e immisurabile ricchezza del linguaggio umano).
In ogni caso, per chi è interessato alle sfide tecnico-visuali-informative del progetto consiglio il bel post pubblicato sul blog Inside Guardian.
-
Arte e comunicazione: Magritte a due facce

Magritte: la voix du sang e Exciting Perfumes by Mem.
Non c’è niente di meglio di queste due immagini di Magritte, il famoso dipinto La voix du sang e la precedente pubblicità dei profumi Mem, per capire il rapporto che intercorre tra arte e comunicazione.
La prima definizione che mi viene in mente è che la comunicazione è arte sottovuoto.
-
Google contro Facebook: la lotta al real time ci seppellirà

L'opera in filo di seta di Jens Risch nella mostra As Soon As Possibile. L'accelerazione nella società contemporanea. Strozzina.
Sarete stati inondati anche voi, come me, dalle due news che hanno dominato il lato geek del web negli ultimi due giorni: Mashable che annuncia il superamento dei social network sui motori di ricerca in UK e Google che da parte sua annuncia l’agognata uscita di Caffeine: nuovo sistema di indicizzazione che garantisce ricerche più mirate e soprattutto più veloci, con risultati a prova di real time.
Adesso la domanda è d’obbligo: da dove siete arrivati a queste news? Qual è stata - per usare un’espressione di Analytics - l’origine dell’accesso? Se, come penso, molti di voi risponderanno Facebook o Twitter, l’avanzata è chiara: i social guidano la diffusione dei contenuti e invadono così il tranquillo salotto del search. Come andrà a finire?
-
Frammenti modernisti: Rothko

Mark Rothko.
Durante una conferenza tenuta al Pratt Institute di Brooklyn nel 1958, Rothko elenca gli imprescindibili della pittura.
Siamo andati oltre?“Una chiara consapevolezza della morte. Tutta l’arte è in rapporto con la morte.
Sensualità. Indispensabile per rappresentare il mondo concreto.
Tensione, ossia conflitti o desideri che nell’arte sono dominati nel momento stesso in cui si manifestano.
Ironia, un ingrediente moderno (i greci non ne avevano bisogno). Una forma di cancellazione di sé, e al tempo stesso di autoanalisi, con cui l’uomo può, almeno per un istante, sfuggire al proprio destino.
Arguzia, umorismo.
Qualche grammo di effimero e qualche grammo di casuale.
Un dieci per cento di speranza…Solo se ne avete bisogno; i greci non ne avevano.Dipingo quadri di grandi dimensioni perché desidero creare una situazione di intimità. Un quadro di grandi dimensioni provoca una transazione immediata che ingloba l’osservatore al suo interno. “
La citazione è tratta dal testo di Alessandra Salvini (a cura di) Mark Rothko - Scritti, Abscondita, Milano, 2002.
-
Sinestesia della memoria: quando il museo diventa esperienza

Nuovi concept museali al festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia
A saperlo! Non avrei mai immaginato bastasse spostarsi a Reggio Emilia per trovare un concept museale innovativo, originale, intrigante, leggermente provocatorio, decisamente contemporaneo.
All’opening/happening di sabato 8 maggio a mezzanotte - L’amore ci dividerà: prove generali di un museo - di fronte a Palazzo San Francesco c’era un’intera città: giovani, giovanissimi, maturi, anziani, eleganti, casual, tiratissimi, alternativi. La molteplicità e la moltitudine di una città che resta sveglia per un’occasione che vale (e non è un casting del Grande Fratello).
Noi siamo fortunati e arriviamo a mezzanotte in punto, quando la fila è ancora accettabile.
Come nelle fiabe, i cancelli si aprono. Saliamo a passo di lumaca le scale in cemento di un palazzo in totale rifacimento. Le rampe sono tante. Il tempo di far crescere la curiosità e l’aspettativa : è già esperienza.Poi arriviamo. Musica e luce ci avvolgono e le teche ci incuriosiscono. Sono quelle da reperti archeologici e naturalistici, ma dentro gli oggetti non sono quelli che ti aspetti: una miscellanea eclettica e post-moderna che comprende polpi in naftalina e fotografie d’arte contemporanea.
Proseguiamo tra corridoi, nicchie laterali, spazi aperti e vicoli ciechi. Troviamo dipinti crepuscolari, fotografie digitali, un Ligabue, sculture, immagini d’archivio, la ricostruzione di un salotto anni ‘70 e un’arca di Noè: decine di animali imbalsamati che spuntano tra le teche e i corridoi di questo museo che verrà.

