La storia dell’arte è un bene comune? Condividiamola con la folksonomy!

Scopro Your Paintings Tagger, splendido progetto britannico di ipertestualità condivisa applicata alle immagini, navigando nella sezione “collection” del sito web della Tate.
L’invito “help to tag the nation’s paintings” mi incuriosisce e clicco. Approdo così  in uno spazio dedicato alla costruzione comune e condivisa di un database iconografico basato sui dipinti appartenenti alle collezioni pubbliche britanniche, in grado di garantire presto complesse ricerche incrociate, itinerari tematici e – forse – persino stilistici.
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Metropolitan + Google Goggles: altro che QR Code

Chi mi conosce lo sa, io e i QR Code non andiamo d’accordo. Per questo ho particolarmente apprezzato la partnership stretta tra il Metropolitan Museum di New York e Google Goggles – il video qui sopra mi sembra un ottimo modo per comuncarla –  che prevede la possibilità di raggiungere immediatamente le schede analitiche dell’intera collezione del museo dal proprio cellulare. Per chi non conosce l’app mi spiego meglio.
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Caro Babbo Natale, portaci una pala. Dobbiamo scavare una buca nel giardino delle Great Expectations!

Ed eccoci qua, negli ultimi giorni di questo lungo 2011, con propositi traditi e sassolini di vita a pesare nelle tasche del cappotto. Ma non tutti i sassolini sono uguali, ce n’è uno che pesa di più. Lo estraggo, per vedere se magari mi alleggerisco un po’.

Berlusconi alla fine è stato abbattuto dallo spread. Ah, se qualcuno mi avesse detto questo  mentre  17 anni fa cercavo di decifrare i primi spot di una sconosciuta Forza Italia!
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L’aura è morta. Viva l’aura! Carlo Zanni e i nuovi scenari dell’arte net-based

Mi rendo conto che parlo sempre molto di editoria e poco di arte. Strano, per una che in realtà dovrebbe occuparsi principalmente di arte contemporanea. D’altra parte, con rare e piacevoli eccezioni di cui a volte riesco a dar conto qui, il sistema arte sembra ben più lento rispetto a quello editoriale nella ricezione di nuove possibilità offerte dal terremoto digitale. Potremmo discutere giorni sul perché questo avvenga – le regole che muovono il mercato dell’arte, sia museale che galleristico, sono decisamente diverse da quelle del mercato editoriale – ma intanto vale la pena soffermarci su progetti innovativi che immaginano nuovi scenari possibili.

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Il libretto rosa di Finzioni: siamo tutti creativi

Per scegliere il post (bi)settimanale con cui aggiornare questo bistrattato blog questa volta ho penato molto. Sul podio dei top 3 comparivano anche: la bella campagna digitale organizzata da BAM! per la prossima pedonalizzazione del centro storico bolognese (TDays) e l’iniziativa Sciarà, ideata dall’emag Doppiozero e tradotta in atomi nelle piazze dell’appena concluso Festival della Letteratura di Mantova.

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To look and look and look, and then to look again, because nothing replaces looking . . . to be with art.

[René d'Harnoncourt, che ha diretto il MOMA dal 1949 al 1967]

Back to school: Isbn Edizioni e la campagna di Buon Compleanno Malcolm

Ricomincio così, con un post pieno di speranza per la cultura e l’imprenditoria under 40, di cui questo paese avrebbe bisogno più di qualunque stramiliardaria manovra. Di quella generazione si è detto di tutto: è viziata, vive di rendita, non legge, guarda troppa TV, sta solo su Facebook, non sa più scrivere, è drogata di videogame, è priva di iniziativa, manca di indipendenza, ma soprattutto: non è quella di una volta.

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